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Art. 1752 codice civile: Agente con rappresentanza

Le disposizioni del presente capo si applicano anche nell’ipotesi in cui all’agente è conferita dal preponente la rappresentanza per la conclusione dei contratti (1).


Commento

Agente con rappresentanza (o rappresentante di commercio): colui che viene incaricato stabilmente, da una o più imprese, di concludere contratti in una o più zone determinate (a differenza dell’agente, che deve solo promuovere la conclusione dei contratti). La rappresentanza deve essere conferita con atto scritto la cui forma è però richiesta solo ad probationem (e cioè a fini probatori in un eventuale giudizio); non è escluso però che essa venga conferita verbalmente.

 

(1) In questo caso, i contratti conclusi dall’agente rappresentante sono efficaci nei confronti del preponente, a meno che il contratto non contenga la clausola «salvo approvazione», nel qual caso l’esecuzione del contratto è subordinata al gradimento del preponente.

Se invece l’agente, cui non è stata attribuita la rappresentanza, conclude dei contratti a nome del preponente, essi sono inefficaci fino al momento della loro eventuale ratifica da parte del rappresentato (preponente) [v. 1399]; se questa non viene data, il terzo che ha contrattato con l’agente falsus procurator, può chiedere a quest’ultimo il risarcimento del danno sofferto a causa del suo incolpevole affidamento.

 

 


Giurisprudenza annotata

Assicurazione

L'assicuratore preponente risponde, ai sensi dell'art. 2049 c.c., del danno causato dall'agente infedele il quale abbia incassato e trattenuto per sé il premio, senza promuovere la stipula di alcun contratto assicurativo, a nulla rilevando che, con la propria condotta, l'agente abbia travalicato i limiti del proprio mandato. (Conferma App. Venezia 13 settembre 2004).

Cassazione civile sez. III  05 marzo 2009 n. 5370

 

In tema di rappresentanza processuale dell'agente di assicurazione deve distinguersi il caso in cui non vi è conferimento di potere rappresentativo da parte della società da quello opposto. Nel primo la rappresentanza è fondata sull'art. 1903 c.c. ed è limitata alle obbligazioni dipendenti dal contratto di assicurazione stipulato dall'agente; nel secondo deriva dall'atto di conferimento, ai sensi degli art. 1744, 1752 e 1753 c.c. che non è necessario menzionare espressamente, essendo sufficiente che l'agente indichi la propria qualità - e può estendersi alla riscossione dei premi anche di contratti stipulati da un altro agente, ma appartenenti allo stesso portafoglio, indipendentemente dalla circostanza che l'agente sia a gestione libera o legato all'impresa da un rapporto di subordinazione.

Cassazione civile sez. III  07 luglio 1999 n. 7033  

 

Ai sensi dell'art. 1903 c.c., l'ambito dell'attività dell'agente di assicurazione cosiddetto "a gestione libera" (per distinguerlo dall'agente legato all'impresa da un rapporto di subordinazione) non è necessariamente limitato al promovimento della conclusione di contratti per conto della società preponente, in quanto - secondo la disciplina degli art. 1744 e 1752 c.c., estesa agli agenti di assicurazione nei limiti stabiliti dall'art. 1753 stesso codice - è consentito attribuire all'agente (anche a gestione libera) la facoltà di riscuotere crediti del preponente e la rappresentanza del medesimo.

Cassazione civile sez. I  17 luglio 1990 n. 7329  

 

 

Agenzia

A differenza del mandatario, il quale compie atti giuridici per conto del mandante, l'agente si limita verso corrispettivo a promuovere la conclusione di affari fra preponente e terzi in una zona determinata, salvo che come previsto dall'art. 1752 c.c. gli sia stato attribuito il potere di stipulare i contratti in rappresentanza di colui che gli ha affidato l'incarico. Pertanto in relazione a questa possibilità la riconduzione del rapporto all'uno o all'altro schema va operata avendo riguardo ad altri criteri, tratti dalla disciplina positiva e, principalmente, a quello della stabilità, la quale è caratteristica del rapporto di agenzia e comporta che l'incarico sia stato dato per una serie indefinita di affari.

Cassazione civile sez. lav.  16 ottobre 1998 n. 10265  

 

 

Nel rapporto di agenzia, le prestazioni dell'agente hanno per oggetto l'esplicazione, in una zona determinata, di un'attività professionale diretta a promuovere la conclusione di contratti per il preponente ed i terzi nonché, eventualmente, a concludere tali contratti per conto ed in rappresentanza del preponente. Pertanto, con tale rapporto - cui è connaturale che gli effetti degli affari conclusi per il tramite dell'agente si producano direttamente nei confronti del preponente - è incompatibile la diversa fattispecie in cui un soggetto abbia assunto ed eseguito in prevalenza, oltre ad una secondaria attività di procacciatore di affari, l'obbligo di acquistare e rivendere in proprio nome e per proprio conto i prodotti fornitigli dall'altra parte, atteso che l'agente ha un interesse meramente economico alla conclusione dei contratti che procura al preponente, essendo ad essi commisurata la provvigione, ma non ne è mai parte in senso sostanziale.

Cassazione civile sez. lav.  06 marzo 1987 n. 2382  

 

Poiché l'art. 1752 c.c. prevede che si possa attribuire all'agente il potere di rappresentare il preponente, nel qual caso il primo compie atti giuridici in nome e per conto del secondo, la distinzione fra mandato ed agenzia non può essere fondata esclusivamente sul fatto che l'incaricato compia o no atti giuridici per conto di colui che l'incarico ha affidato, essendo invece necessario ricorrere anche ad altri criteri e, principalmente, a quello della stabilità, la quale è caratteristica del rapporto di agenzia e comporta che l'incarico sia stato dato per una serie indefinita di affari.

Cassazione civile sez. lav.  10 ottobre 1985 n. 4942  

 

Il rapporto di agenzia - che ha per oggetto lo svolgimento, da parte dell'agente ed a rischio del medesimo, di un'attività economica autonomamente organizzata concretantesi in un risultato di lavoro e vincolata al preponente da uno stabile rapporto di collaborazione, che, in difetto di rappresentanza, si esaurisce nel promovimento dell'affare accettato dal preponente - si differenzia sia dal rapporto di lavoro subordinato, il quale ha per oggetto la prestazione di energie lavorative in regime di subordinazione e senza assunzione di rischio (gravante, invece, sul datore di lavoro), sia dal rapporto di commissione, in cui il commissionario, quale mandatario senza rappresentanza, conclude, in nome proprio e per conto del committente, affari concernenti la compravendita di beni, dai quali derivano diritti ed obblighi, che egli riversa sul committente attraverso rapporti di carattere interno e non interessanti in alcun modo i terzi.

Cassazione civile sez. lav.  12 aprile 1985 n. 2433  

 

Mandato e rappresentanza

Il rappresentante può dare prova di avere contratto in nome e per conto del rappresentato spendendo il nome di questi anche attraverso le ammissioni del terzo che lo convenga in giudizio quale responsabile in proprio, non essendo necessario che una tale prova risulti da documenti provenienti dal mandante o dallo stesso mandatario, e l'accertamento del giudice del merito che, in forza di fatti univoci e concludenti ed in relazione al comportamento tenuto dalla parte, reputi l'esistenza dei poteri di rappresentanza e della spendita del nome del rappresentato è incensurabile nel giudizio di cassazione.

Cassazione civile sez. III  14 dicembre 1985 n. 6334  



 
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