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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 179 codice civile: Beni personali

Non costituiscono oggetto della comunione e sono beni personali del coniuge (1):

a) i beni di cui, prima del matrimonio, il coniuge era proprietario o rispetto ai quali era titolare di un diritto reale di godimento (2);

b) i beni acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione, quando nell’atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi sono attribuiti alla comunione (3);

c) i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori (4);

d) i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge, tranne quelli destinati alla conduzione di un’azienda facente parte della comunione (5);

e) i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno (6) nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa (7);

f) i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopraelencati o col loro scambio, purchè ciò sia espressamente dichiarato all’atto dell’acquisto (8).

L’acquisto di beni immobili, o di beni mobili elencati nell’articolo 2683, effettuato dopo il matrimonio, è escluso dalla comunione, ai sensi delle lettere c), d) ed f) del precedente comma, quando tale esclusione risulti dall’atto di acquisto se di esso sia stato parte anche l’altro coniuge (9).


Commento

Proprietà: [v. 832]; Diritti reali di godimento: [v. Libro III, Titolo II]; Donazione: [v. Libro II, Titolo V]; Successione: [v. Libro II, Titolo I]; Professione: [v. 2229]; Azienda: [v. 177]; Risarcimento del danno: [v. 1218, Libro IV, Titolo IX].

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 58) (Riforma del diritto di famiglia).

 

(2) Si ritiene che il dettato della lettera a) vada interpretato estensivamente: esso fa riferimento all’intero patrimonio di cui il coniuge fosse titolare prima del matrimonio.

 

(3) Il fondamento della disposizione deve essere ravvisato nel fatto che per i beni ricevuti per donazione o successione non opera la presunzione che entrambi i coniugi abbiano contribuito in egual misura all’acquisto.

 

(4) Si deve trattare di un bene che, per le sue caratteristiche, possa fornire la propria utilità esclusivamente ad uno dei coniugi (es.: la pelliccia della moglie).

 

(5) Sono escluse dall’ambito applicativo della norma le attività imprenditoriali cui fanno riferimento gli artt. 177 e 178 [v. ®].

 

(6) Il fondamento della norma deve essere ravvisato nella funzione reintegratoria o riparatoria dei beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno [v. 1223]. È evidente che tale funzione è esercitata esclusivamente nei confronti del danneggiato e non di entrambi i coniugi in regime di comunione.

 

(7) La norma fa riferimento a ogni rendita dovuta da persone o enti (pubblici o privati [v. 11 ss.]) per fare fronte alla perdita della capacità lavorativa.

 

(8) I beni previsti dalla lettera f) sono annoverati fra quelli di carattere personale in applicazione del criterio di surrogazione. Si tratta, infatti, di beni che prendono il posto di altri nel patrimonio del coniuge, senza modificare sostanzialmente la sua entità. La lettera f) si riferisce esclusivamente ai beni mobili.

 

(9) Per escludere l’acquisto dei beni indicati dal comma 2 dell’art. 179 da quelli che rientrano in comunione non è sufficiente la semplice dichiarazione di esclusione effettuata da entrambi i coniugi, ma è necessario anche che il bene abbia natura personale e che ciò risulti dallo stesso atto di acquisto (v. Cass. Sez. Un. 22755/2009)


Giurisprudenza annotata

Rapporti patrimoniali tra coniugi

L'acquisto da parte di uno dei coniugi in epoca successiva allo scioglimento della comunione non fa entrare in comunione il bene acquistato, quand'anche tale acquisto fosse stato effettuato con l'impiego di un bene appartenente alla comunione legale, creandosi eventualmente l'obbligo per il coniuge di corrispondere all'altro coniuge in sede di divisione la differenza fra il valore del bene di cui si fosse disposto e quello della quota di cui poteva disporsi (fattispecie relativa all'azione intrapresa da un terzo creditore nei confronti di titoli acquistati dalla moglie una volta sciolta convenzionalmente la comunione legale ed acquistati mediante vendita o permuta di altri titoli acquistati dai coniugi nel vigore del regime di comunione legale ed in questa rientranti).

Cassazione civile sez. I  16 luglio 2014 n. 16273

 

Il ricorso per Cassazione non introduce un terzo grado di giudizio e, pertanto, la riconducibilità ad atto di liberalità di una compravendita immobiliare con la partecipazione del coniuge in regime di comunione va censurata con motivi specifici, atteso che per consolidato orientamento della Suprema Corte, in assenza di una concreta contestazione cui possa attribuirsi il valore di una reale specifica censura avverso la ratio decidendi, il ricorso sarà inammissibile.

Cassazione civile sez. I  26 giugno 2014 n. 14551  

 

I creditori personali di uno dei coniugi, che siano pignoranti o intervenuti nel processo esecutivo avente ad oggetto un bene formalmente intestato soltanto al coniuge esecutato, ed escluso, in forza di atto di acquisto cui abbia partecipato l'altro coniuge ai sensi dell'art. 179, ultimo comma, c.c., dalla comunione legale, godono della tutela dell'art. 2915, comma 2, c.c. anche rispetto alla domanda di accertamento della comunione legale avanzata dal coniuge non acquirente.

Cassazione civile sez. III  18 novembre 2013 n. 25865  

 

Il principio generale dell'accessione posto dall'art. 934 c.c., in base al quale il proprietario del suolo acquista ipso iure la proprietà della costruzione su di esso edificata e la cui operatività può essere derogata soltanto da una specifica pattuizione tra le parti da una altrettanto specifica disposizione di legge, non trova deroga nella disciplina legale tra coniugi, in quanto l'acquisto della proprietà per accessione avviene a titolo originario senza la necessità di apposita manifestazione di volontà, mentre gli acquisti ai quali è applicabile l'art. 177, comma 1, c.c. hanno carattere derivativo, essendone espressamente prevista una genesi di origine negoziale, con la conseguenza che la costruzione realizzata in costanza di matrimonio ed in regime di comunione legale da entrambi i coniugi sul terreno di proprietà personale di uno di essi è a sua volta proprietà personale ed esclusiva di quest'ultimo in virtù dei principi generali in materia di accessione, mentre al coniuge non proprietario, che abbia contribuito all'onere della costruzione, spetta, previo assolvimento dell'onere della prova di aver fornito il proprio sostegno economico, il diritto di ripetere nei confronti dell'altro coniuge le somme spese a tal fine.

Cassazione civile sez. VI  03 luglio 2013 n. 16670  

 

La dichiarazione di assenso ex art. 179, comma 2, c.c. del coniuge formalmente non acquirente, ma partecipante alla stipula dell'atto di acquisto, relativa all'intestazione personale del bene immobile o mobile registrato all'altro coniuge, può assumere natura ricognitiva e portata confessoria — quale fatto sfavorevole al dichiarante e favorevole all'altra parte — sebbene esclusivamente di presupposti di fatto già esistenti, laddove sia controversa, tra i coniugi stessi, l'inclusione del medesimo bene nella comunione legale. Analoga efficacia in favore del coniuge formalmente acquirente non può, invece, attribuirsi ad una tale dichiarazione nel diverso giudizio fra i coeredi di colui che l'aveva resa, terzi rispetto al suddetto atto, in cui si discuta della configurabilità del menzionato acquisto come una donazione indiretta di quello stesso bene in favore del coniuge da ultimo indicato, nonché della sussistenza dei presupposti per il suo conferimento nella massa ereditaria del de cuius. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva qualificato come donazione indiretta, conseguentemente assoggettandola a collazione, l'acquisito di un immobile successivamente al matrimonio da parte di uno dei coniugi, in relazione al quale era stato provato il diretto versamento del prezzo all'alienante ad opera dell'altro, negando rilievo alla contraria dichiarazione di quest'ultimo contenuta nell'atto di acquisto).

Cassazione civile sez. II  09 novembre 2012 n. 19513  



 
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