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Art. 1710 codice civile: Diligenza del mandatario

Il mandatario è tenuto a eseguire il mandato con la diligenza del buon padre di famiglia; ma se il mandato è gratuito, la responsabilità per colpa è valutata con minor rigore.

Il mandatario è tenuto a rendere note al mandante le circostanze sopravvenute che possono determinare la revoca o la modificazione del mandato.


Commento

Responsabilità per colpa: si verifica quando un soggetto, debitore (nel caso di specie, il mandatario), non esegue con la dovuta cura ed attenzione la prestazione [v. 1174] cui era tenuto nei confronti del creditore.

 

 

La norma, al comma 1, fissa, nel richiamo alla diligenza ex art. 1176, il criterio di determinazione della prestazione, indicando la misura di attenzione e di cura che il mandatario deve usare nello svolgimento del mandato. Questo criterio, che è meno rigido nel caso di mandato gratuito, deve essere concretizzato di volta in volta tenendo conto delle specifiche peculiarità del caso. La previsione del comma 2, invece, è diretta ad evitare lo squilibrio determinato dalla conoscenza del mandatario e ignoranza del mandante circa le circostanze che possono incidere sull’esistenza stessa o sul tipo di mandato.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Nel contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari, il gestore deve tenere un comportamento diligente per tutta la durata del rapporto, dovendosi escludere che la sua attività possa valutarsi globalmente compensando le perdite provocate con i guadagni ottenuti. Ne consegue che, qualora nell'ultimo arco temporale il gestore abbia tenuto un comportamento gravemente colposo perché ispirato a criteri eccessivamente prudenziali, in violazione degli obblighi assunti (nella specie, riducendo la quota azionaria dell'investimento tra il 3 per cento e il 13 per cento, a fronte del limite massimo pattuito del 30 per cento, così determinando una redditività di gran lunga inferiore a quella realizzabile), il cliente ha diritto al risarcimento dei danni dipendenti causalmente da tale inadempimento. Cassa con rinvio, App. Venezia, 24/02/2006

Cassazione civile sez. I  24 febbraio 2014 n. 4393  

 

 

Responsabilità civile

L’istituto di credito che, tramite un proprio dipendente, su richiesta di un cliente correntista, fornisce assicurazioni a quest’ultimo (telefonicamente o con altro mezzo di comunicazione)circa l’esistenza di fondi sufficienti al pagamento di un assegno di conto corrente (c.d. benefondi) è contrattualmente responsabile, se le notizie non si rivelino veritiere, ex art. 1176 e 1710 c.c. per mancata diligenza nell’espletamento dell’incarico affidatole.

Tribunale Foggia sez. I  31 gennaio 2014

 

 

Mandato e rappresentanza

In tema di contratto di mandato, è compito dell'interprete stabilire se una determinata attività preparatoria o accessoria sia compresa nella prestazione dovuta pur se non espressamente menzionata, e ciò in base al principio di buona fede, alla luce del quale ciascuna delle parti del contratto è tenuta ad eseguire non solo quanto espressamente previsto da esso, ma anche tutte le prestazioni necessarie a salvaguardare l'utilità del negozio per la controparte, sempre che non esorbitino dall'oggetto del contratto. Cassa con rinvio, App. Genova, 27/08/2007

Cassazione civile sez. III  12 novembre 2013 n. 25410  

 

Le comunicazioni che il mandatario deve effettuare al mandante, in esecuzione del mandato (ivi comprese quelle del difensore al suo assistito) non devono necessariamente avere la forma scritta né devono essere effettuate con formule particolari ovvero fornite di requisiti di professionalità. Ne consegue che, ai fini della comunicazione, salvo i casi in cui una forma determinata sia prescritta per legge o per espressa volontà delle parti, può essere impiegato qualsiasi strumento e qualsiasi forma, purché congrui in concreto a far apprendere compiutamente nel suo giusto significato il contenuto della dichiarazione. Ciò significa che tali comunicazioni ben possono essere anche verbali, né la natura ricettizia della stessa esclude tale forma. Ciò va affermato sulla base dell'applicabilità anche a tale tipo di comunicazione dei principi di cui all'art. 1335 c.c., che esprime un principio generale applicabile a tutte le dichiarazioni ricettizie.

Cassazione civile sez. III  16 gennaio 2013 n. 938  

 

Le obbligazioni accessorie del mandatario di dare comunicazioni od informazioni al mandante in ordine a dati eventi ex art. 1710, comma 2, c.c.; 1712, comma 1 c.c.; 1718, comma 3, c.c.; 1732 comma 3, c.c., suppongono l’esistenza di una più ampia obbligazione del mandatario di dare notizia al mandante di tutti i fatti rilevanti ai fini dello svolgimento del rapporto, come espressione dei generali doveri di diligenza ex art. 1710 e 1176 c.c., e di buona fede ex art. 1175 e 1375, c.c., cui il gestore deve sempre uniformarsi nell’esecuzione dell’incarico. Pertanto, se la banca è tenuta al preciso obbligo di informare prontamente il correntista dell’esecuzione degli ordini e di tutti gli atti esecutivi del mandato, la cui singola notizia possa ritenersi ragionevolmente di rilievo per il medesimo correntista, nell’assenza di circostanze capaci di attribuire carattere di univocità all’apparenza, possono sussistere fondati motivi di sospetto che obbligano la banca-mandataria ad informare immediatamente il correntista prima di dare corso all’operazione, per ricevere le istruzioni del caso.

Tribunale Bari  20 aprile 2011

 

 

Conto corrente

Nell'ipotesi di ordine di emissione e consegna di assegni circolari in favore di soggetto delegato dal titolare del conto corrente, impartito attraverso canali inusuali - quali, nella specie, una telefonata da parte della società titolare del conto, ma proveniente da persona non individuata - ai fini dell'esonero da responsabilità della azienda di credito non è sufficiente la sola verifica, dalla stessa operata, circa la conformità allo "specimen" della firma apposta sull'autorizzazione scritta esibita dal delegato che sia persona non conosciuta dalla banca, dovendo il banchiere, in applicazione delle regole di diligenza professionale proprie del mandatario, eseguire ulteriori controlli, la cui omissione integra la colpa ed è ostativa alla configurabilità di una situazione di apparenza, che possa giustificare l'esonero da responsabilità. Cassa con rinvio, App. L'Aquila, 24/05/2006

Cassazione civile sez. I  20 settembre 2013 n. 21613  

 

 

Società

All'amministratore di una società non può essere imputato, a titolo di responsabilità, di aver compiuto scelte inopportune dal punto di vista economico, atteso che una tale valutazione attiene alla discrezionalità imprenditoriale e può pertanto eventualmente rilevare come giusta causa di sua revoca, ma non come fonte di responsabilità contrattuale nei confronti della società. Ne consegue che il giudizio sulla diligenza dell'amministratore nell'adempimento del proprio mandato non può mai investire le scelte di gestione o le modalità e circostanze di tali scelte, anche se presentino profili di rilevante alea economica, ma solo la diligenza mostrata nell'apprezzare preventivamente i margini di rischio connessi all'operazione da intraprendere, e quindi, l'eventuale omissione di quelle cautele, verifiche e informazioni normalmente richieste per una scelta di quel tipo, operata in quelle circostanze e con quelle modalità.

Cassazione civile sez. I  12 febbraio 2013 n. 3409

 

L'art. 2392 comma 2 c.c. (nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6) pone a carico degli amministratori il dovere di vigilare sul generale andamento della gestione sociale, nonché di attivarsi per impedire il compimento di atti pregiudizievoli per la società o comunque per eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose. Tale dovere prescinde dalla delega di determinate funzioni al comitato esecutivo o a singoli amministratori, e la sua violazione comporta pertanto il riconoscimento della responsabilità per i predetti atti, a meno che non sussista la prova che l'amministratore, pur essendosi diligentemente attivato a tal fine, non abbia potuto in concreto esercitare la dovuta vigilanza a causa del comportamento ostativo degli altri componenti del consiglio di amministrazione.

Cassazione civile sez. I  09 gennaio 2013 n. 319  

 



 
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