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Art. 1782 codice civile: Deposito irregolare

Se il deposito ha per oggetto una quantità di danaro o di altre cose fungibili, con facoltà per il depositario di servirsene, questi ne acquista la proprietà ed e’ tenuto a restituirne altrettante della stessa specie e qualità.

In tal caso si osservano, in quanto applicabili, le norme relative al mutuo.


Commento

Nel deposito irregolare, che ricorre ove l’oggetto ricopra caratteristiche particolari (beni scambiabili come derrate, denaro etc.) la funzione del «custodire» perde di importanza ed emerge la prestazione del «restituire». È indifferente, infatti, per colui che ha depositato, ricevere indietro gli stessi beni consegnati ovvero beni diversi ma della stessa specie e qualità perché questi non hanno importanza nella loro individualità bensì nel loro valore economico.


Giurisprudenza annotata

Deposito

In caso di deposito irregolare di beni fungibili - come il denaro - che non siano stati individuati al momento della consegna, essi entrano nella disponibilità del depositario, che acquista il diritto di servirsene, pertanto, ne diventa proprietario, pur essendo tenuto a restituirne altrettanti della stessa specie e qualità, salvo che al negozio sia stata apposta apposita clausola derogatoria. La conclusione non muta solo perché, invece di danaro, sia stato consegnato un assegno circolare.

Cassazione civile sez. III  22 marzo 2013 n. 7262  

 

In caso di deposito irregolare di beni fungibili, che non siano stati individuati al momento della consegna, essi entrano nella disponibilità del depositario, che acquista il diritto di servirsene e, pertanto, ne diventa proprietario, pur essendo tenuto a restituirne altrettanti della stessa specie e qualità, salvo che al negozio sia stata apposta apposita clausola derogatoria (Nella specie la S.C. ha confermato l'impugnata sentenza di merito, che aveva ritenuto sussistente il credito esigibile del depositante nei confronti del depositario alla restituzione di una quantità di pistacchio, non specificamente individuata, ma ammassata insieme ad altra medesima merce, ravvisando in tale comportamento la volontà di attribuire al depositario la facoltà di servirsi delle cose fungibili consegnate).

Cassazione civile sez. III  23 agosto 2011 n. 17512

 

 

Fallimento

Le domande di rivendicazione, restituzione e separazione disciplinate dall’art. 103 l.f. sono ammissibili esclusivamente con riferimento a cose mobili possedute dal fallito ed esattamente individuate per specie e non con riferimento alle cose fungibili e al denaro rispetto alle quali opera la regola stabilita in tema di deposito irregolare dall’art. 1782 c.c. sicché esse entrano a far parte del patrimonio del depositario che ha l’obbligo di restituirne altrettante della stessa specie e qualità.

Tribunale Milano sez. II  03 maggio 2012 n. 5124

 

In tema di revocatoria fallimentare, nel caso di costituzione di pegno su libretto di risparmio al portatore a garanzia di un'apertura di credito, con riconoscimento in favore della banca - sulla base di atto non impugnato in sede di revoca - della facoltà di prelevare in qualsiasi momento le somme ivi depositate sino a concorrenza del credito vantato, opera la compensazione di cui all'art. 1853 c.c., avendo entrambi i crediti che ne sono oggetto - quello di restituzione delle somme del libretto e quello di rimborso del finanziamento - il fatto genetico della rispettiva situazione giuridica estintiva in data anteriore al fallimento; ne consegue l'infondatezza dell'azione revocatoria dell'atto di realizzazione del pegno.

Cassazione civile sez. I  28 maggio 2008 n. 14067

 

In tema di domanda di rivendica, proposta da una cassa di previdenza degli agenti verso la compagnia assicuratrice in liquidazione coatta amministrativa, per la restituzione delle somme dei conti individuali riferibili agli agenti e costituenti il patrimonio della cassa e già depositate presso la compagnia, trova applicazione il principio di carattere generale, ricavabile dalla disciplina speciale delle società fiduciarie e di investimento finanziario, per cui il diritto del depositante a rivendicare le cose fungibili depositate sussiste solo in quanto sia stato rispettato l'obbligo della cosiddetta doppia separazione patrimoniale (separazione del patrimonio della società da quello gestito per conto e nell'interesse dei clienti, nonché, all'interno di quest'ultimo, reciproca separazione dei beni e dei valori riferibili individualmente a ciascun cliente), ispirato allo scopo di garantire un'efficace tutela degli investitori, soprattutto nel caso di crisi dell'intermediario, attraverso la sottrazione dei beni alla liquidazione concorsuale e l'attribuzione all'investitore della possibilità di recuperare immediatamente e completamente quelli riconducibili al proprio patrimonio; ne deriva che questa tutela è garantita appieno soltanto nel caso in cui il regime di separazione sia stato effettivamente rispettato, con la conseguenza che, qualora ciò non sia accaduto, l'investitore è titolare esclusivamente, come effetto della ricorrenza della disciplina del deposito irregolare ex art. 1782 c.c., di un diritto di credito nei confronti del depositario, che concorre con gli altri crediti vantati dai terzi nei confronti di quest'ultimo. (Principio affermato dalla S.C. che, cassando con rinvio la sentenza impugnata, ha negato che l'appostazione in bilancio delle predette somme fosse di per sé indiziante della autonomia patrimoniale e di gestione separata dei fondi depositati, nemmeno essendo stato accertato un vincolo legale o contrattuale di destinazione delle stesse ed invece sussistendo un mero obbligo di garantire la pronta liquidità solo per le somme da retrocedersi in caso di trasferimento degli agenti ad altra cassa o di definitiva cessazione del rapporto di agenzia).

Cassazione civile sez. I  12 febbraio 2008 n. 3380

 

 

Esecuzione mobiliare

Con la trasformazione della cassa depositi e prestiti in società per azioni, il ministero dell'economia e delle finanze è subentrato nella titolarità del servizio depositi, i cui fondi, incardinati presso la tesoreria dello Stato in contabilità speciali, sono oggetto di deposito regolare a disposizione non del ministero, ma di altri soggetti (amministrazioni depositanti o privati), con la conseguenza che gli stessi fondi, essendone il ministero esclusivamente detentore, non sono pignorabili dai creditori del ministero.

Cassazione civile sez. III  28 febbraio 2011 n. 4974

 

In tema di espropriazione presso terzi, la questione prospettata dal debitore Ministero dell'economia e delle finanze circa il difetto di titolarità del credito relativo a somme affluite in contabilità speciale di girofondi presso la tesoreria provinciale della Banca d'Italia, quale terzo pignorato, sul presupposto della qualificazione dello stesso Ministero come soggetto gerente di tali somme ai sensi dell'art. 5 del d.l. n. 269 del 2003, convertito nella legge n. 326 del 2003, esclusivamente sotto il profilo del loro ricevimento sull'apposito conto presso i servizi di tesoreria e senza ulteriori possibilità di utilizzo, non è deducibile con l'opposizione all'esecuzione ai sensi dell'art. 615 c.p.c. da parte del medesimo Ministero esecutato, bensì è proponibile come motivo fondante l'opposizione ex art. 619 c.p.c. da parte del soggetto assunto come titolare delle somme stesse (ovvero dalla Cassa depositi e prestiti).

Cassazione civile sez. III  19 aprile 2010 n. 9202



 
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