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Art. 1755 codice civile: Provvigione

Il mediatore ha diritto alla provvigione da ciascuna delle parti, se l’affare (1) è concluso per effetto del suo intervento (2).

La misura della provvigione e la proporzione in cui questa deve gravare su ciascuna delle parti, in mancanza di patto, di tariffe professionali o di usi, sono determinate dal giudice secondo equità.


Commento

Provvigione: forma di retribuzione consistente in una percentuale sull’importo lordo degli affari che sono giunti a buon fine. Essa è dovuta in quanto fra l’attività intermediatrice e l’affare concluso intercorra un nesso causale, nel senso che la conclusione dell’affare debba essere la conseguenza dell’intervento del mediatore.

 

 

(1) Per affare si intende ogni operazione economica che comporta un vantaggio di contenuto patrimoniale per le parti. L’affare si considera concluso quando si crea una situazione vincolante per le parti (obbligazione). Pertanto è dovuta la provvigione anche se le parti abbiano concluso solamente un contratto preliminare [v. 1351].

 

 

(2) Le parti sono libere di concludere o meno l’affare per il quale sono state messe in contatto dal mediatore, che ha diritto al compenso anche se non interviene in tutte le fasi delle trattative, e cioè fino al raggiungimento dell’accordo definitivo.

Le parti possono, però, condizionare il pagamento della provvigione al buon fine dell’affare, o, al contrario, prevedere il pagamento di un compenso indipendentemente dalla conclusione dello stesso. In ogni caso, il diritto del mediatore al pagamento si prescrive (si estingue) in un anno.

 

 


Giurisprudenza annotata

Mediazione

Non sussiste alcun diritto alla provvigione in capo al mediatore quando una prima fase delle trattative, avviate con il suo intervento, non dia risultato positivo e possa affermarsi che la conclusione dell'affare, cui le parti siano successivamente pervenute è indipendente dall'intervento del mediatore che le ha poste originariamente in contatto, in quanto la ripresa delle trattative sia intervenuta per effetto di iniziative nuove, assolutamente non ricollegabili con le precedenti o da queste condizionate, sicché possa escludersi l'utilità dell'originario intervento del mediatore.

Cassazione civile sez. III  22 gennaio 2015 n. 1120  

 

È configurabile, accanto alla mediazione ordinaria, una mediazione negoziale cosiddetta atipica, fondata su un contratto a prestazioni corrispettive, con riguardo anche a una soltanto delle parti interessate (mediazione unilaterale); tale ipotesi ricorre nel caso in cui una parte, volendo concludere un affare, incaricati altri di svolgere un'attività intesa alla ricerca di un persona interessata alla conclusione del medesimo affare a determinate, prestabilite condizioni; essa rientra nell'ambito di applicabilità della disposizione prevista dall'art. 2 comma 4 l. n. 39 del 1989, che, per l'appunto, disciplina anche ipotesi atipiche di mediazione, stante la rilevanza, nell'atipicità, che assume il connotato della mediazione, alla quale si accompagna l'attività ulteriore in vista della conclusione dell'affare; pertanto, anche per l'esercizio di questa attività è richiesta l'iscrizione nell'albo degli agenti di affari in mediazione di cui al menzionato articolo 2 citato, ragion per cui il suo svolgimento in difetto di tale condizione esclude, ai sensi dell'art. 6 stessa legge, il diritto alla provvigione.

Cassazione civile sez. II  09 giugno 2014 n. 12961  

 

Ai fini del diritto alla provvigione ex art. 1755 c.c. non occorre un perdurante intervento del mediatore il quale, cioè, non deve sorreggere tutte le fasi della trattativa, fino alla conclusione dell'affare, essendo sufficiente anche la semplice attività di segnalazione dell'affare medesimo, qualora costituisca il risultato di una ricerca falla dal mediatore e poi valorizzata dalle parti con l'effettiva conclusione del contratto. In altri termini il diritto alla provvigione deve essere riconosciuto anche quando l'attività del mediatore non sia stata il fattore determinante ed esclusivo della conclusione dell'affare, essendo sufficiente che la menzionata attività presenti i caratteri della completezza.

Tribunale Milano sez. V  19 febbraio 2014 n. 2435

 

La sanzione della nullità prevista dall'art. 40 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 con riferimento a vicende negoziali relative ad immobili privi della necessaria concessione edificatoria trova applicazione nei soli contratti con effetti traslativi e non anche con riguardo ai contratti con efficacia obbligatoria, quale il preliminare di vendita. Ne consegue che in queste ipotesi rimane esclusa la sanzione di nullità per il successivo contratto definitivo di vendita, ovvero si può far luogo alla pronunzia di sentenza ex art. 2932 cod. civ., e che, anche nel caso in cui il preliminare abbia ad oggetto un immobile privo della concessione edificatoria, spetta egualmente al mediatore il diritto alla provvigione, essendosi costituito tra le parti un valido vincolo giuridico. Rigetta, Trib. Catania, sez. dist. Acireale, 05/04/2006

Cassazione civile sez. III  19 dicembre 2013 n. 28456

 

Elementi essenziali della attività di mediazione sono: a) sul piano strutturale: la onerosità, la subordinazione della provvigione alla conclusione dell'affare, la libertà per il mediatore di attivarsi o meno, l'autonomia e l'indipendenza del mediatore; b) sul piano funzionale: lo svolgimento di una attività mirante a mettere due o più parti in relazione al fine di concludere un affare. (In applicazione dei riferiti principi la Suprema corte ha escluso che integrasse mediazione il contratto inter partes atteso che in forza di questo una parte aveva l'obbligo e non la facoltà di prestare assistenza e consulenza al fine della presentazione di domande di finanziamento, che il compenso era subordinato solo in parte della effettiva erogazione del finanziamento mentre per altra parte era comunque dovuto, che da ultimo, mancava lo svolgimento di una attività finalizzata alla messa in relazione delle parti interessate alla conclusione di un affare, non essendo l'attività svolta finalizzata né a un reperimento della controparte né a un avvicinamento tra contraenti noti, ma in disaccordo).

Cassazione civile sez. III  24 ottobre 2013 n. 24118

 

Anche in materia di mediazione la non contestazione del convenuto costituisce un comportamento univocamente rilevante ai fini della determinazione dell'oggetto del giudizio, con effetti vincolanti per il giudice, che dovrà astenersi da qualsivoglia controllo probatorio del fatto non contestato acquisito al materiale processuale e dovrà, perciò, ritenerlo sussistente. Ne consegue che l'eccezione concernente la mancata iscrizione del mediatore nel relativo albo professionale, qualora sia proposta dal convenuto - al fine di far valere la nullità del contratto e paralizzare la pretesa del mediatore al pagamento della provvigione, ex art. 6 l. 3 febbraio 1989 n. 39 - soltanto nella comparsa conclusionale d'appello, esonera il giudice da qualsiasi verifica probatoria in ordine alla sua fondatezza. Rigetta, App. Messina, 07/07/2009

Cassazione civile sez. III  21 giugno 2013 n. 15658  

 



 
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