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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1776 codice civile: Obblighi dell’erede del depositario

L’erede del depositario, il quale ha alienato in buona fede la cosa che ignorava essere tenuta in deposito, è obbligato soltanto a restituire il corrispettivo ricevuto (1). Se questo non è stato ancora pagato, il depositante subentra nel diritto dell’alienante.


Commento

(1) La buona fede, quale ignoranza di ledere l’altrui diritto, dev’essere provata dall’erede ma la prova è alquanto agevolata. Infatti, il giudice può a tal fine far uso di tutti gli elementi in suo possesso, per trarne il convincimento che l’erede ignorava l’altruità della cosa venduta. Avendo agito in buona fede, l’erede non è, invece, tenuto a risarcire il danno eventualmente subìto dal depositante.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Deposito

Il contratto mediante il quale taluno si impegna a tenere presso di sé degli abiti per darvi pulitura va considerato come contratto d'opera che, tuttavia, contiene anche le obbligazioni della custodia e della riconsegna proprie del contratto di deposito. Ne deriva che il depositario, se la cosa va perduta o distrutta, va esente da responsabilità solo se fornisce la prova dell'adempimento del dovere della diligenza del buon padre di famiglia nella custodia della cosa affidata.

Cassazione civile sez. III  03 febbraio 2012 n. 1619  

 

 

Responsabilità civile

Qualora la produzione di un evento dannoso, quale una gravissima patologia neonatale (concretatasi, nella specie, in un'invalidità permanente al 100 per cento), possa apparire riconducibile, sotto il profilo eziologico, alla concomitanza della condotta del sanitario e del fattore naturale rappresentato dalla pregressa situazione patologica del danneggiato (la quale non sia legata all'anzidetta condotta da un nesso di dipendenza causale), il giudice deve accertare, sul piano della causalità materiale (rettamente intesa come relazione tra la condotta e l'evento di danno, alla stregua di quanto disposto dall'art. 1227 comma 1 c.c.), l'efficienza eziologica della condotta rispetto all'evento in applicazione della regola di cui all'art. 41 c.p. (a mente della quale il concorso di cause preesistenti, simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall'azione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra l'azione e l'omissione e l'evento), così da ascrivere l'evento di danno interamente all'autore della condotta illecita, per poi procedere, eventualmente anche con criteri equitativi, alla valutazione della diversa efficienza delle varie concause sul piano della causalità giuridica (rettamente intesa come relazione tra l'evento di danno e le singole conseguenze dannose risarcibili all'esito prodottesi) onde ascrivere all'autore della condotta, responsabile tout court sul piano della causalità materiale, un obbligo risarcitorio che non comprenda anche le conseguenze dannose non riconducibili eziologicamente all'evento di danno, bensì determinate dal fortuito, come tale da reputarsi la pregressa situazione patologica del danneggiato che, a sua volta, non sia eziologicamente riconducibile a negligenza, imprudenza ed imperizia del sanitario (Cassa App. Roma, sez. III, 18 ottobre 2005 n. 4426).

Cassazione civile sez. III  21 luglio 2011 n. 15991  

 

 

Raccomandatario

In materia di trasporto marittimo, il contratto di raccomandazione intercorrente tra il raccomandatario e l'impresa nautica integra un'ipotesi di mandato con rappresentanza avente ad oggetto il compimento di atti giuridici concernenti l'attività di appoggio alla nave in arrivo o in partenza, con esclusione di qualsiasi attività di natura viceversa strettamente materiale (quale ad esempio quella cosiddetta di impresa di sbarco, il cui svolgimento costituisce pertanto oggetto di un diverso contratto). Ne consegue che il raccomandatario, in relazione al compimento dell'attività propria del contratto di raccomandazione, può incorrere in responsabilità di natura esclusivamente extracontrattuale nei confronti del terzo danneggiato, il quale ha peraltro in tal caso azione, ai sensi dell'art. 1228 c.c., per far valere anche la responsabilità contrattuale del raccomandante.

Cassazione civile sez. III  03 dicembre 2003 n. 18476

 

Il servizio di assistenza a terra ("handling"), predisposto dalla società di gestione aeroportuale, comprende una serie di prestazioni a favore dei vettori aerei e dei passeggeri, che si atteggiano con il più vario contenuto e, formando oggetto di distinti rapporti giuridici obbligatori, sono disciplinati secondo la loro peculiare natura. Se dunque tra detti servizi di assistenza sia incluso, come del resto è abituale, anche il deposito in aeroporto delle merci sbarcate, non vi è ragione di escludere tale autonomo contratto dalla disciplina del contratto di deposito dettata in generale, per tutto quanto non dispongono le norme speciali (art. 454 in relazione all'art. 955 c. nav.), dalla normativa del codice civile (art. 1766 ss.).

Cassazione civile sez. III  09 ottobre 1997 n. 9810  

 

 

Appalto

In caso di rovina di edificio derivante da vizio del suolo il progettista è responsabile, unitamente al costruttore, poiché la disciplina dettata dall'art. 1669 c.c. si applica, anche in ordine a prescrizione e decadenza, con riguardo a tutti coloro che hanno contribuito a causare il danno, non rilevando la natura e la diversità dei contratti a cui si ricollega la loro responsabilità, per cui appaltatore e progettista sono responsabili dell'unico illecito extracontrattuale cagionato.

Tribunale Perugia  09 gennaio 1996

 

In caso di rovina di edificio derivante da vizio del suolo, per essere esonerato da responsabilità, l'appaltatore non può limitarsi a suggerire l'esecuzione di interventi di consolidamento, ma deve provare, oltre al suo dissenso, di aver compiuto l'opera secondo il progetto originario, su richiesta del committente che abbia richiesto la loro esecuzione a suo rischio.

Tribunale Perugia  09 gennaio 1996



 
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