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Art. 1787 codice civile: Responsabilità dei magazzini generali

I magazzini generali sono responsabili (1) della conservazione delle merci depositate, a meno che si provi che la perdita, il calo o l’avaria è derivata da caso fortuito, dalla natura delle merci ovvero da vizi di esse o dell’imballaggio.


Commento

Magazzini generali: luoghi di deposito particolarmente attrezzati per garantire ai depositanti una conservazione razionale della loro merce. L’esercizio della relativa attività è sottoposto ad autorizzazione amministrativa, ossia ad un atto con cui il pubblico potere verifica la sussistenza, in capo al richiedente, dei necessari requisiti di professionalità, serietà, capacità necessari a tutelare al meglio l’interesse collettivo al servizio. Il contratto che si stipula con le strutture in esame è un comune deposito (sempre oneroso a causa della qualità professionale del depositario), cui si applicano le norme di cui agli artt. 1766 ss. integrate dalle disposizioni di questa sezione.

 

 

(1) La responsabilità dell’esercente i magazzini generali è aggravata rispetto a quella degli altri depositari. Questi ultimi si liberano da responsabilità semplicemente provando di aver adottato la diligenza del buon padre di famiglia [v. 1768]; i primi devono invece dare la prova positiva che l’evento dannoso è stato determinato da una delle cause tassativamente previste dalla norma. Ne deriva un criterio d’imputazione oggettivo oppure, secondo altro orientamento, soggettivo ma aggravato.

 

 


Giurisprudenza annotata

 

Deposito

Nel contratto di deposito nei magazzini generali, il cui fine principale è quello, proprio del deposito, della custodia, conservazione e restituzione delle merci, il rapporto tra i contraenti in materia di responsabilità per inadempimento e di colpa presunta ex recepto è disciplinato essenzialmente dalle norme generali sul deposito con la conseguenza che il titolare dell'azione risarcitoria per la perdita, la distruzione o il deterioramento delle cose depositate nei confronti del depositario è, indipendentemente da chi sia il proprietario delle stesse, il depositante o il terzo se legittimato alla restituzione in quanto intestatario o possessore della fede di deposito o della nota di pegno, alla stregua della speciale disciplina prevista negli art. 1792 ss. c.c..

Cassazione civile sez. III  27 maggio 2010 n. 12972  

Il depositario, al fine di adempiere compiutamente, i doveri contrattuali, deve assicurare che i locali in cui le merci vengono custodite abbiano e mantengano le caratteristiche idonee a conservarle nelle medesime condizioni in cui esse si trovavano al momento della consegna nei magazzini generali

Tribunale Verona sez. IV  10 giugno 2005

In caso di deperimento di merci depositate nei magazzini generali, il depositario non è tenuto al rimborso del prezzo delle stesse, poiché tra i suoi obblighi nei confronti del depositante non vi è quello di verificare la data di scadenza dei prodotti depositati presso di lui e, conseguentemente, di avvertire il depositante dell'approssimarsi di essa.

Tribunale Verona sez. IV  10 giugno 2005

Anche nel deposito nei magazzini generali di alimenti deperibili in celle frigorifere con prezzo commisurato alla superficie allocata, che pure integra una fattispecie contrattuale atipica (per le modalità di pagamento del prezzo in base alla superficie utilizzata e non alla quantità, peso e numero della merce e per la previsione di obbligazioni specifiche del depositario connesse alla conservazione in celle frigorifere di merce deperibile, peraltro in funzione strumentale del fondamentale obbligo di custodia), il fine precipuo perseguito dalle parti è quello della custodia, conservazione e restituzione delle cose depositate (tipico del contratto di deposito), cosicché il rapporto fra i contraenti, in materia di responsabilità per inadempimento e di colpa presunta "ex recepto", è disciplinato essenzialmente dalle norme codicistiche del deposito, e questo comporta in relazione alla responsabilità per furti e rapine che la prova liberatoria a carico del depositario non è raggiunta, se egli non dimostra di avere adottato tutte le precauzioni che le circostanze suggerivano (predisposizione di un adeguato servizio di vigilanza, installazione di sistemi di allarme ecc.) secondo un criterio di ordinaria diligenza, per evitare la sottrazione delle cose depositate.

Cassazione civile sez. III  20 gennaio 1997 n. 534

La diligenza che si richiede ai magazzini generali nell'adempimento dell'obbligo di custodia delle merci depositate è più rigorosa di quella del buon padre di famiglia e comporta la scelta di un luogo adatto alla conservazione della merce, la protezione dei possibili rischi esterni e la cura per evitare ogni maggior danno che, pur in presenza di un evento fortuito, può essere evitato. Per esimersi da responsabilità, i magazzini generali devono fornire la prova positiva della causa esonerativa, mentre rispondono dei danni la cui causa rimane ignota. Il carattere eccezionale di un fenomeno naturale (nel caso, precipitazione atmosferica) non è di per se solo sufficiente a configurare l'ipotesi di caso fortuito, in quanto non esclude la sua prevedibilità.

Cassazione civile sez. III  11 maggio 1991 n. 5267

Banca

La gestione centralizzata di titoli pubblici da parte della Banca d'Italia trova il suo fondamento in un contratto di deposito intercorso tra l'istituto di emissione e le singole banche aderenti, le cui particolari modalità (i titoli depositati presso la Banca d'Italia sono da questa gestiti senza riferimento ai conti dei singoli depositanti che restano proprietari pro quota; l'individuazione dei titoli avviene solo in occasione delle operazioni di deposito e ritiro; il gestore non ha il potere di disporre dei titoli, ma non è tenuto a restituire gli stessi titoli ricevuti in deposito; ciascun depositante ha il diritto di chiedere la restituzione dei titoli con un minimo preavviso; i titoli depositati possono essere trasferiti ad altro partecipante mediante scritturazioni contabili riguardanti i rispettivi conti di deposito) inducono a qualificare il rapporto come deposito alla rinfusa (art. 1787 c.c.), in quanto i titoli depositati perdono, all'atto del deposito, la propria individualità e non possono quindi più essere oggetto di proprietà separata da parte dei singoli depositanti, i cui diritti sui beni depositati si convertono in una quota di comproprietà sulla massa comune, senza peraltro che ciò comporti l'acquisto di poteri di disposizione da parte del depositario. Ne consegue che i titoli oggetto di un deposito siffatto non possono essere costituiti in pegno, difettando, rispetto ad essi, il requisito della prima identificazione, imposto, stante la natura reale del relativo contratto, dell'art. 1787 c.c.

Cassazione civile sez. I  27 agosto 1996 n. 7859  

La gestione centralizzata di titoli pubblici da parte della Banca d'Italia trova il suo fondamento in un contratto di deposito intercorso tra l'istituto di emissione e le singole banche aderenti, le cui particolari modalità (i titoli depositati presso la Banca d'Italia sono da questa gestiti senza riferimento ai conti dei singoli depositanti che restano proprietari "pro quota"; l'individuazione dei titoli avviene solo in occasione delle operazioni di deposito e ritiro; il gestore non ha il potere di disporre dei titoli, ma non è tenuto a restituire gli stessi titoli ricevuti in deposito; ciascun depositante ha il diritto di chiedere la restituzione dei titoli con un minimo preavviso; i titoli depositati possono essere trasferiti ad altro partecipante mediante scritturazioni contabili riguardanti i rispettivi conti di deposito) inducono a qualificare il rapporto come deposito alla rinfusa (art. 1787 c.c.) in quanto i titoli depositati pendono, all'atto del deposito, la propria individualità e non possono quindi più essere oggetto di proprietà separata da parte dei singoli depositanti, i cui diritti sui beni depositati si convertono in una quota di comproprietà sulla massa comune, senza peraltro che ciò comporti l'acquisto di poteri di disposizione da parte del depositario.

Cassazione civile sez. I  27 agosto 1996 n. 7859  



 
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