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Art. 1753 codice civile: Agenti di assicurazione

Le disposizioni di questo capo sono applicabili anche agli agenti di assicurazione, in quanto non siano derogate dalle norme corporative o dagli usi e in quanto siano compatibili con la natura dell’attività assicurativa.


Commento

Agente di assicurazione: colui che ha stabilmente l’incarico di promuovere per conto dell’altra parte (assicuratore) la conclusione di contratti in una determinata zona [v. 1903].

 

Usi: abitudini, cd. contrattuali, che regolano lo svolgimento generalizzato di un certo tipo di affari in un dato luogo e momento.

 

Attività assicurativa: attività volta a trasferire un rischio da un soggetto (assicurato) ad un altro (impresa assicurativa).

 


Giurisprudenza annotata

Agenzia

In tema di agenzia di assicurazione, la lettera raccomandata con la quale l'agente chieda la specificazione dei motivi del recesso dell'impresa preponente può essere indirizzata ad un'agenzia in economia dell'impresa stessa, anziché alla sede legale, in quanto l'art. 12 bis e il terzo protocollo d'intesa dell'Accordo Nazionale Agenti del 1981, applicabile "ratione temporis", indicano quale destinatario l'"impresa", termine che, per ampiezza, è idoneo a ricomprendere gli uffici periferici della compagnia di assicurazione. Rigetta, App. Milano, 17/07/2008

Cassazione civile sez. II  02 settembre 2014 n. 18516

 

Nell'ambito della definizione dei rapporti creditori e debitori intercorrenti tra una compagnia di assicurazione posta in liquidazione coatta amministrativa ed uno dei suoi agenti, la deroga eventualmente inserita nel contratto di agenzia al principio secondo cui non sono applicabili le norme di legge sulla compensazione se non sussiste autonomia dei rapporti cui si riferiscono i contrapposti crediti delle parti - ammissibile perché non contraria ad alcuna norma di legge né ai principi dell'ordinamento giuridico - non può ritenersi operante dopo la risoluzione del contratto per effetto della sottoposizione della società mandante a liquidazione coatta amministrativa, in quanto le parti non sono più vincolate dai patti contrattuali e sono vicendevolmente obbligate ad adempiere le reciproche posizioni di debito e credito che siano residuate. Ne consegue, pertanto, che l'eccezione di compensazione può essere proposta dalla parte ed accolta dal giudice sotto il profilo del semplice accertamento contabile di dare ed avere.

Cassazione civile sez. lav.  14 maggio 2007 n. 11030

 

Il contratto di agenzia assicurativa va tenuto distinto da quello di subagenzia - che postula la conclusione dei contratti di assicurazione soltanto per conto dell'agente, e non anche dell'impresa assicuratrice - in quanto le due fattispecie negoziali, pur avendo contenuto sostanzialmente identico, si differenziano nettamente con riguardo alla persona del preponente, che, nel contratto di agenzia, è l'impresa, mentre in quello di subagenzia è l'agente. La subagenzia costituisce, quindi, una particolare fattispecie di contratto derivato (o subcontratto), unilateralmente e funzionalmente collegato al contratto principale di agenzia, che ne costituisce il necessario presupposto - sì che al primo si applica la disciplina del contratto principale, ex art. 1742 - 1753, nei limiti consentiti (o imposti) dal collegamento funzionale - con esclusione, peraltro, dell'applicabilità delle norme relative all'esercizio del potere rappresentativo con efficacia nei confronti dell'impresa assicuratrice (art. 1745 e 1903 c.c.), a meno che quest'ultima non attribuisca tale poteri direttamente al subagente. A tanto consegue che le somme riscosse dal subagente non entrano direttamente nel patrimonio dell'impresa assicuratrice, ma in quello dell'agente - subpreponente, salvo il sorgere, in capo a quest'ultimo, di un contestuale obbligo di ritrasferimento delle somme ricevute dal subagente (ragguagliate ai premi riscossi, detratta la provvigione) all'impresa assicuratrice.

Cassazione civile sez. III  06 agosto 2004 n. 15190

 

L'operatività della clausola "di rivalsa", che, ai sensi dell'art. 37 dell'Accordo nazionale agenti del 16 settembre 1981, riconosce al preponente di ottenere dall'agente subentrante il rimborso di quanto versato a titolo di indennità all'agente cessato o ai suoi eredi, presuppone la continuità fra la gestione del nuovo agente e quella dell'agente sostituito, secondo un accertamento riservato al giudice di merito e insindacabile in cassazione se sorretto da adeguata motivazione.

Cassazione civile sez. lav.  09 dicembre 2003 n. 18796  

 

Il contratto di agenzia assicurativa va tenuto distinto da quello di subagenzia - che postula la conclusione dei contratti di assicurazione soltanto per conto dell'agente, e non anche dell'impresa assicuratrice - in quanto le due fattispecie negoziali, pur avendo contenuto sostanzialmente identico, si differenziano nettamente con riguardo alla persona del preponente, che, nel contratto di agenzia, è l'impresa, mentre in quello di subagenzia è l'agente. La subagenzia costituisce, quindi, una particolare fattispecie di contratto derivato (o subcontratto), unilateralmente e funzionalmente collegato al contratto principale di agenzia, che ne costituisce il necessario presupposto - sì che al primo si applica la disciplina del contratto principale, ex art. 1742 - 1753, nei limiti consentiti (o imposti) dal collegamento funzionale - con esclusione, peraltro, dell'applicabilità delle norme relative all'esercizio del potere rappresentativo con efficacia nei confronti dell'impresa assicuratrice (art. 1745 e 1903 c.c.), a meno che quest'ultima non attribuisca tale poteri direttamente al subagente. A tanto consegue che le somme riscosse dal subagente non entrano direttamente nel patrimonio dell'impresa assicuratrice, ma in quello dell'agente - subpreponente, salvo il sorgere, in capo a quest'ultimo, di un contestuale obbligo di ritrasferimento delle somme ricevute dal subagente (ragguagliate ai premi riscossi, detratta la provvigione) all'impresa assicuratrice.

Cassazione civile sez. III  06 agosto 2004 n. 15190  

 

 

Tributi locali

In tema di imposta comunale per l'esercizio di imprese, arti e professioni (i.c.i.a.p.) ed ai fini dell'inquadramento nella tabella allegata al d.l. 2 marzo 1989 n. 66, conv., con modificazioni, nella l. 24 aprile 1989 n. 144, l'assonanza tra la categoria degli agenti di commercio e quella degli agenti di assicurazione (svolgendosi un servizio sostanzialmente identico, sia che si abbia riguardo alla intermediazione di beni che a quella di servizi), non rileva in quanto tale sistema di tassazione gradua la determinazione del tributo alla stregua di criteri che prescindono dalla natura dell'attività esercitata e che si relazionano al grado di utilizzazione dei servizi comunali e ad un indice di redditività che ha come base di riferimento principale la dimensione dell'immobile utilizzato ed un correttivo nel reddito effettivamente prodotto. Pertanto, mentre le attività ricomprese nel quinto settore della tabella i.c.i.a.p. riguardano la commercializzazione di alcuni "beni di consumo", le cui caratteristiche non si ritrovano nei servizi offerti dalle compagnie assicuratrici, l'attività degli agenti di assicurazione, innegabilmente collegata a quella assicurativa (inquadrata nell'ultimo settore, il decimo) è giustificatamente riferibile al nono settore (riservato ai "servizi"), contiguo a quello assicurativo, al quale appresta appunto un "servizio", anche se di intermediazione.

Cassazione civile sez. trib.  01 ottobre 2004 n. 19697  



 
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