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Art. 178 codice civile: Beni destinati all’esercizio di impresa

I beni destinati all’esercizio dell’impresa (1) di uno dei coniugi (2) costituita dopo il matrimonio e gli incrementi dell’impresa costituita anche precedentemente si considerano oggetto della comunione solo se sussistono al momento dello scioglimento di questa (3).


Commento

Impresa: [v. Libro V, Titolo II]; Scioglimento (della comunione): [v. 191].

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 57) (Riforma del diritto di famiglia).

 

(2) La norma non si applica soltanto nel caso di impresa individuale, ma anche quando un coniuge partecipi alla costituzione di una società di persone [v. Libro V, Titolo V, Capo II].

 

(3) La valutazione deve essere effettuata al netto delle passività accumulate nell’esercizio dell’impresa.

 

Si tratta di un’ipotesi di comunione de residuo che differisce, però, da quella disciplinata nell’articolo precedente alla lettera d) in quanto l’azienda cui si fa riferimento non è gestita da entrambi i coniugi ma da uno solo di essi.


Giurisprudenza annotata

Coniugi

In tema di scioglimento della comunione legale tra coniugi, il credito verso il coniuge socio di una società di persone, a favore dell'altro coniuge in comunione "de residuo", è esigibile al momento della separazione personale, che è causa dello scioglimento della comunione, ed è quantificabile nella metà del plusvalore realizzato a tale momento, consentendosi altrimenti al coniuge-socio di procrastinare "sine die" la liquidazione della società o di annullarne il valore patrimoniale. Rigetta, App. Brescia, 28/01/2008

Cassazione civile sez. I  20 marzo 2013 n. 6876  

 

Anche se un coniuge acquista delle quote di fondi comuni di investimento con i proventi della propria attività professionale, questi entrano a far parte della comunione legale di cui all'art. 177, comma 1, lett. a), c.c. I crediti, così come i diritti a struttura complessa come i diritti azionari, in quanto "beni" ai sensi degli artt. 810, 812 e 813 c.c., sono suscettibili di entrare nella comunione, ove non ricorra una delle eccezioni alla regola generale dell'art. 177 c.c., poste dall'art. 179 c.c.

Cassazione civile sez. I  15 giugno 2012 n. 9845  

 

Nel caso di coniugi in regime di comunione legale di beni, la natura giuridica ed i limiti di efficacia della dichiarazione del coniuge partecipante all'atto di compravendita, ma non acquirente, si atteggiano diversamente a seconda che la personalità del bene dipenda dal pagamento del prezzo con i proventi del trasferimento di beni personali, o, alternativamente, dalla destinazione del bene all'esercizio della professione dell'acquirente: nel primo caso, la dichiarazione del coniuge non acquirente assume natura ricognitiva della natura personale e portata confessoria dei presupposti di fatto già esistenti; nel secondo caso, la dichiarazione esprime la mera condivisione dell'intento altrui. Ne consegue che la successiva azione di accertamento della comunione legale sul bene acquistato, mentre è condizionata, nel primo caso, dal regime di prova legale della confessione stragiudiziale, superabile nei limiti di cui all'art. 2732 c.c., per errore di fatto o violenza, nella seconda ipotesi implica solo la prova dell'effettiva destinazione del bene, indipendentemente da ogni indagine sulla sincerità dell'intento manifestato. Si tratta, quindi, di un accertamento, in punto di fatto, dell'effettiva destinazione del bene alla professione od all'esercizio di una impresa costituita, dopo il matrimonio, da uno dei coniugi, con l'ulteriore corollario che in quest'ultimo caso i beni, inclusi quelli immobili, fanno parte della comunione legale se e nei limiti in cui sussistano alla data dello scioglimento del regime.

Cassazione civile sez. I  02 febbraio 2012 n. 1523  

 

La natura giuridica e i limiti di efficacia della dichiarazione del coniuge non acquirente, partecipe all'atto di compravendita, si atteggia diversamente a seconda che la personalità del bene dipenda dal pagamento del prezzo con i proventi del trasferimento di beni personali, o alternativamente dalla destinazione del bene all'esercizio della professione dell'acquirente. Nel primo caso, la dichiarazione del coniuge non acquirente assume natura ricognitiva della natura personale e portata confessoria dei presupposti di fatto già esistenti. Nel secondo, esprime la mera condivisione dell'intento altrui. Ne consegue che la successiva azione di accertamento della comunione legale sul bene acquistato, mentre è condizionata, nella prima ipotesi, dal regime di prova legale della confessione stragiudiziale, superabile nei limiti di cui all'art. 2732 c.c., per errore di fatto o violenza, nella seconda implica solo la prova dell'effettiva destinazione del bene, indipendentemente da ogni indagine sulla sincerità dell'intento manifestato. Si tratta quindi di un accertamento, in punto di fatto, dell'effettiva strumentante dell'immobile alla professione o all'esercizio dell'impresa costituita dopo il matrimonio da uno dei coniugi. Con l'ulteriore corollario che in quest'ultimo caso i beni, inclusi quelli immobili, fanno parte della comunione legale se e nei limiti in cui sussistano alla data del suo scioglimento.

Cassazione civile sez. I  02 febbraio 2012 n. 1523  

 

 

Misure di prevenzione

Ritenuto che la confisca di cui alle leggi 31 maggio 1965 n. 575 e 13 settembre 1982 n. 646 ha natura e finalità del tutto diverse dalla confisca ordinaria ex art. 240 c.p., non può sottrarsi a confisca il pacchetto azionario che i mariti, condannati per condotta mafiosa, avevano, in costanza di matrimonio, immesso nella comunione legale di beni con le rispettive mogli, risultate, ex art. 177 e 178 c.c., del tutto estranee ad ogni effettiva compartecipazione alle imprese, di cui al pacchetto azionario, dei mariti: anziché rifarsi semplicemente alla normativa di cui agli art. 177 e ss. c.c., le mogli avrebbero, invero, dovuto, per sottrarsi alla confisca, dare piena, concreta prova di avere contribuito all'acquisto delle azioni societarie con denaro proprio frutto di attività lecite.

Cassazione civile sez. II  05 marzo 2010 n. 5424  



 
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