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Art. 1768 codice civile: Diligenza nella custodia

Il depositario deve usare nella custodia (1) la diligenza del buon padre di famiglia.

Se il deposito è gratuito, la responsabilità per colpa è valutata con minor rigore.


Commento

Diligenza del buon padre di famiglia: cura, attenzione e perizia che può richiedersi ad un uomo medio nell’esercizio di un’attività. L’art. 1176 si deve però ritenere applicabile anche con riferimento al comma 2 per cui se il depositario è un professionista (ossia svolge l’attività di deposito a livello professionale) la diligenza che gli si chiede sarà maggiore dovendosi rapportare alla natura dell’attività professionale esercitata.

 

(1) L’obbligo di custodire è l’essenza del contratto in esame. Esso comprende la detenzione della cosa, l’assegnazione di uno spazio idoneo, la conservazione. Non vi rientra invece l’amministrazione a meno che non sia collegata necessariamente alla conservazione.

 


Giurisprudenza annotata

Deposito

Al contratto atipico di parcheggio si applicano le norme relative al contratto di deposito, sicché il depositario assume verso il depositante l'obbligo di restituzione della cosa nello stato in cui è stata consegnata, nonché, in caso di sottrazione, quello di risarcimento del danno, salvo che provi l'imprevedibilità e l'inevitabilità della perdita, nonostante l'uso della diligenza del buon padre di famiglia, e dunque la non imputabilità dell'inadempimento. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito che aveva ravvisato la responsabilità del depositario, in difetto di prova che l'addetto alla riconsegna dell'autovettura avesse verificato che il possessore della contromarca fosse effettivamente autorizzato al ritiro dell'auto, ovvero che il tagliando dal medesimo esibito fosse stato diligentemente controllato nella sua autenticità). Rigetta, App. Milano, 27/06/2011

Cassazione civile sez. III  28 ottobre 2014 n. 22807  

 

In caso di furto della cosa depositata, il depositario non è esente da responsabilità se si limita a dimostrare di aver usato nella custodia la diligenza del buon padre di famiglia prevista dall'art. 1768 c.c., ma deve altresì provare, ai sensi dell'art. 1218 c.c., che l'inadempimento sia derivato da causa a lui non imputabile (fattispecie relativa all'azione di risarcimento danni nei confronti di una società che gestiva un parcheggio, in seguito al furto di una macchina, concessa in leasing all'attore, che aveva consegnato le chiavi al dipendente del garage, ricevendo l'apposito scontrino per la riconsegna).

Cassazione civile sez. III  28 ottobre 2014 n. 22807  

 

L'istituzione da parte dei comuni, previa deliberazione della giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell'art. 7, comma 1, lett. f), del vigente cod. strada, non comporta l'assunzione dell'obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l'avviso “parcheggio incustodito” è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto perché l'esclusione attiene all'oggetto dell'offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. (senza che sia necessaria l'approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell'art. 1341, comma 2, c.c., non potendo presumersene la vessatorietà), e l'univoca qualificazione contrattuale del servizio, reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l'obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell'affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso (quali, ad esempio, l'adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso e uscita, di dispositivi o di personale di controllo), potendo queste ascriversi all'organizzazione della sosta. Deriva da quanto precede, pertanto, che il gestore concessionario del comune di un parcheggio senza custodia non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell'area all'uopo predisposta.

Cassazione civile sez. III  16 maggio 2013 n. 11931  

 

Il rapporto che si instaura tra il proprietario del bene committente ed il riparatore o manutentore appare inquadrabile nell’alveo di un contratto misto a titolo oneroso ed a struttura complessa, che partecipa sia della natura del contratto d’opera professionale che di quello di deposito, con la conseguenza, in riferimento a tale ultimo rapporto, che laddove la cosa venga sottratta da soggetti terzi, il depositario è gravato dalla prova esonerativa dell’inevitabilità dell’evento, nonostante l’uso della diligenza del buon padre di famiglia di cui all’art. 1768 c.c., dovendo mostrare di aver adottato tutte le precauzioni e gli accorgimenti atti a scongiurare la verificazione dell’evento.

Tribunale Monza  24 ottobre 2012

 

L'istituzione da parte dei comuni, previa deliberazione della Giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell'art. 7 comma 1 lett. f) d.lg. 30 aprile 1992 n. 285 (codice della strada), non comporta l'assunzione dell'obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l'avviso "parcheggio incustodito" è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (art. 1326 comma 1 e 1327 c.c.), perché l'esclusione attiene all'oggetto dell'offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. (senza che sia necessaria l'approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell'art. 1341 comma 2 c.c., non potendo presumersene la vessatorietà), e l'univoca qualificazione contrattuale del servizio, reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l'obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell'affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso (quali, ad esempio, l'adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso ed uscita, di dispositivi o di personale di controllo), potendo queste ascriversi all'organizzazione della sosta. Ne consegue che il gestore concessionario del Comune di un parcheggio senza custodia non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell'area all'uopo predisposta.

Cassazione civile sez. un.  28 giugno 2011 n. 14319

 

 

Spedizione

Rientrando la custodia delle cose da trasportare tra le operazioni accessorie a conclusione del contratto di trasporto, lo spedizioniere è altresì soggetto alla disciplina di cui agli artt. 1768 e 1780 c.c. in tema di deposito, e quindi in caso di avaria e di perdita della merce, non si libera della responsabilità "ex recepto" semplicemente provando di avere predisposto un diligente e accorto servizio di vigilanza, secondo i parametri prescritti dall'art. 1768 c.c., ma deve dimostrare, a mente dell'art. 1218 c.c., che l'inadempimento è derivato da causa a lui non imputabile.

Cassazione civile sez. III  28 febbraio 2011 n. 4928  

 

 

Danni

Con la consegna della salma ai dipendenti dell’obitorio, si perfeziona una responsabilità “ex recepto” in capo al civico obitorio, e quindi in capo al Comune; da tale responsabilità scaturisce l’obbligazione di deposito di cui all’art. 1768 c.c., che si protrae dalla presa in consegna del corpo fino al momento della riconsegna della salma ai congiunti, ai fini della sepoltura. (Nella specie, rilevato che la mutilazione della salma avveniva durante il periodo di custodia presso l’obitorio, privo di misure di sicurezza e con le vie di accesso sempre aperte, il Trib. ha affermato la responsabilità del convenuto contrattuale ed extracontrattuale, di natura omissiva, ex art. 13 d.P.R. 285/1990, condannando il Comune stesso al risarcimento del danno non patrimoniale, subito dagli attori in conseguenza del fatto illecito, che determinava la lesione del diritto inviolabile al rispetto ed alla pietas verso la salma del congiunto).

Tribunale Milano sez. X  10 settembre 2013 n. 11402  



 
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