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Art. 1789 codice civile: Vendita delle cose depositate

I magazzini generali, previo avviso al depositante, possono procedere alla vendita delle merci, quando, al termine del contratto, le merci non sono ritirate o non è rinnovato il deposito, ovvero, trattandosi di deposito a tempo indeterminato, quando è decorso un anno dalla data del deposito, e in ogni caso quando le merci sono minacciate di deperimento. Per la vendita si osservano le modalita’ stabilite dall’art. 1515.

Il ricavato della vendita, dedotte le spese e quanto altro spetta ai magazzini generali, deve essere tenuto a disposizione degli aventi diritto.


Giurisprudenza annotata

Deposito

I magazzini generali hanno la facoltà di vendere le merci depositate presso di loro che presentino segni di deterioramento ma non sono responsabili per tale fatto.

Tribunale Verona sez. IV  10 giugno 2005

Nell'ipotesi di furto di merce depositata presso i magazzini generali, la presunzione di colpa a carico dell'esercente il deposito è superata soltanto dalla prova della non imputabilità dell'evento e cioè dalla imprevedibilità o inevitabilità della sottrazione della merce malgrado l'uso della diligenza del buon padre di famiglia; tale prova liberatoria non può considerarsi raggiunta quando, indipendentemente dalle modalità del furto (con o senza violenza o minaccia alla persona), pur essendo i magazzini generali ubicati in zona soggetta alla particolare vigilanza di un corpo armato dello Stato (nella specie: la zona doganale del porto di Catania, vigilata dalla guardia di finanza), l'esercente non abbia autonomamente adottato tutte quelle precauzioni (servizio di vigilanza con personale proprio, installazione di sistemi antifurto, congrua copertura assicurativa, ecc.. ..) che le circostanze (difficoltà per la forza pubblica di assicurare un controllo capillare, consumazione di altri furti in precedenza) suggerivano, secondo un criterio di ordinaria diligenza.

Cassazione civile sez. III  10 febbraio 1990 n. 977  

Anche per il deposito nei magazzini generali (od in deposito franco) i rapporti che si costituiscono tra le parti contraenti devono ritenersi disciplinati, pur nel silenzio della legge, ma in forza del nesso sistematico che unisce la terza sezione alla prima del capo dodicesimo del terzo titolo del libro quarto del codice civile, dalle norme generali sul deposito (peraltro integrante e modificate dagli art. 1787-1789 c.c.), con la conseguenza che i magazzini generali sono soggetti, oltre allo specifico obbligo ex art. 1787 citato quanto alla conservazione delle merci depositate, alla responsabilità delineata negli art. 1766, 1768 e 1780 c.c. ed alla colpa presunta che ne è causa genetica, superabile solo con la prova della non imputabilità dell'inadempimento, e cioè della imprevedibilità o inevitabilità della perdita della cosa depositata, ovvero "a fortiori" dell'estraneità della perdita stessa rispetto al comportamento tenuto dal depositario nell'esecuzione del contratto.

Cassazione civile sez. III  21 novembre 1981 n. 6218

Mandato e rappresentanza

Nel contratto di commissione l'eventuale custodia cui sia tenuto il commissario è quella inerente alla natura di questo contratto e strumentale alla vendita, non quella tipica del contratto di deposito (nella specie si trattava di commissione per la vendita di prodotti ortofrutticoli in un mercato generale).

Cassazione civile sez. III  19 febbraio 1981 n. 1025  

Nel contratto di commissione avente ad oggetto cose immobili, l'eventuale consegna di queste al commissionario per il compimento della sua attività fa nascere in capo allo stesso un obbligo di custodia, strumentale rispetto a quello di compiere l'attività giuridica necessaria per la loro vendita in nome proprio e nell'interesse del committente - nel che si realizza la causa tipica del contratto di cui all'art. 1731 c.c. - con la conseguenza che, per determinare il grado di diligenza nella custodia del commissionario, e la conseguente responsabilità per perdita ed avaria della cosa, non devono adoperarsi i criteri validi per il contratto di deposito - del quale la custodia costituisce l'oggetto della prestazione del depositario, la cui diligenza deve essere adeguata alla funzione tipica, caratterizzante tale contratto - ma occorre commisurare quella diligenza alla funzione precipua del contratto di commissione, sicché i modi di conservazione delle cose ricevute sono solo quelli necessari per l'adempimento della obbligazione principale di vendita di esse, con conseguente applicabilità non dell'art. 1768, o degli art. 1787 e 1789 (deposito nei magazzini generali), bensì della norma generale dell'art. 1176 c.c.

Cassazione civile sez. III  19 febbraio 1981 n. 1025



 
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