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Art. 1775 codice civile: Restituzione dei frutti

Il depositario è obbligato (1) a restituire i frutti della cosa che egli abbia percepiti.


Commento

(1) L’obbligo del depositario di restituire i frutti, relativamente ai quali egli svolge una, sia pur limitata, attività d’amministrazione, ha carattere solo accessorio (ossia secondario) rispetto a quello di consegnare integra la cosa oggetto dell’attività di custodia.

 


Giurisprudenza annotata

Mediazione

La provvigione dovuta al mediatore non rientra tra le spese del contratto di compravendita e nelle altre accessorie che l'art. 1475 c.c. pone, salvo diverso accordo, a carico del compratore, atteso che essa scaturisce non dal contratto in questione ma dal diverso rapporto di mediazione, solo dal quale sorgono in capo al mediatore diritti nei confronti di ciascuna delle parti che ha concluso l'affare per la quota ad esso spettante.

Cassazione civile sez. II  06 luglio 2011 n. 14899

 

Il diritto del mediatore alla provvigione sorge tutte le volte in cui la conclusione dell’affare sia in rapporto causale con l’attività intermediatrice pur non richiedendosi che, tra l’attività del mediatore e la conclusione dell’affare sussista un nesso eziologico diretto ed esclusivo, ed essendo, viceversa, sufficiente che, anche in presenza di un processo di formazione della volontà delle parti complesso ed articolato nel tempo, la “messa in relazione” delle stesse costituisca l’antecedente indispensabile per pervenire attraverso fasi e vicende successive, alla conclusione del contratto.

Corte appello Roma sez. II  16 settembre 2010 n. 3600  

 

Nel contratto di mediazione atipica, la conclusione dell'affare a condizioni diverse da quelle indicate nell'incarico costituisce inadempimento del preponente e obbliga quest'ultimo al pagamento della provvigione pattuita al mediatore in deroga alle disposizioni codicistiche in materia di mediazione.

Tribunale Ivrea  11 luglio 2002

 

Seppure nello schema tipico della mediazione il diritto alla provvigione consegue al verificarsi della "condicio iuris" della conclusione dell'affare per effetto dell'intervento del mediatore, è tuttavia consentito alle parti - nell'ambito dei poteri di autonomia ad esse spettanti - di rendere atipica la mediazione stessa dando al rapporto una regolamentazione diversa, come con la previsione del pagamento del compenso al mediatore per l'attività esaurientemente compiuta, anche nel caso di recesso dalla conclusione dell'affare.

Cassazione civile sez. III  27 aprile 1982 n. 2631

 

 

Obbligazioni e contratti

Nello svolgimento del rapporto obbligatorio, è contrario al dovere di correttezza il rifiuto del creditore, senza plausibili motivi, di accettare assegni circolari in luogo di somme di denaro al cui pagamento sia tenuto il debitore, ma a tale rifiuto non può attribuirsi efficacia estintiva dell'obbligazione, costituendo l'assegno circolare prestazione diversa rispetto a quella oggetto dell'obbligazione pecuniaria, la quale, ai sensi dell'art. 1277, comma 1, c.c., si estingue con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale. L'offerta di pagamento della somma dovuta fatta dal debitore con l'invio, a mezzo posta, di assegno circolare al domicilio del creditore al tempo della scadenza dell'obbligazione integra la fattispecie di cui all'art. 1220 c.c., che vale ad escludere soltanto la mora del debitore, salvo che l'offerta sia rifiutata dal creditore per un motivo legittimo.

Cassazione civile sez. lav.  21 dicembre 2002 n. 18240  

 

 

Deposito

Nel deposito regolare di una somma di danaro, il depositario può anche adempiere il suo obbligo di custodia mediante il versamento della somma nel proprio conto corrente quando sia in concreto accertato che tale forma di custodia, ancorché non concordata con il depositante, abbia realizzato meglio l'interesse del depositante, senza che ciò implichi violazione dell'art. 1770 c.c., che nega al depositario il potere di servirsi della cosa depositata o di darla in custodia ad altri senza il consenso del depositante. In tal caso il depositario deve, perciò, restituire al depositante gli interessi percepiti perché l'art. 1775 c.c., che obbliga il depositario a restituire al depositante i frutti della cosa da lui percepiti allo scopo di impedire un suo ingiustificato arricchimento, deve ritenersi applicabile anche se i frutti siano dipesi da un uso non consentito della cosa

Cassazione civile sez. III  29 novembre 1994 n. 10209  

 



 
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