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Art. 1770 codice civile: Modalità della custodia

Il depositario non può servirsi (1) della cosa depositata né darla in deposito ad altri (2), senza il consenso del depositante.

Se circostanze urgenti lo richiedono, il depositario può esercitare la custodia in modo diverso da quello convenuto, dandone avviso al depositante appena è possibile.


Commento

(1) È fatto divieto al depositario di utilizzare la cosa oggetto di deposito; tale divieto discende dalla funzione del contratto, che è appunto la conservazione del bene. La sua violazione legittima il depositante a richiedere il risarcimento dei danni, la risoluzione del contratto e la restituzione della cosa.

 

(2) Il divieto di subdeposito deriva dalla natura fiduciaria del deposito, contratto relativamente al quale sono essenziali le qualità personali del depositario (la fiducia tra di esse) per cui il depositario non può affidare la custodia della cosa a terzi, salvo consenso del depositante. La violazione del divieto autorizza il depositante a chiedere la risoluzione del contratto o la restituzione della cosa ed, eventualmente, il risarcimento del danno.

 

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Deposito

In caso di deposito irregolare di beni fungibili - come il denaro - che non siano stati individuati al momento della consegna, essi entrano nella disponibilità del depositario, che acquista il diritto di servirsene, pertanto, ne diventa proprietario, pur essendo tenuto a restituirne altrettanti della stessa specie e qualità, salvo che al negozio sia stata apposta apposita clausola derogatoria. La conclusione non muta solo perché, invece di danaro, sia stato consegnato un assegno circolare.

Cassazione civile sez. III  22 marzo 2013 n. 7262  

 

In caso di deposito irregolare di beni fungibili, che non siano stati individuati al momento della consegna, essi entrano nella disponibilità del depositario, che acquista il diritto di servirsene e, pertanto, ne diventa proprietario, pur essendo tenuto a restituirne altrettanti della stessa specie e qualità, salvo che al negozio sia stata apposta apposita clausola derogatoria (Nella specie la S.C. ha confermato l'impugnata sentenza di merito, che aveva ritenuto sussistente il credito esigibile del depositante nei confronti del depositario alla restituzione di una quantità di pistacchio, non specificamente individuata, ma ammassata insieme ad altra medesima merce, ravvisando in tale comportamento la volontà di attribuire al depositario la facoltà di servirsi delle cose fungibili consegnate).

Cassazione civile sez. III  23 agosto 2011 n. 17512

 

Nel deposito regolare di una somma di danaro, il depositario può anche adempiere il suo obbligo di custodia mediante il versamento della somma nel proprio conto corrente quando sia in concreto accertato che tale forma di custodia, ancorché non concordata con il depositante, abbia realizzato meglio l'interesse del depositante, senza che ciò implichi violazione dell'art. 1770 c.c., che nega al depositario il potere di servirsi della cosa depositata o di darla in custodia ad altri senza il consenso del depositante. In tal caso il depositario deve, perciò, restituire al depositante gli interessi percepiti perché l'art. 1775 c.c., che obbliga il depositario a restituire al depositante i frutti della cosa da lui percepiti allo scopo di impedire un suo ingiustificato arricchimento, deve ritenersi applicabile anche se i frutti siano dipesi da un uso non consentito della cosa

Cassazione civile sez. III  29 novembre 1994 n. 10209  

 

 

Fallimento

Anche prima dell'entrata in vigore della l. n. 1 del 1991, era legittimamente applicabile il principio della separazione dei valori mobiliari affidati dal privato ad una fiduciaria (pur in mancanza di una specifica "individuazione" di detti beni) rispetto al patrimonio proprio della società, sempre che l'esistenza del rapporto fiduciario risultasse da una scrittura avente data certa, e la sua riferibilità ai titoli formalmente intestati alla fiduciaria fosse, sia pure in termini meramente quantitativi, del tutto inequivoca, sostanziandosi il rapporto intercorrente tra società fiduciaria e fiducianti nella mera intestazione, alla prima, di beni appartenenti, effettivamente, ad altri proprietari (così che la proprietà della società, pur non potendo dirsi fittizia, viene ad assumere, purtuttavia, connotazione meramente "formale", per non avere il patto fiduciario carattere meramente obbligatorio, poiché la divergenza del mezzo rispetto al fine perseguito dalle parti non assume rilevanza sul piano giuridico in quanto il fiduciante, nonostante la formale intestazione del bene alla fiduciaria, ne conserva la proprietà "sostanziale" ed è, quindi, in grado di disporne direttamente, senza necessità di alcun formale ritrasferimento dei titoli da parte della società). Ne consegue che, anche per il periodo precedente all'entrata in vigore della citata l. n. 1 del 1991, al fiduciante va riconosciuto il diritto di far valere, nei confronti degli organi della eventuale procedura concorsuale medio tempore instauratasi nei confronti della società, il diritto alla restituzione dei beni in precedenza ad essa affidati, dovendo ritenersi, all'uopo, sufficiente la dimostrazione di una situazione idonea ad impedire che la cosa della quale si reclami la restituzione si sia confusa con il patrimonio del fallito, (rectius, del sottoposto a liquidazione coatta) per essere entrata a far parte dei beni di sua proprietà: pur occorrendo, perché si realizzi una situazione siffatta, in linea di principio, che la res sia "determinata" nella sua specifica e precisa individualità (art. 103 l. fall.), non va, per contro, obliterato che, per l'acquisto della proprietà da parte di chi riceve in deposito una quantità di denaro o di altre cose fungibili, è pur sempre necessario che, alla semplice detenzione, si aggiunga (quantomeno implicitamente) la facoltà di servirsi di tale bene, non essendo la sua natura fungibile sufficiente, di per sè sola, a determinare il prodursi di tale effetto, mentre le società fiduciarie, non potendo disporre o, comunque, utilizzare nel proprio interesse i beni loro affidati, risultano, in concreto, mere depositarie di beni costituenti una massa patrimoniale distinta, a tutti gli effetti, dal loro personale patrimonio e, come tale, sottratta alle azioni esecutive degli eventuali creditori. Il permanere, in capo ai fiducianti, della proprietà sui beni affidati alla fiduciaria è, così, sufficiente a giustificare l'accoglimento, da parte degli organi deputati alla procedura concorsuale, della domanda di restituzione dei titoli avanzata ex art. 103 l. fall., non essendo neanche la eventuale commistione dei conti tra più fiducianti idonea, di per sè, ad impedire il riconoscimento della separatezza dei beni intestati alla società nell'interesse di tali soggetti (poiché detta commistione non coinvolge i rapporti tra fiducianti e fiduciaria, ma è limitata a quelli che intercorrono tra i singoli fiducianti nell'ambito di una massa patrimoniale composta da beni dei quali questi ultimi sono i proprietari "effettivi"), e del pari privo di rilevanza essendo che i fiducianti domandino (come nella specie) la restituzione di un numero di azioni inferiore a quello indicato come ad essi spettante dalla banca depositaria, posto che nulla vieta all'attore di circoscrivere l'oggetto delle proprie richieste ad una parte soltanto dei beni cui avrebbe astrattamente diritto.

Cassazione civile sez. I  14 ottobre 1997 n. 10031  



 
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