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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1722 codice civile: Cause di estinzione

Il mandato si estingue (1):

1) per la scadenza del termine o per il compimento, da parte del mandatario, dell’affare per il quale è stato conferito (2);

2) per revoca da parte del mandante;

3) per rinunzia del mandatario;

4) per la morte, l’interdizione o l’inabilitazione del mandante o del mandatario. Tuttavia il mandato che ha per oggetto il compimento di atti relativi all’esercizio di un’impresa non si estingue, se l’esercizio dell’impresa è continuato, salvo il diritto di recesso delle parti o degli eredi.


Commento

(1) Le cause di estinzione (cd. speciali) sono tassative (ossia non ampliabili). Questo non esclude, però, l’applicabilità delle cause generali estintive del contratto.

 

(2) Scadenza del termine e compimento dell’affare corrispondono ad un’unica causa estintiva: l’adempimento dell’obbligo. In tal caso il termine (che indica una scadenza) è una modalità dell’adempimento. Se poi al mandato viene specificamente aggiunto un termine, bisognerà valutare se tale termine è solo modalità, e quindi se alla sua scadenza c’è ancora l’interesse del creditore ad ottenere la prestazione [v. 1174] di adempimento, o se invece è termine essenziale. La norma si applica al solo caso di mandato generale e si riferisce a tutte le attività, principali ed accessorie, per le quali il mandato è stato conferito.


Giurisprudenza annotata

Procedimento civile

In caso di morte o perdita di capacità della parte costituita a mezzo di procuratore, l'omessa dichiarazione o notificazione del relativo evento ad opera di quest'ultimo comporta, giusta la regola dell'ultrattività del mandato alla lite, che il difensore continui a rappresentare la parte come se l'evento stesso non si fosse verificato, risultando così stabilizzata la posizione giuridica della parte rappresentata (rispetto alle altre parti ed al giudice) nella fase attiva del rapporto processuale, nonché in quelle successive di sua quiescenza od eventuale riattivazione dovuta alla proposizione dell'impugnazione. Tale posizione è suscettibile di modificazione qualora, nella fase di impugnazione, si costituiscano gli eredi della parte defunta o il rappresentante legale di quella divenuta incapace, ovvero se il suo procuratore, già munito di procura alla lite valida anche per gli ulteriori gradi del processo, dichiari in udienza, o notifichi alle altre parti, l'evento, o se, rimasta la medesima parte contumace, esso sia documentato dall'altra parte o notificato o certificato dall'ufficiale giudiziario ex art. 300, quarto comma, cod. proc. civ. Dichiara ammiss. rimette sez. semplici, App. Bari, 28/12/2006

Cassazione civile sez. un.  04 luglio 2014 n. 15295  

 

La morte o la perdita di capacità della parte costituita a mezzo di procuratore, dallo stesso non dichiarate in udienza o notificate alle altre parti, comportano, giusta la regola dell'ultrattività del mandato alla lite, che: a) la notificazione della sentenza fatta a detto procuratore, ex art. 285 cod. proc. civ., è idonea a far decorrere il termine per l'impugnazione nei confronti della parte deceduta o del rappresentante legale di quella divenuta incapace; b) il medesimo procuratore, qualora originariamente munito di procura alla lite valida per gli ulteriori gradi del processo, è legittimato a proporre impugnazione - ad eccezione del ricorso per cassazione, per cui è richiesta la procura speciale - in rappresentanza della parte che, deceduta o divenuta incapace, va considerata, nell'ambito del processo, tuttora in vita e capace; c) è ammissibile la notificazione dell'impugnazione presso di lui, ai sensi dell'art. 330, primo comma, cod. proc. civ., senza che rilevi la conoscenza "aliunde" di uno degli eventi previsti dall'art. 299 cod. proc. civ. da parte del notificante. Dichiara ammiss. rimette sez. semplici, App. Bari, 28/12/2006

Cassazione civile sez. un.  04 luglio 2014 n. 15295  

 

 

Cassazione civile

Il principio che nega alla morte o alla perdita della capacità della parte o del difensore effetti giuridici nel giudizio in cassazione, caratterizzato dall'impulso di ufficio e perciò sottratto alle disposizioni degli artt. 299 e 300 cod. proc. civ., è applicabile solo dopo che, con la notifica del ricorso, si è instaurato il rapporto processuale dinanzi alla Corte di cassazione perché, fino a questo momento, vi è invece l'esigenza della presenza di tutti i requisiti della impugnazione, con conseguente inammissibilità del ricorso nel caso di decesso dell'institore, che ha sottoscritto la procura speciale, prima della esecuzione della notifica, dato che, ai sensi dell'art. 1722 cod. civ., tale evento, al pari della morte del difensore, estingue la procura privandola di ogni effetto. Dichiara inammissibile, App. Roma, 19/09/2007

Cassazione civile sez. lav.  22 maggio 2014 n. 11382  

 

 

Simulazione

Ai fini della prova della simulazione inter partes nelle controversie soggette al rito del lavoro (e, quindi, pure nelle controversie agrarie), è in facoltà del giudice ammettere ogni mezzo di prova anche al di fuori dello specifico limite della prova testimoniale (e, correlativamente, di quella presuntiva) ex art. 1417 c.c., in quanto l'art. 421 c.p.c. - nel consentire al giudice, nell'ambito del rito suindicato, di ammettere mezzi di prova senza i limiti fissati dal codice civile - si riferisce ai limiti stabiliti per la prova testimoniale dalle relative disposizioni generali degli art. 2721, 2722 e 2723, alle quali si ricollega l'articolo 1417 citato, che, d'altronde, fa applicazione, in tema di simulazione, della regola generale, di cui al menzionato art. 2722, dell'inammissibilità della prova testimoniale di patti contrari al contenuto di un documento. Il medesimo art. 421 c.p.c., inoltre, si riferisce non ai requisiti di forma previsti dal codice, per alcuni tipi di contratto (sia ad substantiam che "ad probationem"), ma ai limiti fissati dal codice civile alla prova testimoniale in generale negli articoli 2721, 2722 e 2723.

Cassazione civile sez. III  26 febbraio 2014 n. 4567

 

 

Mandato e rappresentanza

L'estinzione del mandato per morte del mandatario, prevista dall'art. 1722, n. 4, c.c., e l'obbligo di rendiconto a carico dello stesso mandatario, previsto dall'art. 1713, comma 1, c.c., si collocano su piani diversi e non confondibili, sicché la morte ha il solo effetto giuridico di trasferire l'obbligo di rendiconto dal mandatario ai suoi eredi, ovvero, nel caso di morte del mandante, in favore degli eredi di quest'ultimo, in virtù delle norme generali in tema di successione "mortis causa". Rigetta, App. Milano, 12/12/2006

Cassazione civile sez. III  22 marzo 2013 n. 7254  

 

 

Avvocatura dello stato

In tema di rappresentanza in giudizio, il principio secondo il quale l'estinzione del soggetto rappresentato, ancorché non dichiarata in udienza, determina la perdita di legittimazione del difensore a compiere attività processuali, avvalendosi del mandato conferito dal soggetto soppresso, successivamente alla pronuncia della sentenza, non è applicabile alle pubbliche amministrazioni che sono difese "ex lege" dall'Avvocatura dello Stato, la quale ripete il proprio "jus postulandi" dalla legge e non da atto negoziale. Ne consegue che, essendo l'Avvocatura dello Stato sempre legittimata a compiere attività processuali anche per l'ente cessato, non possono considerarsi nulli né il ricorso per cassazione che indichi il soggetto cessato né la notifica del ricorso medesimo presso l'Avvocatura (fattispecie relativa a rappresentanza in giudizio dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i servizi tecnici - A.p.a.t. -, ente accorpato nell'Istituto Superiore per la protezione e la Ricerca Ambientale, I.s.p.r.a.). Rigetta, App. Roma, 17/12/2009

Cassazione civile sez. lav.  25 febbraio 2013 n. 4648  

 

 

Impugnazioni

Il principio di ultrattività del mandato alle liti, costituente una deroga alla regola per cui la morte del mandante estingue il mandato, secondo la disciplina generale della materia ai sensi dell'art. 1722 n. 4, c.c., opera solo all'interno della fase processuale in cui l'evento si è verificato, derivandone che, esaurito il grado in cui l'evento morte non dichiarato si è verificato, la legittimazione attiva e passiva compete solo alle parti reali e viventi; tale principio trova altresì applicazione quanto al precetto, atto di natura sostanziale più che processuale. (Cassando la decisione impugnata e decidendo nel merito, la S.C. ha dichiarato la nullità del precetto intimato dopo la pubblicazione della sentenza di primo grado dal procuratore della parte deceduta molti anni prima).

Cassazione civile sez. III  08 febbraio 2012 n. 1760  

 

Compromesso ed arbitrato

In tema di arbitrato irrituale, la scadenza del termine per l'adozione del lodo, prevista al fine di evitare che le parti siano indefinitamente vincolate alla conclusione extragiudiziale della controversia, è essenziale ed estingue il mandato conferito agli arbitri, ma, per il carattere negoziale del rapporto, è possibile che le parti intendano concedere una proroga ed attribuiscano al suddetto termine un valore meramente orientativo, quale una raccomandazione agli arbitri di procedere con la sollecitudine richiesta dalla natura della lite. Ne consegue che la proroga del suddetto termine può essere concordata sia dai difensori muniti di procura speciale, comprensiva della facoltà di transigere e dei più ampi poteri, che necessariamente includono anche la possibilità di concedere un differimento del termine per l'emissione del lodo, che dai difensori privi di mandato speciale, ma in tal caso è necessario che le parti non abbiano negato il proprio consenso alla proroga medesima. Il relativo accertamento, risolvendosi nella ricostruzione della volontà delle parti, è rimesso all'apprezzamento del giudice del merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente e correttamente motivato.

Cassazione civile sez. lav.  22 novembre 2011 n. 24562  

 



 
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