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Art. 1760 codice civile: Obblighi del mediatore professionale

Il mediatore professionale in affari su merci o su titoli deve:

1) conservare i campioni delle merci vendute sopra campione, finché sussista la possibilità di controversia, sull’identità della merce;

2) rilasciare al compratore una lista firmata dei titoli negoziati, con l’indicazione della serie e del numero;

3) annotare su apposito libro gli estremi essenziali del contratto che si stipula col suo intervento e rilasciare alle parti copia da lui sottoscritta di ogni annotazione.


Commento

Mediatore professionale: colui che svolge come attività principale e stabile la mediazione in affari, abilitato all’esercizio della stessa in seguito a dichiarazione di inizio di attività, da presentare alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura.

 

Vendita su campione: vendita effettuata su parte della cosa oggetto del contratto, che costituisce l’elemento indicativo della qualità della merce.

 

 

(1) L’obbligo di conservare i campioni dura fino a che non venga riconosciuta la conformità del campione alla merce o comunque la difformità non possa essere fatta più valere per decorso del termine per l’esercizio dell’azione di risoluzione.

 

(2) Tale obbligo è, invece, finalizzato a rendere più facilmente risolvibili le controversie che possono sorgere al momento dell’esecuzione del contratto, relativamente alla perdita o al furto o alla falsità dell’oggetto della contrattazione.

 

 


Giurisprudenza annotata

Mediatore.

Il mediatore tanto nell'ipotesi tipica in cui abbia agito in modo autonomo, quanto nell'ipotesi in cui si sia attivato su incarico di una delle parti (c.d. mediazione atipica, la quale costituisce in realtà un mandato), ha l'obbligo di comportarsi con correttezza e buona fede, e di riferire alle parti le circostanze dell'affare a sua conoscenza, ovvero che avrebbe dovuto conoscere con l'uso della diligenza da lui esigibile. Tra queste ultime rientrano necessariamente, nel caso di mediazione immobiliare, le informazioni sulla eventuale contitolarità del diritto di proprietà in capo a più persone, sull'insolvenza di una delle parti, sull'esistenza di iscrizioni o trascrizioni pregiudizievoli, sull'esistenza di prelazioni od opzioni concernenti il bene oggetto della mediazione.

Cassazione civile sez. III  14 luglio 2009 n. 16382  

 

Per integrare l'elemento essenziale del contratto di mediazione è necessario che il mediatore sia un soggetto imparziale e che la sua attività consista nel mediare tra le parti poste in contatto per la conclusione dell'affare. Qualora, però, all'incarico di procurare un altro contraente in un determinato affare si accompagni quello di svolgere attività preliminari non meramente accessorie al procurato incontro tra le parti (quali quelle di ricercare non un qualsiasi contraente bensì di procedere ad una vera e propria scelta "intuitu personae" di una controparte affidabile, nonché a verificare la concreta praticabilità dell'affare), implicanti valutazioni di discrezionalità professionale richiedenti cognizioni tecnico-giuridiche, si è in presenza, in virtù del "quid pluris" che connota siffatte prestazioni rispetto a quella di semplice mediazione (stante la inscindibilità della ricerca del contraente dagli altri compiti attribuiti), di un più complesso contratto d'opera professionale, che, non rientrando nella previsione di esclusività di cui alla l. 3 febbraio 1989 n. 39, ben può essere stipulato con un avvocato e dar luogo al diritto alla retribuzione di quest'ultimo.

Cassazione civile sez. II  26 settembre 2005 n. 18748

 

L'attività negoziale svolta per conto di un terzo che consista sia nel procurare ordini di produzione di manufatti, che nel seguirne la realizzazione tecnica, con corrispettivo calcolato a provvigione e pagamento con rilascio di fattura, non è inquadrabile nel lavoro subordinato nè nel contratto di agenzia, ma piuttosto in una autonoma forma di collaborazione con carattere di continuità consistente in una attività complessa mista, di natura al tempo stesso commerciale e tecnica, riconducibile alla figura del procacciatore d'affari; ne consegue che per lo svolgimento di tale attività non è necessaria l'iscrizione ad alcun albo professionale e non sussiste titolo per pretendere la restituzione delle provvigioni corrisposte, così come previsto per il rapporto di mediazione, con norma eccezionale, dall'art. 6 della legge n. 39 del 1989.

Cassazione civile sez. lav.  25 gennaio 2005 n. 1441

 

Per integrare uno degli elementi essenziali del contratto di mediazione è necessario che il mediatore sia un soggetto imparziale e che la sua attività consista nel mediare fra le parti poste in contatto per la conclusione dell'affare. Qualora, invece, l'attività dell'intermediario è prestata esclusivamente nell'interesse di una delle parti si rientra nell'ambito del procacciamento oneroso d'affari che non è soggetto all'applicazione del disposto dell'art. 6 l. 3 febbraio 1989 n. 39.

Cassazione civile sez. III  19 agosto 2003 n. 12106

 

La domanda risarcitoria proposta nei confronti del promittente venditore per le circostanze o i vizi che diminuiscono il valore della cosa venduta non impedisce al promittente compratore di far valere nei confronti del mediatore che era a conoscenza delle predette circostanze o dei predetti vizi, l'inadempimento dell'obbligo di informazione al quale lo stesso è tenuto nei confronti delle parti, trattandosi di responsabilità afferenti a due diversi rapporti, quello nascente dal contratto preliminare con il promittente venditore e quello di mediazione con il mediatore.

Cassazione civile sez. II  14 febbraio 1996 n. 1102

 

 

Compromesso ed arbitrato

Il compromesso e la clausola compromissoria per arbitrato irrituale devono essere redatti per iscritto a pena di nullità solo se relativi a rapporti giuridici per i quali la forma scritta è richiesta "ad substantiam" ai sensi dell'art. 1350 c.c., mentre, se relativi ad altri rapporti, richiedono soltanto la prova per iscritto, secondo le regole di cui all'art. 1967 c.c. Tale prova può essere costituita da qualsiasi attestazione scritta circa la esistenza del mandato compromissorio, anche se successiva alla pattuizione ed a carattere meramente ricognitivo, purché attribuibile alle parti. Pertanto, un documento, quale la conferma d'ordine, formato dal mediatore ai sensi dell'art. 1760, n. 3, c.c., da lui solo sottoscritto, ed inviato alle parti, che contenga la conferma dell'avvenuto accordo compromissorio, facendo salva la volontà delle parti di comunicare allo stesso mediatore il loro eventuale dissenso, costituisce prova del compromesso per arbitrato irrituale ove tale dissenso non sia stato manifestato.

Cassazione civile sez. I  07 luglio 1999 n. 7048  

 

 

Prova nel giudizio civile

Gli scritti provenienti da terzi sono idonei a fornire elementi indiretti di convincimento; pertanto, il giudice del merito, al fine di accertare la conclusione di un contratto, può utilizzare, in concorso con altre prove, le cosiddette "conferme d'ordine", che il mediatore professionale invii alle parti, a norma dell'art. 1760 n. 3 c.c., con l'annotazione degli estremi essenziali del contratto stesso.

Cassazione civile sez. II  13 dicembre 1979 n. 6497  



 
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