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Art. 1718 codice civile: Custodia delle cose e tutela dei diritti del mandante

Il mandatario deve provvedere alla custodia delle cose che gli sono state spedite per conto del mandante e tutelare i diritti di quest’ultimo di fronte al vettore, se le cose presentano segni di deterioramento o sono giunte con ritardo.

Se vi è urgenza, il mandatario può procedere alla vendita delle cose a norma dell’art. 1515.

Di questi fatti, come pure del mancato arrivo della merce, egli deve dare immediato avviso al mandante.

Le disposizioni di questo articolo si applicano anche se il mandatario non accetta l’incarico conferitogli dal mandante, sempre che tale incarico rientri nell’attività professionale del mandatario.


Giurisprudenza annotata

Titoli di credito

Il rischio di smarrimento degli assegni bancari, rimessi dal correntista per l'accredito, grava sulla banca, ai sensi dell'art. 1718 c.c., comma 4, in funzione dell'adempimento del mandato all'incasso dell'assegno e della sua conseguente custodia, data anche la sua qualifica di operatore professionale; nel caso di smarrimento del titolo grava, pertanto, sulla banca mandataria l'onere di provare di aver eseguito l'incarico con la dovuta diligenza.

Tribunale Salerno sez. I  02 febbraio 2012 n. 228  

 

 

Mandato e rappresentanza

Le obbligazioni accessorie del mandatario di dare comunicazioni od informazioni al mandante in ordine a dati eventi ex art. 1710, comma 2, c.c.; 1712, comma 1 c.c.; 1718, comma 3, c.c.; 1732 comma 3, c.c., suppongono l’esistenza di una più ampia obbligazione del mandatario di dare notizia al mandante di tutti i fatti rilevanti ai fini dello svolgimento del rapporto, come espressione dei generali doveri di diligenza ex art. 1710 e 1176 c.c., e di buona fede ex art. 1175 e 1375, c.c., cui il gestore deve sempre uniformarsi nell’esecuzione dell’incarico. Pertanto, se la banca è tenuta al preciso obbligo di informare prontamente il correntista dell’esecuzione degli ordini e di tutti gli atti esecutivi del mandato, la cui singola notizia possa ritenersi ragionevolmente di rilievo per il medesimo correntista, nell’assenza di circostanze capaci di attribuire carattere di univocità all’apparenza, possono sussistere fondati motivi di sospetto che obbligano la banca-mandataria ad informare immediatamente il correntista prima di dare corso all’operazione, per ricevere le istruzioni del caso.

Tribunale Bari  20 aprile 2011

 

L'ultimo comma dell'art. 1717 c.c., consente al mandante di agire direttamente nei confronti del sostituto del mandatario, ma non dà azione di responsabilità contrattuale diretta per i danni subiti contro il sostituto del mandatario. Nella specie il proprietario di un quadro (mandante) lo aveva consegnato ad una persona (mandatario) con l'incarico di renderlo. Quest'ultima aveva consegnato il quadro ad altra persona (sostituto), la quale , a sua volta, l'aveva consegnato, allo stesso scopo, ad altra (sostituto del sostituto). Il quadro, mentre si trovava presso quest'ultima, andava distrutto. Il mandante conveniva in giudizio, fra gli altri, il sostituto del sostituto del mandatario con l'azione ex art. 1717 ultimo comma c.c. deducendo la violazione dell'art. 1718 c.c. per non aver osservato la diligenza del buon padre di famiglia nella custodia del quadro e chiedendo il risarcimento del danno "ex contracto". (La S.C., in applicazione del principio di cui in massima, ha negato la proponibilità dell'azione contrattuale ex art. 1717 ultimo comma, c.c. nei confronti del sostituto del mandatario da parte del mandante, salva la possibilità di inquadrare sul terreno della responsabilità aquiliana la pretesa azionata dal mandante).

Cassazione civile sez. III  05 luglio 1980 n. 4302  

 

 

Contratti bancari

Nel rapporto di conto corrente bancario, la clausola "salvo buon fine" o "salvo incasso" determina la permanenza sul correntista rimettente del rischio di insolvenza del debitore, ma non anche di quello dello smarrimento del titolo, che grava sulla banca mandataria, tenuta alla custodia; in tale eventualità la banca non può procedere al riaddebito se non dia prova che lo smarrimento sia dipeso da causa non imputabile, ovvero dimostri che il titolo sia stato comunque pagato dall'emittente.

Cassazione civile sez. I  30 marzo 2010 n. 7737  

 

In tema di operazioni bancarie in conto corrente, la clausola «salvo incasso», con cui ha luogo l'accreditamento degli assegni rimessi dal correntista, fa gravare su quest'ultimo il rischio dell'insolvenza del debitore, ma non quello dello smarrimento del titolo, che grava sulla banca, ai sensi dell'art. 1718, comma 4, c.c., quale detentrice del titolo, in funzione dell'adempimento del mandato all'incasso conferitole dal correntista, e quindi tenuta alla custodia anche se non abbia specificamente accettato l'incarico, essendo un operatore professionale. Conseguentemente, in virtù del generale obbligo di esecuzione del contratto secondo buona fede, nel caso di smarrimento del titolo, grava sulla banca mandataria l'onere di provare di aver eseguito l'incarico con la dovuta diligenza, dando conto della condotta tenuta.

Cassazione civile sez. I  30 marzo 2010 n. 7737  

 

 

Vendita

In tema di compravendita di merce da trasportare da un luogo all'altro, ed al fine dell'indagine sulla consistenza della merce medesima possono essere utilizzate, quali dichiarazioni di scienza, le attestazioni che siano state rese in proposito dal mandatario del compratore, in sede di tutela dei diritti di quest'ultimo di fronte al vettore, secondo la previsione dell'art. 1718 c.c.

Cassazione civile sez. II  24 maggio 1980 n. 3413  

 

 

Imposte

In tema di Irpeg l'assoggettamento ad imposta dei proventi dell'appalto di un'opera pubblica per la cui realizzazione sia stata costituita una società consortile comporta che alle singole società socie restano imputabili, fra i ricavi, i corrispettivi dovuti dal committente, mentre alla società consortile sono riferite, nella voce «costi», le spese sostenute per l'esecuzione unitaria dei lavori e, tra i «ricavi», i contributi versati pro quota dalle società socie a copertura di tali spese; i costi sostenuti per ripianare le perdite della società consortile sono poi deducibili, ai sensi dell'art. 75 del d.P.R. n. 917 del 1986, se e nella misura in cui siano correttamente imputati al conto profitti e perdite, sempre che ne sia certa l'esistenza e comprovata l'inerenza, sulla base di un documento di supporto da cui siano ricavabili importo e ragione della spesa, non risultando sufficiente, a tal fine, l'obbligo statutario dei consorziati di ripianare i costi di gestione dell'impresa, che debba chiudere in pareggio ai sensi dell'art. 23 bis della legge n. 584 del 1977; in presenza di tali condizioni, il disconoscimento dei costi effettuato nei confronti della società consortile non consente all'Ufficio di ritenere imponibili, al tempo stesso, quali ricavi, le somme versate dalle società consorziate, verificandosi altrimenti una doppia imposizione.

Cassazione civile sez. trib.  29 ottobre 2008 n. 25944  

 



 
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