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Art. 1707 codice civile: Creditori del mandatario

I creditori del mandatario non possono far valere le loro ragioni sui beni che, in esecuzione del mandato, il mandatario ha acquistati in nome proprio, purché, trattandosi di beni mobili o di crediti, il mandato risulti da scrittura avente data certa anteriore al pignoramento, ovvero, trattandosi di beni immobili o di beni mobili iscritti in pubblici registri, sia anteriore al pignoramento la trascrizione dell’atto di ritrasferimento o della domanda giudiziale diretta a conseguirlo.


Commento

Pignoramento: atto con cui ha inizio l’espropriazione forzata e consiste in un’ingiunzione (ordine) che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla generica garanzia del credito i beni che vi si assoggettano e i frutti di essi.

 

Domanda giudiziale: atto con cui una parte, affermando l’esistenza di una situazione e di una norma che la tutela, dichiara di volere l’attuazione di tale norma ed invoca l’intervento del giudice.

 

 


Giurisprudenza annotata

Fallimento

È inammissibile il ricorso straordinario per Cassazione avverso il decreto emesso dal tribunale in sede di reclamo del provvedimento con il quale il giudice delegato aveva impedito al commissario liquidatore l'espletamento dei poteri restitutori attribuitigli dalla Consob a seguito della cessazione dell'attività dell'agente di cambio, prima che questi venisse dichiarato fallito.

Cassazione civile sez. I  10 luglio 2002 n. 10018  

 

Nella società fiduciaria, i fiducianti - dotati di una tutela di carattere reale azionabile in via diretta ed immediata nei confronti di ogni consociato - vanno identificati come gli effettivi proprietari dei beni da loro affidati alla società ed a questa strumentalmente intestati; il mandato dei fiducianti ad investire il danaro, anche quando rimetta alla discrezione professionale della società fiduciaria l'opzione tra le diverse ipotesi di investimento considerate nel mandato, è diretto a costituire patrimoni separati da quello della società stessa ed intangibili dai creditori di quest'ultima. Ne consegue che l'eventuale "mala gestio" dei beni dei fiducianti, da parte degli amministratori e dei sindaci della società, non comporta lesione all'integrità del patrimonio sociale, sicché i commissari liquidatori sono privi di legittimazione ad agire per far valere la responsabilità degli amministratori e dei sindaci nei confronti non della generalità dei creditori (per avere compromesso la funzione di generica garanzia del patrimonio sociale, ledendone l'integrità), bensì dei fiducianti, ai quali soltanto (come ai terzi danneggiati) spetta la legittimazione in ordine all'azione individuale di cui all'art. 2395 c.c.

Cassazione civile sez. I  21 maggio 1999 n. 4943  

 

È inammissibile, per difetto del presupposto c.d. oggettivo per l'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare, la domanda proposta ai sensi del comma 2 art. 67 l. fall. per la dichiarazione di inefficacia dell'atto di restituzione effettuato da una società di intermediazione mobiliare ad un proprio cliente a seguito di richiesta di disinvestimento da parte dello stesso, trattandosi di un atto costituente non un "pagamento" ma adempimento di un obbligo di restituzione a fondamento reale di cosa appartenente a terzi, e come tale non rientrante nell'oggetto del diritto di garanzia generica ex art. 2740 c.c. che la procedura concorsuale è destinata a realizzare.

Tribunale Firenze  03 febbraio 1999

 

Va accolta la domanda di rivendica o di restituzione proposta dai fiducianti in sede di liquidazione coatta amministrativa di una società fiduciaria, avente ad oggetto i titoli azionari acquistati dalla fiduciaria per conto dei fiducianti, indipendentemente dal fatto che: a) i titoli non siano intestati singolarmente e nominativamente, ma siano raggruppati in un unico certificato azionario rappresentativo di tutti i titoli appartenenti ai fiducianti; b) le risultanze contabili della fiduciaria e la documentazione presso la banca agente ovvero l'istituto di credito depositario non permettano di ricollegare i titoli azionati ai singoli fiducianti; c) gli amministratori della fiduciaria abbiano compiuto indebite commistioni fra i conti d'ordine intestati ai fiducianti.

Cassazione civile sez. I  14 ottobre 1997 n. 10031  

 

L'azione di rivendica fallimentare secondo l'art. 103 l. fall. spetta anche quando l'oggetto siano beni fungibili non individuati, ma confusi, purché l'affidamento risulti da scrittura privata avente data certa ai sensi dell'art. 1707 c.c. ed i diritti sulle quantità di chi agisce risultino dai conti d'ordine del debitore rubricati come di "amministrazione fiduciaria" (nella specie, il debitore è una società fiduciaria assoggettata alla procedura di liquidazione coatta amministrativa prima dell'entrata in vigore della l. 2 gennaio 1991 n. 1, senza possibilità perciò di applicazione della disciplina speciale)

Cassazione civile sez. I  14 ottobre 1997 n. 10031  

 

Il procedimento per la rivindica, restituzione e separazione dei beni mobili dall'attivo concorsuale, ai sensi dell'art. 103 l. fall. non è applicabile a "quote parti" di titoli, essendo previsto esclusivamente per le cose mobili determinate, non fungibili. Suddetto procedimento non è altresì applicabile a quei titoli che non siano individuati con il numero del certificato, unico elemento (oltre l'intestazione cartolare) atto ad assicurare la specificazione in capo al soggetto che agisce in rivindica.

Tribunale Torino  28 febbraio 1991

 

 

Mandato e rappresentanza

La prestazione di un mandatario pur non potendo consistere in una attività meramente materiale, tecnica o manuale, non deve necessariamente consistere in sole dichiarazioni di volontà negoziale ben potendo comprendere un'attività volitiva in genere dell'agente, svolta autonomamente per conto altrui. Il mandatario può svolgere attività complementari necessarie che caratterizzano il contratto di mandato ed assumere obbligazioni accessorie anche non essenziali e di mero fatto.

Cassazione civile sez. II  05 settembre 1989 n. 3853

 

 

Società

Nella società fiduciaria, i fiducianti - dotati di una tutela di carattere reale azionabile in via diretta ed immediata nei confronti di ogni consociato - vanno identificati come gli effettivi proprietari dei beni da loro affidati alla società ed a questa strumentalmente intestati; il mandato dei fiducianti ad investire il danaro, anche quando rimetta alla discrezione professionale della società fiduciaria l'opzione tra le diverse ipotesi di investimento considerate nel mandato, è diretto a costituire patrimoni separati da quello della società stessa ed intangibili dai creditori di quest'ultima. Ne consegue che l'eventuale "mala gestio" dei beni dei fiducianti, da parte degli amministratori e dei sindaci della società, non comporta lesione all'integrità del patrimonio sociale, sicché i commissari liquidatori sono privi di legittimazione ad agire per far valere la responsabilità degli amministratori e dei sindaci nei confronti non della generalità dei creditori (per avere compromesso la funzione di generica garanzia del patrimonio sociale, ledendone l'integrità), bensì dei fiducianti, ai quali soltanto (come ai terzi danneggiati) spetta la legittimazione in ordine all'azione individuale di cui all'art. 2395 c.c.

Cassazione civile sez. I  21 maggio 1999 n. 4943  



 
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