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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1778 codice civile: Cosa proveniente da reato

Il depositario, se scopre che la cosa proviene da un reato e gli è nota la persona alla quale è stata sottratta, deve denunziarle il deposito fatto presso di sé (1).

Il depositario è liberato se restituisce la cosa al depositante decorsi dieci giorni dalla denunzia senza che gli sia stata notificata opposizione.


Commento

(1) L’obbligo di denuncia è l’obbligo che incombe sul depositario ove egli abbia la certezza della provenienza delittuosa della cosa; la relativa violazione comporta a suo carico solo il risarcimento dei danni. Nel caso invece in cui nutra dei semplici sospetti fondati su sue conoscenze personali, il depositario che ritardi nella restituzione sarà responsabile contrattualmente.

 


Giurisprudenza annotata

Deposito

Il contratto mediante il quale taluno si impegna a tenere presso di sé degli abiti per darvi pulitura va considerato come contratto d'opera che, tuttavia, contiene anche le obbligazioni della custodia e della riconsegna proprie del contratto di deposito. Ne deriva che il depositario, se la cosa va perduta o distrutta, va esente da responsabilità solo se fornisce la prova dell'adempimento del dovere della diligenza del buon padre di famiglia nella custodia della cosa affidata.

Cassazione civile sez. III  03 febbraio 2012 n. 1619  

 

 

Agenzia

Il contratto mediante il quale una parte si obbliga a vendere spazi pubblicitari per conto dell'altra in cambio di un compenso provvigionale è riconducibile allo schema del contratto d'agenzia, ancorché non formalizzato; conseguentemente, in ossequio al disposto di cui all'art. 1778, comma 4, c.c., le parti avranno la facoltà di stabilire, all'evidente fine di vincolare gli interessi dell’agente a quelli del preponente e incentivare altresì la promozione e la conclusione di contratti affidabili, che le provvigioni maturino "dal momento e nella misura in cui il terzo ha eseguito la prestazione"; peraltro l'esistenza di tale clausola può essere desunta dall'inserimento dell'inciso "salvo buon fine" nella scrittura di conferimento dell'incarico ove, secondo le regole dettate in materia di interpretazione del contratto, non venga prospettato dalle parti, e non venga neppure rinvenuta dal giudice, un'interpretazione differente che consenta di mantenere un significato, seppure difforme, di tale locuzione. (Alla luce di tali considerazioni il giudicante ha ritenuto che l'agente avesse diritto alle sole provvigioni maturate sui contratti eseguiti dai clienti).

Tribunale Bologna sez. II  25 gennaio 2010 n. 133

 



 
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