codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1773 codice civile: Terzo interessato nel deposito

Se la cosa è stata depositata anche nell’interesse di un terzo (1) e questi ha comunicato al depositante e al depositario la sua adesione (2), il depositario non può liberarsi restituendo la cosa al depositante senza il consenso del terzo.


Commento

(1) È tale colui che, pur essendo estraneo al contratto di deposito, vanti un diritto sulle cose depositate. All’interesse a lui facente capo deve, naturalmente, accompagnarsi l’interesse del depositante alla conservazione delle cose. La fattispecie è riscontrabile, ad esempio, nel cd. deposito in garanzia, nel quale il debitore effettua il deposito della res debita nell’interesse del creditore e con il consenso di questi, per garantirne la conservazione durante la pendenza di una condizione sospensiva o di un termine iniziale, consegnandola, poi, all’avveramento dell’evento posto in condizione o alla scadenza del termine.

 

(2) L’adesione del terzo, per produrre gli effetti di cui alla norma in esame, dev’essere comunicata sia al depositante sia al depositario.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Deposito

Nella ipotesi di deposito fiduciario in garanzia di assegno bancario in bianco nell'interesse di terzo il diritto restitutorio del depositante non è esigibile nei confronti del depositario in presenza di un diniego motivato del terzo titolare del credito garantito. Rigetta, App. Perugia, 15/09/2005

Cassazione civile sez. I  20 settembre 2013 n. 21608

 

 

Mutuo

Allorquando le parti di un contratto di mutuo di scopo convengano che le somme erogate all'imprenditore finanziato vengano immediatamente riversate all'ente finanziatore per essere costituite in deposito presso quest'ultimo o presso altro depositario di comune gradimento a garanzia dell'adempimento, da parte dell'imprenditore finanziato, sia dell'obbligo di rimborso del mutuo in caso di eventuale risoluzione del contratto sia dell'obbligazione di destinare le somme mutuate allo scopo per il quale il finanziamento viene concesso, prevedendo altresì che le somme stesse vanno successivamente svincolate dall'ente finanziatore a suo giudizio esclusivo, tenuto conto dello stato di realizzazione dell'iniziativa finanziaria, e quindi, in esecuzione di tali pattuizioni, l'ente finanziatore impartisca ad una banca l'ordine di accreditare il corrispondente importo in apposito conto corrente da aprirsi al nome dell'imprenditore finanziato con vincolo a proprio favore, richiamando quelle stesse pattuizioni nell'ordine di accreditamento, deve ritenersi che il vincolo riservatosi dall'ente finanziatore sulle somme depositate adempie ad una funzione di garanzia e si risolve in una forma di autotutela convenzionalmente conferita al medesimo ente. In particolare, deve affermarsi che il meccanismo del vincolo, comportando il potere dell'ente finanziatore di autorizzare o di negare, in tutto o in parte, i pagamenti in favore dell'imprenditore intestatario del conto corrente, finisce col condizionare il sorgere stesso del credito a favore di questo ed anche col condizionare, in definitiva, l'identificazione del soggetto a cui spetta il pagamento da parte della banca depositaria, delle somme giacenti in deposito. Nella fattispecie sopra descritta, ove successivamente l'imprenditore finanziato non destini effettivamente tutte o parte delle somme allo specifico scopo previsto nel contratto di mutuo ovvero l'ente finanziatore, avvalendosi di una clausola risolutiva espressa apposta al contratto di mutuo, risolva il contratto stesso per mancato pagamento di una o più rate di ammortamento, l'imprenditore finanziato medesimo non può pervenire alla disponibilità delle somme depositate e per converso, divenuta operante la garanzia in funzione della quale il deposito è stato costituito e venuta meno la ragione stessa della permanenza del deposito, l'ente finanziatore resta l'unico legittimato ad attenere dalla banca depositaria la restituzione delle (residue) somme depositate. Nell'ipotesi dianzi considerata, qualora dopo l'inadempimento dell'imprenditore finanziato e l'esercizio, da parte dell'ente finanziatore, della facoltà di risolvere il contratto di mutuo intervenga il fallimento del finanziato, la sopravvenuta dichiarazione di fallimento non vale a liberare il deposito bancario dal vincolo cui esso era assoggettato a favore dell'ente finanziatore, con la conseguenza che, non soltanto la banca depositaria non ha nè il potere nè l'obbligo di versare le (residue) somme depositate all'amministrazione del fallimento, ma è altresì legittima la richiesta, rivolta dall'ente finanziatore alla banca, di restituzione dei depositi giacenti sui predetti conti correnti.

Tribunale Roma  14 marzo 1980

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti