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Art. 1751 codice civile: Indennità in caso di cessazione del rapporto

All’atto della cessazione del rapporto, il preponente è tenuto a corrispondere all’agente un’indennità (1) se ricorrono le seguenti condizioni:

l’agente abbia procurato nuovi clienti al preponente o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti e il preponente riceva ancora sostanziali vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti;

il pagamento di tale indennità sia equo, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, in particolare delle provvigioni che l’agente perde e che risultano dagli affari con tali clienti.

L’indennità non è dovuta:

quando il preponente risolve il contratto per un’inadempienza imputabile all’agente, la quale, per la sua gravità, non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto;

quando l’agente recede dal contratto, a meno che il recesso sia giustificato da circostanze attribuibili al preponente o da circostanze attribuibili all’agente, quali età, infermità o malattia, per le quali non può più essergli ragionevolmente chiesta la prosecuzione dell’attività (2);

quando, ai sensi di un accordo con il preponente, l’agente cede ad un terzo i diritti e gli obblighi che ha in virtù del contratto di agenzia.

L’importo dell’indennità non può superare una cifra equivalente ad un’indennità annua calcolata sulla base della media annuale delle retribuzioni riscosse dall’agente negli ultimi cinque anni e, se il contratto risale a meno di cinque anni, sulla media del periodo in questione.

La concessione dell’indennità non priva comunque l’agente del diritto all’eventuale risarcimento dei danni.

L’agente decade dal diritto all’indennità prevista dal presente articolo se, nel termine di un anno dallo scioglimento del rapporto, omette di comunicare al preponente l’intenzione di far valere i propri diritti.

Le disposizioni di cui al presente articolo sono inderogabili a svantaggio dell’agente.

L’indennità è dovuta anche se il rapporto cessa per morte dell’agente.

 


Commento

Indennità: percentuale sulle provvigioni liquidate anno per anno e versate dal preponente, durante lo svolgimento del rapporto, all’ENASARCO (ente che gestisce il trattamento previdenziale ed assistenziale per gli agenti e rappresentanti di commercio, sin dal 1938), che le devolve alla fine del rapporto direttamente all’agente.

 

Decadenza: perdita della possibilità di esercitare un diritto, se non azionato entro un certo periodo di tempo (nella fattispecie, un anno).

 

 

(1) L’indennità (cd. indennità di clientela) dovuta all’agente costituisce un compenso per aver fatto conoscere il preponente in una certa zona e ad una certa clientela, ed aver quindi provocato un vantaggio economico per lo stesso, che si calcola tenendo conto del volume di affari conclusi e della durata dell’attività dell’agente. Essa non priva l’agente del diritto al risarcimento del danno.

 

 

(2) La possibilità di recedere (già prevista all’art. 1750) risulta giustificata dal sopraggiungere di circostanze particolari, che attengono alla persona del preponente e dell’agente, che sono in grado di incidere sul contratto che si basa, tra l’altro, su un rapporto fiduciario che si instaura tra le parti.

 


Giurisprudenza annotata

Agenzia

Nel contratto di agenzia la prestazione dell'agente consiste in atti di contenuto vario e non predeterminato - quali il compito di propaganda, la predisposizione dei contratti, la ricezione e la trasmissione delle proposte al preponente per l'accettazione - atti che tendono tutti alla promozione della conclusione di contratti in una zona determinata per conto del preponente; nessuna di queste attività costituisce componente indispensabile della prestazione dell'agente; la standardizzazione delle condizioni di vendita può rendere preminente l'azione di propaganda, rispetto a quella di preparazione ed allestimento del contratto.

Cassazione civile sez. II  04 settembre 2014 n. 18690  

 

Al fine della quantificazione dell'indennità di cessazione del rapporto spettante all'agente, ove risultino provate e accertate in concreto le circostanze di fatto previste dall'art. 1751 comma 1 c.c., il giudice è tenuto a verificare se nei limiti posti dall'art. 1751 comma 3 c.c. la quantificazione dell'indennità calcolata sulla base dei criteri posti dall'accordo economico collettivo del 30 ottobre 1992 sia corrispondente al canone di equità prescritto dal medesimo art. 1751 comma 1 c.c. tenuto conto di tutte le circostanze del caso e in particolare delle provvigioni che l'agente perde e che risultano dagli affari con tali clienti, e, ove non la ritenga tale, deve, in mancanza di una specifica disciplina collettiva, riconoscere all'agente il differenziale necessario per riportarla a equità.

Cassazione civile sez. II  22 maggio 2014 n. 11369  

 

L'art. 1751, comma 6, c.c. si interpreta nel senso che il giudice deve sempre applicare la normativa che assicuri all'agente, alla luce delle vicende del rapporto concluso, il risultato migliore, poiché la prevista inderogabilità a svantaggio dell'agente comporta che l'importo determinato dal giudice ai sensi della normativa legale deve prevalere su quello, inferiore, spettante in applicazione di regole pattizie, individuali o collettive.

Cassazione civile sez. lav.  01 aprile 2014 n. 7567  

 

A seguito della sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, 23 marzo 2006, in causa C-465/04, interpretativa degli artt. 17 e 19 della direttiva 86/653, ai fini della quantificazione dell'indennità di cessazione del rapporto spettante all'agente nel regime precedente all'accordo collettivo del 26 febbraio 2002 che ha introdotto l''indennità meritocratica", ove l'agente provi di aver procurato nuovi clienti al preponente o di aver sviluppato gli affari con i clienti esistenti (ed il preponente riceva ancora vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti) ai sensi dell'art. 1751, comma 1, c.c., è necessario verificare se - fermi i limiti posti dall'art. 1751, comma 3, c.c. - l'indennità determinata secondo l'accordo collettivo del 27 novembre 1992, tenuto conto di tutte le circostanze del caso e, in particolare, delle provvigioni che l'agente perde, sia equa e compensativa del particolare merito dimostrato, dovendosi, in difetto, riconoscere la differenza necessaria per ricondurla ad equità. (cassata, nella specie, la decisione dei giudici del merito che, in adesione all'orientamento precedente alla citata sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, aveva ritenuto la prevalenza del criterio previsto dalla contrattazione collettiva rispetto al criterio legale di cui all'art. 1751 c.c).

Cassazione civile sez. II  21 febbraio 2014 n. 4202

 

In tema di determinazione dell'indennità dovuta all'agente commerciale alla cessazione del rapporto, la disciplina dettata dall'art. 1751, c.c. può essere derogata soltanto in meglio dalla contrattazione collettiva e, nel caso in cui l'agente sostenga in giudizio la nullità del contratto individuale recettivo di quello collettivo, il raffronto tra la disciplina legale e quella pattizia deve essere effettuato con riferimento al caso concreto, pervenendosi alla dichiarazione di nullità della parte del contratto risultata sfavorevole all'agente. Quest'ultimo pertanto ha l'onere di provare nel giudizio di merito, con dettagliati calcoli conformi ad entrambi i criteri, legale e contrattuale, la differenza peggiorativa, mentre il preponente ha l'onere di provare il contrario, anche attraverso l'eventuale considerazione complessiva delle clausole e la relativa compensazione di vantaggi e svantaggi.

Cassazione civile sez. II  21 febbraio 2014 n. 4202

 

In tema di cessazione del rapporto di agenzia, l’art. 17 della direttiva n. 86/653/Cee, relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, deve essere interpretato, alla luce della relativa decisione della Corte di giustizia delle Comunità Europee del 23 marzo 2006, c-465/04, nel senso che l’indennità di cessazione del rapporto prevista dalla citata direttiva non può essere sostituita da un’indennità contrattualmente determinata secondo criteri diversi, a meno che quest’ultima non assicuri all’agente un trattamento più favorevole, dovendosi, in difetto, riconoscere la differenza necessaria per ricondurla ad equità, tramite la complessiva corresponsione di quanto comunque spettante sulla base della previsione di cui all’art. 1751 c.c.

Tribunale Reggio Emilia sez. II  11 febbraio 2014 n. 236  

 

L'indennità di cessazione del rapporto di agenzia compensa l'agente per l'incremento patrimoniale che la sua attività reca al preponente sviluppando l'avviamento dell'impresa. Ne consegue che tale condizione deve ritenersi sussistente, ed è quindi dovuta l'indennità, ove i contratti conclusi dall'agente siano contratti di durata, in quanto lo sviluppo dell'avviamento e la protrazione dei vantaggi per il preponente, anche dopo la cessazione del rapporto di agenzia, sono "in re ipsa", mentre resta irrilevante la circostanza che i vantaggi derivanti dai contratti in questione non possano essere ricevuti dal preponente per suo fatto volontario (nella specie, per l'avvenuta cessione dell'azienda). Rigetta, App. Torino, 26/04/2011

Cassazione civile sez. lav.  05 novembre 2013 n. 24776  

 

L'indennità di cessazione del rapporto, disciplinata dall'art. 1751 cod. civ., non è dovuta all'agente in ogni caso di scioglimento del rapporto e, in particolare, non è dovuta quando l'agente recede dal contratto, a meno che il recesso sia giustificato da circostanze attribuibili al preponente o da circostanze attribuibili all'agente, quali età, infermità o malattia, per le quali non può più essergli ragionevolmente chiesta la prosecuzione dell'attività. Cassa e decide nel merito, App. Lecce, 04/08/2008

Cassazione civile sez. lav.  02 settembre 2013 n. 20089

 

Il riconoscimento in concreto di un rapporto di agenzia ovvero di un rapporto di procacciamento di affari, ricollegandosi alla diversa stabilità dell'incarico di promozione di affari, comporta un diverso atteggiarsi dei fatti costitutivi dell'una ovvero dell'altra fattispecie, sebbene al rapporto di procacciamento di affari possano applicarsi in via analogica talune disposizioni relative al contratto di agenzia (come quelle relative alle provvigioni), che non presuppongono un carattere stabile e predeterminato del rapporto, con esclusione, dunque, di quelle relative all'indennità di mancato preavviso, all'indennità suppletiva di clientela ed all'indennità di cessazione del rapporto. Rigetta, App. Perugia, 24/11/2008

Cassazione civile sez. lav.  28 agosto 2013 n. 19828  



 
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