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Art. 1724 codice civile: Revoca tacita

La nomina di un nuovo mandatario per lo stesso affare o il compimento di questo da parte del mandante importano revoca del mandato, e producono effetto dal giorno in cui sono stati comunicati al mandatario (1).


Commento

(1) La revoca è tacita quando il mandante compie degli atti incompatibili con la volontà di continuare ad avvalersi dell’opera del mandatario, quale appunto la nomina di un nuovo mandatario o il compimento diretto dell’affare.


Giurisprudenza annotata

Comunione e condominio

In tema di condominio negli edifici, l'assemblea può nominare un nuovo amministratore senza avere preventivamente revocato l'amministratore uscente, applicandosi la norma sulla revoca tacita del mandato, di cui all'art. 1724 c.c. Rigetta, App. Bologna, 12/06/2007

Cassazione civile sez. II  18 aprile 2014 n. 9082  

 

A mente delle norme in tema di mandato (art. 1724 c.c.), la delibera condominiale che nomini il nuovo amministratore è atto incompatibile con il mantenimento del “vecchio” amministratore e ne comporta l’implicita revoca. (Nel caso di specie, la delibera era stata impugnata per sua asserita invalidità, in tesi dovuta alla mancanza di una previa deliberazione espressa di revoca del precedente amministratore).

Tribunale Modena sez. II  14 marzo 2012 n. 493  

 

La nomina di un nuovo amministratore del condominio non richiede la previa formale revoca dell'amministratore in carica, atteso che dando luogo ad un rapporto di mandato, comporta, ai sensi dell'art. 1724 c.c., la revoca di quello precedente.

Cassazione civile sez. II  09 giugno 1994 n. 5608  

 

La nomina di un nuovo amministratore del condominio di edificio non richiede la previa formale revoca dell'amministratore in carica, atteso che dando luogo ad un rapporto di mandato, comporta, ai sensi dell'art. 1724 c.c., la revoca di quello precedente.

Cassazione civile sez. II  09 giugno 1994 n. 5608  

 

 

Avvocato

Non vi è incompatibilità tra il mandato conferito dal cliente all'avvocato per la proposizione dell'appello ed il mandato conferito dallo stesso cliente ad altro professionista ai fini della definizione transattiva della medesima causa; sussiste, pertanto, la responsabilità del primo per il danno cagionato al cliente dalla mancata proposizione dell'appello e dal conseguente passaggio in giudicato della sentenza, né il professionista può addurre a sua giustificazione il fatto di avere ritenuto che il conferimento ad altro avvocato dell' incarico per la transazione importasse revoca del mandato ad appellare. (Conferma App. Trento 23 gennaio 2003 n. 33).

Cassazione civile sez. II  13 maggio 2011 n. 10686  

 

 

Fallimento

In tema di rimborsi fiscali, nel caso in cui il contribuente - imprenditore abbia richiesto il rimborso dei propri crediti d'imposta e, successivamente, abbia prima conferito mandato irrevocabile all'incasso di tali crediti ad una banca (mandato "in rem propriam"), e poi sia fallito, l'amministrazione finanziaria, deve interpretare la richiesta diretta di pagamento effettuata dalla curatela fallimentare, giusta il disposto dell'art. 1724 c.c., come una revoca tacita del mandato, ammissibile anche verso il mandatario "in rem propria" (nella specie conferito alla banca), per giusta causa, ravvisabile nell'intervenuto fallimento del mandante. L'Amministrazione finanziaria, pertanto, potendosi efficacemente liberare della propria obbligazione nei confronti del mandante - creditore, è tenuta a corrispondere le somme dovute al curatore del fallimento perché essa, quale terzo debitore, non ha interesse a conoscere delle eventuali questioni afferenti al rapporto interno di mandato e delle ragioni che possono avere indotto la curatela a non revocarlo esplicitamente ovvero a non esercitare l'azione revocatoria fallimentare. (In applicazione di tale principio, la Corte ha respinto il ricorso per cassazione contro la sentenza della Commissione tributaria che aveva condannato l'Amministrazione finanziaria al rimborso dei crediti vantati dal contribuente fallito, in favore del curatore del fallimento).

Cassazione civile sez. trib.  22 luglio 2004 n. 13676  

 

 

Contratti agrari

Nell'ipotesi di affitto di fondo rustico stipulato in nome proprio dal mandatario, su incarico fiduciario del proprietario del bene, quest'ultimo, ai fini della legittimazione all'esercizio dell'azione di opposizione alla proroga legale del contratto ex art. 1, lett. a), del d.l.C.p.S. 1 aprile 1947 n. 273, che postula la qualità di parte del rapporto locativo e la titolarità di un diritto attuale al godimento dell'immobile, mentre non può giovarsi degli effetti propri della rappresentanza (difettando la contemplatio domini), può tuttavia, con la revoca del mandato fiduciario e la gestione diretta del rapporto, conseguire, oltre la ratifica degli atti compiuta dal mandatario senza rappresentanza, relativamente agli effetti pregressi di essi, anche la sostituzione all'ex-mandatario, parte formale del contratto, nella posizione di locatore, nè l'operatività di siffatta modificazione soggettiva richiede che sia espressa in forma scritta la revoca del mandato, ravvisabile, ai sensi dell'art. 1724 c.c., allorquando il mandante provveda egli stesso alla cura del negozio in precedenza affidato al mandatario, e neppure l'assenso del conduttore, che ben può desumersi da un suo comportamento univocamente concludente.

Cassazione civile sez. III  29 ottobre 1983 n. 6452  



 
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