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Art. 1717 codice civile: Sostituto del mandatario

Il mandatario che, nell’esecuzione del mandato, sostituisce altri a se stesso, senza esservi autorizzato o senza che ciò sia necessario per la natura dell’incarico, risponde dell’operato della persona sostituita (1).

Se il mandante aveva autorizzato la sostituzione senza indicare la persona, il mandatario risponde soltanto quando è in colpa nella scelta (2).

Il mandatario risponde delle istruzioni che ha impartite al sostituto (3).

Il mandante può agire direttamente contro la persona sostituita dal mandatario (4).


Commento

(1) Alla responsabilità del mandatario si aggiunge quella del sostituto, che risponde come condebitore in solido rispetto al mandante. La sostituzione si può, però, ritenere lecita (ferma restando la responsabilità ex art. 1228) se essa, pur non essendo stata autorizzata, non risulti vietata dall’accordo tra mandante e mandatario [v. 1703], o sia resa necessaria dalla natura dell’incarico.

 

(2) Quando la sostituzione è autorizzata, il sostituto si obbliga ad agire per conto del mandante originario. La colpa di cui parla la norma è la cd. culpa in eligendo, collegata alla cattiva scelta del sostituto fatta dal mandatario.

 

(3) Il mandatario che si avvale della collaborazione del sostituto, conserva la sua qualità e continua ad essere responsabile degli obblighi assunti nei confronti del mandante. Il mandante, a sua volta, è liberato dal suo obbligo di pagamento del prezzo quando paga al mandatario il compenso stabilito.

 

(4) La possibilità che il mandante agisca direttamente nei confronti del sostituto non fa venir meno la responsabilità che questi ha nei confronti del mandatario, suo mandante. Il mandante può avvalersi di tale azione sia quando la sostituzione era stata autorizzata o resa necessaria dalle circostanze, sia quando il sostituto ha agito al di fuori dell’iniziativa del mandatario; e ciò sia nel caso di esecuzione totale che parziale dell’incarico ricevuto. Se però il mandatario ha approvato l’opera del sostituto (che ha rispettato le istruzioni ricevute [v. 1711]), il mandante perde questo diritto.

 


Giurisprudenza annotata

Comunione e condominio

L'amministratore è mandatario del condominio nell'erogazione della spesa per i servizi comuni, sicché egli, qualora sostituisca altri a se stesso nell'esecuzione di tale attività, senza esservi autorizzato dall'assemblea e senza che sia necessario per la natura dell'incarico, risponde dell'operato del sostituto, a norma dell'art. 1717, primo comma, cod. civ., non rilevando che la sostituzione sia conforme a una prassi nota ai condomini, fatto che, di per sé, non esprime la volontà del condominio. Cassa con rinvio, App. Bologna, 26/02/2007

Cassazione civile sez. II  09 aprile 2014 n. 8339  

 

La responsabilità dell'amministratore di condominio come mandatario, nell'erogazione delle spese occorrenti per l'esercizio dei servizi comuni, non è esclusa né dalla circostanza che detti servizi siano prodotti da impianti a loro volta comuni ad altri condomini, né dal fatto che per la relativa gestione non sia stato nominato un amministratore della comunione. Perciò, ai sensi dell'art. 1717, comma 1, c.c., l'amministratore, che nell'esecuzione di tale attività di mandato sostituisca altri a sé stesso, senza esservi autorizzato dal condominio o senza che ciò sia necessitato dalla natura dell'incarico, risponde dell'operato della persona sostituita.

Cassazione civile sez. II  09 aprile 2014 n. 8339  

 

 

Mandato e rappresentanza

Le comunicazioni che il mandatario deve effettuare al mandante, in esecuzione del mandato (ivi comprese quelle del difensore al suo assistito) non devono necessariamente avere la forma scritta né devono essere effettuate con formule particolari ovvero fornite di requisiti di professionalità. Ne consegue che, ai fini della comunicazione, salvo i casi in cui una forma determinata sia prescritta per legge o per espressa volontà delle parti, può essere impiegato qualsiasi strumento e qualsiasi forma, purché congrui in concreto a far apprendere compiutamente nel suo giusto significato il contenuto della dichiarazione. Ciò significa che tali comunicazioni ben possono essere anche verbali, né la natura ricettizia della stessa esclude tale forma. Ciò va affermato sulla base dell'applicabilità anche a tale tipo di comunicazione dei principi di cui all'art. 1335 c.c., che esprime un principio generale applicabile a tutte le dichiarazioni ricettizie.

Cassazione civile sez. III  16 gennaio 2013 n. 938  

 

La girata per l'incasso dell'assegno bancario, che dà luogo ad un rapporto di mandato, trasferendo al giratario l'esercizio dei diritti inerenti al titolo di credito abilita la banca girataria ad esigere, presso la banca trattaria, il pagamento in nome e per conto del girante, e ciò che la banca girataria per l'incasso pone in essere presso la banca trattaria non è altro che una presentazione del titolo per il pagamento alla trattaria, la quale, a sua volta, svolge il servizio di cassa in favore del suo cliente, traente dell'assegno, ed è obbligata al pagamento del titolo in forza della convenzione di assegno. Pertanto deve escludersi che tra la banca girataria per l'incasso e la banca trattaria venga in essere, in relazione alla richiesta di pagamento del titolo, quel rapporto giuridico enunciato o dall'art. 1856 o dall'art. 1717 c.c., che nel primo caso - nella configurazione dell'art. 1856 c.c. come ulteriore caso di sostituzione, che si aggiunge a quella regolata dall'art. 1717 c.c. - abilita il cliente mandante ad agire direttamente contro il sostituto del mandatario.

Corte appello Bari sez. II  26 gennaio 2012 n. 59  

 

In caso di mandato con rappresentanza, senza espressa autorizzazione alla sostituzione, gli atti compiuti dal submandatario non producono effetti nella sfera giuridica del mandante originario, potendo questi sempre disconoscere l'attività del sostituto in quanto la procura conferita al mandatario è negozio unilaterale fondato sull'"intuitu personae".

Cassazione civile sez. II  28 giugno 2010 n. 15412  

 

In tema di rappresentanza, poiché la procura è un atto conferito intuitu personae, il rappresentante non può sostituire altri a sé nell'esecuzione dell'incarico ricevuto, a meno che tale facoltà non gli sia stata espressamente conferita; ne consegue che la legittimazione del sostituto del mandatario o del procuratore a compiere atti efficaci nella sfera giuridica del dominus richiede necessariamente un'esplicita autorizzazione da parte di quest'ultimo, senza che a diversa conclusione possa giungersi in base al disposto dell'art. 1717 c.c., il quale si limita a regolare la responsabilità del mandatario per aver sostituito altri a sé senza esserne autorizzato.

Cassazione civile sez. II  28 giugno 2010 n. 15412  

 

Il mandato, pur essendo un contratto caratterizzato dall'elemento della fiducia, non è tuttavia basato necessariamente sull'intuitus personae, per cui al mandatario non è vietato avvalersi dell'opera di un sostituto, a meno che il divieto non sia stato espressamente stabilito oppure si tratti di attività rientrante nei limiti di un incarico fiduciario affidato "intuitu personae". L'art. 1717 c.c. prevede, difatti, tre diverse ipotesi di sostituzione del mandatario: a) sostituzione non autorizzata dal mandante o non necessaria per la natura dell'incarico, in cui il mandatario risponde dell'operato del sostituto; b) sostituzione autorizzata dal mandante senza indicazione della persona del sostituto, in cui il mandatario risponde dell'operato del sostituto solo se è dimostrata la sua colpa nella scelta di quest'ultimo; c) sostituzione autorizzata dal mandante con contemporanea indicazione del sostituto, in cui il mandatario è esonerato da responsabilità. In tutte e tre le ipotesi il mandante può agire direttamente contro la persona del sostituto.

Cassazione civile sez. III  25 agosto 2006 n. 18512



 
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