codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1716 codice civile: Pluralità di mandatari

Salvo patto contrario, il mandato conferito a più persone designate a operare congiuntamente non ha effetto, se non è accettato da tutte.

Se nel mandato non è dichiarato che i mandatari devono agire congiuntamente, ciascuno di essi può concludere l’affare. In questo caso il mandante, appena avvertito della conclusione, deve darne notizia agli altri mandatari; in mancanza è tenuto a risarcire i danni derivanti dall’omissione o dal ritardo (1).

Se più mandatari hanno comunque operato congiuntamente, essi sono obbligati in solido vero il mandante (2).


Commento

Obbligazione in solido: obbligazioni con più soggetti (creditori o debitori) per un unico debito, ove ognuno dei debitori deve eseguire la prestazione per l’intero, in modo che l’adempimento di uno libera tutti (solidarietà passiva), ovvero ognuno dei creditori ha diritto di pretendere la prestazione per l’intero, in modo che l’adempimento nei confronti di uno solo dei creditori libera il debitore anche nei confronti di tutti gli altri (solidarietà attiva).

 

 

(1) Nel caso del cd. mandato disgiuntivo, se l’affare viene concluso da uno dei mandatari, il mandato si estingue ed il mandante deve immediatamente darne notizia agli altri mandatari. Se non lo fa, deve risarcire i danni eventualmente subiti dagli altri mandatari (che, ad esempio, hanno concluso analogo contratto con terzi contraenti).

 

(2) Il mandante può ratificare l’affare concluso da uno solo dei mandatari, perché la congiuntività del mandato è prevista nell’interesse del mandante. Anche nel caso di mandato disgiuntivo i mandatari rispondono solidalmente, se hanno agito congiuntamente.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Compromesso ed arbitrato

L'arbitrato irrituale è riconducibile alla figura del mandato conferito congiuntamente, poiché solo dal concorso della volontà di entrambe le parti compromittenti viene conferito al collegio arbitrale il mandato di definire la controversia; inoltre, data la natura dell'incarico, necessariamente indivisibile e ad attuazione congiunta, tutti gli arbitri devono accettare e partecipare alle attività richieste per l'esecuzione del mandato, con la conseguenza che il termine (comunque unico) di adempimento per il deposito del lodo può iniziare a decorrere dal momento in cui il giudizio arbitrale può dirsi pendente, quando gli arbitri siano effettivamente investiti del potere negoziale conferito loro dai mandanti, cioè presuntivamente dalla data di costituzione del collegio arbitrale, salvo patto contrario, ex art. 1716, comma 1, c.c., del quale dev'essere data congrua e adeguata motivazione.

Cassazione civile sez. I  05 luglio 2012 n. 11270  

 

L'arbitro che rifiuti, senza giustificato motivo, di partecipare alla deliberazione del lodo arbitrale, impedendo l'assunzione della decisione nel termine fissato (o, come nel caso di specie, determinandone la nullità), è responsabile per inadempimento del mandato collettivo ricevuto, con conseguente perdita del diritto al compenso ed obbligo di risarcire il danno.

Cassazione civile sez. I  27 febbraio 2009 n. 4823  

 

 

Procedimento civile

Ai sensi dell'art. 1716 c.c. in caso di coesistenza di più mandati con lo stesso oggetto ciascun mandatario è abilitato al compimento dell'atto, se la delega non richiede l'azione congiunta. Deriva da quanto precede, pertanto, che qualora il ministero difensivo sia stato conferito dalla parte a una pluralità di difensori senza la espressa e inequivoca volontà di esigere l'espletamento congiunto dell'incarico, il ricorso per cassazione è validamente sottoscritto anche da uno solo dei difensori muniti di procura. (In applicazione del riferito principio la Suprema Corte ha ritenuto che il mandato conferito nella specie a due difensori non esprimesse affatto la volontà della parte di conferire mandato congiunto, senza che rilevasse - in contrario - che il riferimento, contenuto nella sola intestazione del ricorso, a un incarico in unione ai due difensori, locuzione che, per la sua genericità non varrebbe a comprovare la non equivoca volontà della parte di conferire un mandato congiuntivo).

Cassazione civile sez. II  23 maggio 2012 n. 8164  

 

Qualora la procura alle liti conferisca al difensore il potere di nominare altro difensore, deve ritenersi che essa contenga un autonomo mandato ad negotia — non vietato dalla legge professionale né dal codice di rito — che abilita il difensore a nominare altri difensori, i quali non hanno veste di sostituti del legale che li ha nominati, bensì, al pari di questo, di rappresentanti processuali della parte.

Cassazione civile sez. III  08 febbraio 2012 n. 1756  

 

Quando il mandato alle liti è conferito a più legali, ognuno di essi deve ritenersi legittimato al compimento di atti processuali, sicché il ricorso per cassazione è valido anche se sottoscritto da uno solo dei difensori nominati, a meno che non risultino particolari limitazioni o un’espressa volontà delle parti circa il carattere congiuntivo del mandato stesso. Quando, invece, il mandato è conferito congiuntamente a due difensori e solo uno di essi è iscritto all’albo speciale dei cassazionisti, la sola sottoscrizione di quest’ultimo é idonea a rendere egualmente ammissibile il ricorso, in virtù sia del principio di conservazione dell’atto per il raggiungimento dello scopo, ex art. 156, comma ultimo, c.p.c. (avendo il ricorso sottoscritto dal solo difensore cassazionista raggiunto il suo scopo di introdurre ritualmente il giudizio di cassazione), sia, sotto l’aspetto sostanziale, inquadrando l’attività del difensore nel paradigma del mandato con rappresentanza, con applicazione del disposto del comma 2 dell’art. 1711 c.c., per cui il mandatario può discostarsi dalle istruzioni ricevute qualora circostanze ignote al mandante e tali che non possano essergli comunicate in tempo, facciano ragionevolmente ritenere che lo stesso mandante avrebbe dato la sua approvazione.

Cassazione civile sez. III  11 giugno 2008 n. 15478  

 

 

Cassazione

La sottoscrizione del ricorso per cassazione da parte di uno solo dei due difensori menzionati nella procura speciale, rilasciata dal ricorrente a margine dell'atto con l'esplicita previsione dell'obbligo per gli stessi di agire congiuntamente, determina l'invalidità del medesimo ricorso e, quindi, la sua inammissibilità.

Cassazione civile sez. III  23 gennaio 2009 n. 1702  

 

Il ricorso per cassazione è validamente sottoscritto anche da uno soltanto dei due o più difensori muniti di procura, quando il ministero difensivo sia loro affidato dalla parte senza l'espressa volontà di esigere l'espletamento congiunto dell'incarico, atteso che, ai sensi dell'art. 1716 c.c., in caso di coesistenza di più mandati con lo stesso oggetto, ciascun mandatario è abilitato al compimento dell'atto se la delega non richieda l'azione congiunta. Qualora il mandato sia stato conferito, invece, congiuntamente a due (o più difensori) ed uno di essi non sia iscritto all'albo speciale, la sola sottoscrizione dell'avvocato cassazionista è idonea a rendere egualmente ammissibile il ricorso, sia alla luce del principio di conservazione dell'atto per il raggiungimento dello scopo, a norma dell'art. 156, ultimo comma, c.p.c. (avendo comunque l'atto, sottoscritto da difensore cassazionista, raggiunto il suo scopo di introdurre ritualmente il giudizio di cassazione), sia inquadrando l'attività del difensore nel paradigma del mandato con rappresentanza, con applicazione del disposto del comma 2 dell'art. 1711 c.c..

Cassazione civile sez. III  11 giugno 2008 n. 15478  

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti