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Art. 171 codice civile: Cessazione del fondo

La destinazione del fondo termina a seguito dell’annullamento o dello scioglimento (2) o della cessazione degli effetti civili del matrimonio (3).

Se vi sono figli minori il fondo dura fino al compimento della maggiore età dell’ultimo figlio. In tale caso il giudice può dettare, su istanza di chi vi abbia interesse, norme per l’amministrazione del fondo (4).

Considerate le condizioni economiche dei genitori e dei figli ed ogni altra circostanza, il giudice può altresì attribuire ai figli, in godimento o in proprietà, una quota dei beni del fondo (5).

Se non vi sono figli, si applicano le disposizioni sullo scioglimento della comunione legale.


Commento

Annullamento del matrimonio: [v. 89]; Scioglimento del matrimonio: [v. 149]; Scioglimento della comunione legale: [v. 191].

 

Cessazione del fondo: estinzione del vincolo di destinazione che grava sui beni del fondo patrimoniale.

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 53) (Riforma del diritto di famiglia).

 

(2) Nel caso in cui lo scioglimento del matrimonio si verifica per morte di uno dei coniugi:

-  se nel fondo patrimoniale vi erano dei beni di proprietà del defunto, essi vengono trasmessi agli eredi [v. 457];

-  Se vi sono figli minorenni, non viene meno il vincolo di indisponibilità sui beni e il fondo continua a durare fino al compimento della maggiore età dell’ultimo figlio.

 

(3) Cfr. art. 5, l. 1-12-1979, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio) riportata in Appendice III.

 

(4) L’amministratore può essere scelto anche fra persone estranee alla famiglia. Tutti i provvedimenti relativi all’amministrazione devono essere annotati a margine dell’atto di matrimonio.

 

(5) Nel caso di morte di uno dei coniugi, il giudice può attribuire ai figli solo la quota di beni del fondo di cui sia titolare il coniuge superstite. L’attribuzione ai figli può essere effettuata anche nel caso di annullamento del matrimonio o di divorzio, poiché in tali casi, a differenza della morte, non si verifica alcuna successione nella titolarità dei beni.

 

Le norme relative alla cessazione del fondo patrimoniale sono finalizzate alla salvaguardia degli interessi dei figli.


Giurisprudenza annotata

Rapporti patrimoniali tra coniugi

La revocatoria del fondo patrimoniale non può produrre effetti rispetto ai beni eventualmente conferiti dal coniuge non debitore non consente, infatti, di escludere che nei confronti di quest'ultimo l'accoglimento della domanda sia destinato ugualmente a produrre effetti pregiudizievoli. Anche nell'ipotesi in cui la costituzione del fondo non comporti un effetto traslativo, essendosi il coniuge o il terzo costituente riservato la proprietà dei beni, il conferimento nel fondo comporta l'assoggettamento degli stessi ad un vincolo di destinazione, con la costituzione di un diritto di godimento attributivo delle facoltà e dei doveri previsti dagli artt. 167 - 171 cc, il cui venir meno per effetto dell'accoglimento della revocatoria rappresenta un pregiudizio di per sè idoneo a rendere configurabile un interesse del coniuge non proprietario tale da imporne la partecipazione al giudizio. L'azione revocatoria ordinaria può essere proposta non solo da chi, al momento dell'atto dispositivo, era già titolare di un credito certo ed esigibile, ma, in coerenza con la sua funzione di conservazione dell'integrità del patrimonio del debitore, anche a tutela di una legittima aspettativa di credito che non si riveli prima facie pretestuosa e che possa valutarsi come probabile o dal titolare di un credito contestato o litigioso. Altra condizione essenziale della tutela predisposta dall'art. 2901 C.C, in favore del creditore è il pregiudizio alle ragioni dello stesso, per la cui configurabilità non è necessario che sussista già un danno concreto ed effettivo, essendo, invece, sufficiente un pericolo di danno derivante dal compimento di un atto di disposizione che renda più incerto o difficile il soddisfacimento del credito e che può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore (es., a seguito della dismissione di beni), ma anche in una modificazione qualitativa di esso (es., in caso di conversione del patrimonio in beni facilmente occultabili o in una prestazione di facere infungibile). Infine, poichè la costituzione del fondo patrimoniale per fronteggiare i bisogni della famiglia non integra adempimento di un dovere giuridico, non essendo obbligatoria per legge, ma configura un atto a titolo gratuito, non trovando contropartita in un'attribuzione a favore dei disponenti, per l'esercizio dell'azione revocatoria è sufficiente la consapevolezza, da parte del debitore, del danno cagionato, senza che rilevi l'eventuale buona fede del beneficiario, influente nel diverso caso di negozio a titolo oneroso

Tribunale Bari sez. III  19 marzo 2014 n. 1445

 

La natura reale del vincolo di destinazione impresso dalla costituzione del fondo patrimoniale in vista del soddisfacimento dei bisogni della famiglia, e la conseguente necessità che la sentenza faccia stato nei confronti di tutti coloro per i quali il fondo è stato costituito, comportano che nel giudizio promosso per la dichiarazione della sua inefficacia la legittimazione passiva spetta a entrambi i coniugi, anche se l'atto sia stato stipulato da uno solo di essi. Né l'interesse di uno dei due coniugi a partecipare al giudizio può essere escluso dal fatto che i beni costituiti in fondo non sono di sua proprietà e che, pertanto, l'eventuale accoglimento della domanda di inefficacia renderebbe assoggettabili all'azione esecutiva dei creditori unicamente quelli dell'altro coniuge; il vincolo di destinazione cui soggiacciono i beni, una volta conferiti in fondo consiste infatti nella costituzione di un diritto di godimento attributivo delle facoltà e dei doveri previsti dagli art. 167-171 del Cc, il cui venir meno per effetto della pronuncia di inefficacia rappresenta un pregiudizio di per sé idoneo a configurare un interesse del coniuge non proprietario a contraddire alla domanda e a rendere perciò necessaria la sua partecipazione al processo.

Cassazione civile sez. I  21 agosto 2013 n. 19332  

 

In materia di fondo patrimoniale, l'art. 171 c.c. riguarda esclusivamente le ipotesi di cessazione legale del fondo, essendo, conseguentemente, ammissibile la cessazione volontaria del fondo patrimoniale per mutuo consenso dei coniugi nelle stesse forme di cui all'art. 163 c.c. pur in presenza di figli minorenni. All'atto pubblico di modifica o di risoluzione dell'atto costitutivo del fondo patrimoniale i coniugi possono addivenire liberamente, senza necessità di autorizzazione da parte dell'Autorità giudiziaria, pur in presenza di figli minori. L'autorizzazione è, invero, richiesta dall'art. 169 c.c. soltanto per l'alienazione dei beni facenti parte del fondo, ovvero per dare in pegno, per ipotecare, o, comunque, vincolare beni del fondo nei soli casi di necessità od utilità evidente. Alla revocabilità per mutuo consenso del fondo patrimoniale non può porsi un controllo giudiziario non previsto da alcuna norma di legge e del quale mancherebbero i parametri di valutazione, e che si porrebbe in contrasto con l'esigenza di salvaguardia dell'autonomia privata dei coniugi-genitori.

Tribunale Milano sez. IX  06 marzo 2013

 

In materia di fondo patrimoniale, l'art. 171 c.c. riguarda esclusivamente le ipotesi di cessazione legale del fondo essendo, conseguentemente, ammissibile la cessazione volontaria del fondo patrimoniale per mutuo consenso dei coniugi nelle stesse forme di cui all'art. 163 c.c. pur in presenza di figli minorenni. All'atto pubblico di modifica o di risoluzione dell'atto costitutivo del fondo patrimoniale i coniugi possono addivenire liberamente senza necessità di autorizzazione da parte della autorità giudiziaria, pur in presenza di figli minori. L'autorizzazione è richiesta dall'art. 169 c.c. soltanto per la alienazione dei beni facenti parte del fondo ovvero per dare in pegno, ipotecare o comunque vincolare beni del fondo nei soli casi di necessità o utilità evidente. Alla revocabilità per mutuo consenso del fondo patrimoniale non può porsi un controllo giudiziario non previsto da alcuna norma di legge e del quale mancherebbero i parametri di valutazione e che si porrebbe in contrasto con l'esigenza di salvaguardia della autonomia privata dei coniugi/genitori.

Tribunale Milano sez. IX  06 marzo 2013



 
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