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Art. 1803 codice civile: Nozione

Il comodato è il contratto col quale una parte consegna all’altra (1) una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo (2) o per un uso determinato, con l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta.

Il comodato è essenzialmente gratuito (3).


Commento

Comodato: contratto reale (che si perfeziona con la consegna della cosa), obbligatorio, unilaterale, gratuito.

 

(1) La persona che riceve la cosa in comodato diventa per effetto del contratto detentrice di questa: quindi esercita un potere di fatto sulla cosa comodata senza l’intenzione (animus) di esercitare su questa gli stessi poteri del proprietario o del titolare di un diritto reale. Il comodatario, quale detentore, riconosce che un’altra persona sia possessore della cosa di cui ha la materiale disponibilità e che il suo potere sulla stessa dipende dalla preminente posizione altrui.

Il comodatario è però un detentore autonomo, cioè esercita un potere di fatto nell’interesse proprio, quindi può agire con l’azione di reintegrazione [v. 1168] anche nei confronti del comodante se questi lo privi arbitrariamente del possesso del bene dato in comodato.

 

(2) L’uso della cosa deve essere necessariamente concesso per un tempo determinato, ma esiste la possibilità che il contratto non preveda inizialmente una determinazione della durata; si parla, in questo caso, di comodato precario o ad nutum.

 

(3) Qualora fosse previsto un compenso per il comodatario il contratto non sarebbe più qualificabile come comodato ma diverrebbe una locazione. Qualora il vantaggio per il comodatario non sia equiparabile ad un vero e proprio corrispettivo si ha un comodato modale.

 


Giurisprudenza annotata

Usucapione

La presunzione di possesso utile "ad usucapionem", di cui all'art. 1141 cod. civ., non opera quando la relazione con il bene derivi non da un atto materiale di apprensione della "res", ma da un atto o da un fatto del proprietario a beneficio del detentore, nella specie un contratto di comodato, poiché in tal caso l'attività del soggetto che dispone della cosa non corrisponde all'esercizio di un diritto reale, non essendo svolta in opposizione al proprietario. Ne consegue che la detenzione di un bene immobile a titolo di comodato precario può mutare in possesso solamente all'esito di un atto d'interversione idoneo a provare con il compimento di idonee attività materiali il possesso utile "ad usucapionem" in opposizione al proprietario concedente. Rigetta, Corte Appello Milano, 18/05/2007

Cassazione civile sez. II  14 ottobre 2014 n. 21690  

Comodato

La concessione in comodato di un immobile per tutta la vita del comodatario é un contratto a termine, di cui é certo l' "an" ed incerto il "quando", atteso che, con l'inserimento di un elemento accidentale per l'individuazione della precisa durata (nella specie, la massima possibile, ossia per tutta la durata della vita del beneficiario), il comodante ha limitato la possibilità di recuperare, quando voglia, la disponibilità materiale dell'immobile, rafforzando, al contempo, la posizione del comodatario, a cui viene garantito il godimento per tutto il tempo individuato. Ne consegue che, in tale evenienza, il comodante o i suoi eredi possono sciogliersi dal contratto soltanto nelle ipotesi di cui agli artt. 1804, terzo comma, 1809 e 1811 cod. civ. e non liberamente come avviene nel comodato precario. Cassa e decide nel merito, App. Roma, 02/05/2013

Cassazione civile sez. III  18 marzo 2014 n. 6203  

In materia di comodato, nei confronti del comodatario non può essere proposta azione di risoluzione per inadempimento attesa la gratuità del contratto, senza che assuma rilievo la presenza di eventuali pattuizioni accessorie, anche di apprezzabile peso economico, a carico di quest'ultimo, dovendo il comodante, in tale evenienza, far ricorso al diverso rimedio della restituzione anticipata del bene ai sensi dell'art. 1804 cod. civ. ove l'inosservanza degli obblighi integri un abuso della cosa oggetto di comodato ovvero una lesione della fiducia riposta dal comodante nel comodatario. Cassa e decide nel merito, App. Roma, 02/05/2013

Cassazione civile sez. III  18 marzo 2014 n. 6203  

La concessione in comodato di un immobile per tutta la vita del comodatario costituisce un contratto a termine, di cui è certo l'an ed è incerto il quando, a fronte del quale il comodante o i suoi eredi possono sciogliersi dal contratto ma soltanto nelle ipotesi previste ex lege, e non liberamente come avviene nel comodato precario.

Cassazione civile sez. III  18 marzo 2014 n. 6203  

La distinzione tra comodato e locazione poggia fondamentalmente sul carattere di essenziale gratuità del comodato, laddove si realizzano gli estremi costitutivi del contratto di locazione quando per il godimento di un bene sia pattuita una controprestazione, in qualsiasi misura e sotto qualsiasi forma. Ne consegue che, a fronte della domanda volta all'accertamento di un rapporto locativo, al fine di ottenere la condanna del convenuto al pagamento del canone, oppure volta all'accertamento di un'occupazione senza titolo, al fine di ottenere la condanna del convenuto al pagamento dell'indennità di occupazione, compete esclusivamente al convenuto provare il possesso di un titolo, come il comodato, che ne assicuri non solo il legittimo godimento del bene, ma anche il carattere essenzialmente gratuito. Rigetta, App. Milano, 23/05/2007

Cassazione civile sez. III  06 agosto 2013 n. 18660

Possesso

La qualità di convivente "more uxorio" del comodatario di un appartamento destinato ad abitazione legittima ad esperire l'azione di spoglio (nella specie, contro un terzo), in quanto la convivenza "more uxorio" determina sulla casa ove si svolge e si attua il programma di vita in comune un potere di fatto basato su un interesse proprio del convivente, ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità, tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, avente titolo in un negozio giuridico di tipo familiare. Cassa con rinvio, App. Torino, 30/11/2006

Cassazione civile sez. II  02 gennaio 2014 n. 7

Rivendicazione

L'attore che non chiede l'accertamento del suo diritto di proprietà e non agisce affermando che il convenuto è possessore del suo bene, ma che lo detiene senza titolo, esercita un'azione personale di restituzione per mancanza originaria o sopravvenuta del titolo e, se la domanda è introdotta con ricorso, fermo restando l'onere dell'attore di dimostrare la ricorrenza degli elementi di fatto della fattispecie legale soggetta al rito prescelto, il convenuto, ancorché ne adduca l'erroneità, ha l'onere di osservare le norme proprie di quel rito, onde evitare di incorrere in decadenze e preclusioni. (In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza che, sulla base della proposta domanda di rilascio per occupazione senza titolo e della difesa della convenuta in ordine alla concessione dell'immobile all'ex coniuge a titolo di abitazione familiare, aveva qualificato il rapporto in termini di comodato, come tale correttamente assoggettato al rito locatizio, avviato dagli attori con ricorso, con conseguente inammissibilità della domanda riconvenzionale non proposta entro il termine di cui all'art. 418 cod. proc. civ.). Rigetta, App. Palermo, 28/10/2008

Cassazione civile sez. III  24 luglio 2013 n. 17941  



 
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