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Art. 1712 codice civile: Comunicazione dell’eseguito mandato

Il mandatario deve senza ritardo comunicare al mandante l’esecuzione del mandato (1).

Il ritardo del mandante a rispondere dopo aver ricevuto tale comunicazione, per un tempo superiore a quello richiesto dalla natura dell’affare o dagli usi, importa approvazione, anche se il mandatario si è discostato dalle istruzioni o ha ecceduto i limiti del mandato.


Commento

(1) L’obbligo di comunicazione deve ritenersi esteso anche al compimento degli atti ulteriori, la cui notizia sia rilevante per il mandante. Secondo quanto stabilisce l’art. 1335 è sufficiente, per aversi conoscenza, che la comunicazione giunga all’indirizzo del mandante (cd. presunzione di conoscenza), che si vince dimostrando di non aver potuto conoscere la notizia senza colpa. La mancata comunicazione comporta una responsabilità del mandatario verso il mandante, per i danni da questo eventualmente subiti.

 

 


Giurisprudenza annotata

Banca

In assenza della prova della ricezione della comunicazione inviata dalla banca ai suoi clienti delle operazioni effettuate, è inapplicabile l'art. 1712, comma 2 c.c., che implica l'approvazione del mandante, in caso di un suo eccessivo ritardo nella risposta al mandatario dopo aver ricevuto la comunicazione del mandato, anche nel caso di discostamento dalle istruzioni o di violazione dei limiti.

Cassazione civile sez. I  08 settembre 2014 n. 18873  

 

 

Borsa

In tema di intermediazione finanziaria, ed alla stregua di quanto sancito dall'art. 23 del d.lg. 24 febbraio 1998, n. 58, sono nulle, per carenza di un indispensabile requisito di forma prescritto dalla legge a protezione dell'investitore, le operazioni di investimento compiute da una banca in assenza del cosiddetto "contratto quadro", senza che sia possibile una ratifica tacita, che sarebbe affetta dal medesimo vizio di forma. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha ritenuto che correttamente il giudice di merito non avesse tenuto conto delle note e dei rendiconti inviati dall'istituto di credito alle parti ed asseritamente integranti, per effetto delle mancata contestazione, la ratifica del contratto). Rigetta, App. Torino, 28/10/2009

Cassazione civile sez. I  22 marzo 2013 n. 7283  

 

 

Mandato e rappresentanza

Le comunicazioni che il mandatario deve effettuare al mandante, in esecuzione del mandato (ivi comprese quelle del difensore al suo assistito) non devono necessariamente avere la forma scritta né devono essere effettuate con formule particolari ovvero fornite di requisiti di professionalità. Ne consegue che, ai fini della comunicazione, salvo i casi in cui una forma determinata sia prescritta per legge o per espressa volontà delle parti, può essere impiegato qualsiasi strumento e qualsiasi forma, purché congrui in concreto a far apprendere compiutamente nel suo giusto significato il contenuto della dichiarazione. Ciò significa che tali comunicazioni ben possono essere anche verbali, né la natura ricettizia della stessa esclude tale forma. Ciò va affermato sulla base dell'applicabilità anche a tale tipo di comunicazione dei principi di cui all'art. 1335 c.c., che esprime un principio generale applicabile a tutte le dichiarazioni ricettizie.

Cassazione civile sez. III  16 gennaio 2013 n. 938  

 

Le obbligazioni accessorie del mandatario di dare comunicazioni od informazioni al mandante in ordine a dati eventi ex art. 1710, comma 2, c.c.; 1712, comma 1 c.c.; 1718, comma 3, c.c.; 1732 comma 3, c.c., suppongono l’esistenza di una più ampia obbligazione del mandatario di dare notizia al mandante di tutti i fatti rilevanti ai fini dello svolgimento del rapporto, come espressione dei generali doveri di diligenza ex art. 1710 e 1176 c.c., e di buona fede ex art. 1175 e 1375, c.c., cui il gestore deve sempre uniformarsi nell’esecuzione dell’incarico. Pertanto, se la banca è tenuta al preciso obbligo di informare prontamente il correntista dell’esecuzione degli ordini e di tutti gli atti esecutivi del mandato, la cui singola notizia possa ritenersi ragionevolmente di rilievo per il medesimo correntista, nell’assenza di circostanze capaci di attribuire carattere di univocità all’apparenza, possono sussistere fondati motivi di sospetto che obbligano la banca-mandataria ad informare immediatamente il correntista prima di dare corso all’operazione, per ricevere le istruzioni del caso.

Tribunale Bari  20 aprile 2011

 

 

Intermediari finanziari.

Con riguardo al contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari, il rendiconto periodicamente inviato al cliente dalla società di gestione del portafoglio di strumenti finanziari costituisce un vero conto di gestione e non un mero riepilogo di dati storico-contabili, ma la normativa di settore non pone alcun termine entro cui il cliente sia onerato della contestazione del rendiconto, né si dà applicazione analogica dell'art. 119 d.lg. 1º settembre 1993 n. 385 o dell'art. 1832 c.c. in tema di approvazione tacita dell'estratto conto bancario, attesa la differenza di contenuto e di funzione fra quest'ultimo ed i rendiconti di gestione, ovvero dell'art. 1712 comma 2 c.c., il quale presuppone che l'esecuzione dell'incarico sia già interamente avvenuta e non si presta a disciplinare il contratto di gestione individuale di portafogli, che ha regole sue proprie essenzialmente dettate dall'esigenza di fornire all'investitore un surplus di tutela: pertanto, il mancato reclamo entro il termine prefissato non comporta la decadenza dal diritto di agire in responsabilità nei confronti del gestore, sebbene il comportamento complessivo del cliente, che come quello del gestore deve essere improntato a buona fede, possa essere valutato dal giudice nel contesto delle risultanze istruttorie. (Conferma App. Milano 17 settembre 2005 n. 2166).

Cassazione civile sez. I  02 dicembre 2010 n. 24548  

 

Non può valere a supplire alla mancanza di un ordine scritto, la pretesa della Banca di fornire la prova del conferimento dell’ordine mediante i fissati bollati o i rendiconti depositati ed inviati mensilmente all’attrice a fronte dell’inerzia di quest’ultima nella contestazione di tali documenti, tale da configurare un comportamento concludente di ratifica successiva della negoziazione dei titoli in oggetto. Tale ricostruzione non può essere astrattamente accolta in quanto la pattuizione della forma ad probationem non permette prova diversa da quella espressamente prevista e, in particolare, esclude con la prova orale anche la prova per presunzioni ex art. 2721, 2725 ed art. 2729, comma 2, c.c. Inoltre l’applicabilità della cd. “ratifica tacita” della negoziazione deve essere esclusa anche sulla base del principio generale desumile dall’art. 1333 c.c., per cui il silenzio può assumere efficacia al fine di non impedire la produzione di effetti giuridici soltanto ove questi siano favorevoli e non già quando si tratti di effetti potenzialmente anche molto sfavorevoli per il titolare, così come deve escludersi l’applicabilità dell’art 1712 c.c. in quanto questa disposizione presuppone un eccesso di mandato e non è quindi ipotizzabile allorché l’incarico faccia del tutto difetto, come nel caso della mancanza dell’ordine di compiere l’operazione.

Tribunale Milano sez. VI  12 dicembre 2007 n. 13667  

 

 

Avvocato

Pur qualificandosi come obbligazione di mezzi, anche l'obbligazione del professionista implica il raggiungimento di un risultato; in particolare, nel caso di un avvocato, tale requisito, lungi dal coincidere con l'integrale soddisfazione del cliente mediante raggiungimento di un esito della controversia a lui favorevole, implica, al pari di qualsiasi altro mandatario, la predisposizione da parte sua di tutti i mezzi che si reputano opportuni e il compimento di tutte quelle attività che si rendono necessarie affinché l'opera possa essere svolta nel migliore dei modi, tra cui rientra a pieno titolo il dovere di informare il proprio cliente sulle concrete possibilità di successo della causa, al fine di metterlo in condizione di decidere circa l'opportunità o meno di svolgere l'azione giudiziaria.

Tribunale Benevento  28 agosto 2008 n. 1427    



 
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