Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 176 codice civile: Amministrazione dopo lo scioglimento del matrimonio

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 19 MAGGIO 1975, N. 151

Giurisprudenza annotata

Sentenza Ordinanza e decreto in materia civile

Le ordinanze emesse dal giudice nel corso del processo hanno efficacia provvisoria e sono sempre revocabili e modificabili, anche implicitamente, con la pronuncia che definisce il giudizio, fatte salve le limitazioni previste dall'art. 177, comma 3, c.p.c. Non è, quindi, configurabile una contraddittorietà della motivazione di una sentenza per il suo contrasto con una anteriore ordinanza, atteso che quest'ultima deve ritenersi implicitamente revocata dalla successiva pronuncia, fermo il dovere del giudice di indicare le ragioni per le quali ha ritenuto di operare una scelta diversa da quella sulla quale l'ordinanza era fondata. (Nella specie, in applicazione del riferito principio, ha osservato la Suprema Corte, a tanto ha adempiuto il giudice "a quo", giacché ha esplicitamente chiarito le ragioni per le quali ha ritenuto inammissibile e irrilevante la prova testimoniale benché da lui già in precedenza ammessa ed espletata).

Cassazione civile sez. II  26 novembre 2008 n. 28246

 

 

Corte dei Conti

In ipotesi di rinvio della discussione della causa disposto, su richiesta di parte, verbalmente in udienza alla quale è assente la parte per fatto ad essa imputabile, non sussiste alcun obbligo di comunicazione dell'ordinanza pronunciata in udienza ex art. 176 c.p.c.

Corte Conti sez. II  09 febbraio 1998 n. 45/A  

 

 

Coniugi

Nella disciplina del patrimonio familiare, prevista dagli art. 167-176 c.c. nel testo anteriore alla riforma del diritto di famiglia, attuata con la l. 19 maggio 1975 n. 151, i figli non avevano alcuna posizione giuridica corrispondente a un diritto reale, sia pur limitato o ad alcun altro diritto, neppure per effetto del vincolo di inalienabilità imposto sui beni e pertanto essi erano da considerarsi portatori di un semplice interesse, abilitati come tali non a far valere un diritto proprio, ma soltanto ad intervenire "ad adiuvandum" in favore di altro soggetto processuale.

Cassazione civile sez. II  31 maggio 1988 n. 3703  

 



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