codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1808 codice civile: Spese per l’uso della cosa e spese straordinarie

Il comodatario non ha diritto al rimborso delle spese sostenute per servirsi della cosa (1).

Egli però ha diritto di essere rimborsato delle spese straordinarie sostenute per la conservazione della cosa, se queste erano necessarie e urgenti (2).


Commento

(1) La disciplina del diritto al rimborso delle spese può essere derogata dai contraenti. Si ritiene, comunque, che il comodatario non abbia diritto al rimborso delle spese affrontate per la manutenzione ordinaria della cosa.

 

(2) Poiché il codice non stabilisce alcuna disciplina per il rimborso delle spese, per i miglioramenti e le addizioni apportate dal comodatario, si ritengono applicabili per analogia le norme dettate in materia di locazione.

 


Giurisprudenza annotata

Comodato

Il comodatario che, al fine di utilizzare la cosa, debba affrontare le spese di manutenzione (seppure straordinarie) può liberamente scegliere se provvedervi o meno ma, se decide di affrontarle, lo fa nel suo esclusivo interesse e non può pretendere il rimborso dal comodante, anche se comportino miglioramenti, tenendo conto della non invocabilità da parte del comodatario stesso, che non è ne possessore né terzo, dei principi di cui agli artt. 1150 c.c. e 936 c.c.

Cassazione civile sez. III  24 luglio 2013 n. 17941

 

La responsabilità del soggetto obbligato alla manutenzione non è esclusa nel caso in cui abbia concesso in comodato l'immobile, siccome l'art. 1808 c.c. pone a carico del comodatario solamente le spese necessarie per l'uso della cosa (ad esempio canoni per corrente elettrica, acqua, riscaldamenti) e l'anticipo delle spese straordinarie, necessarie e urgenti sostenute per la conservazione della stessa, ma in nulla elide l'obbligo del proprietario di garantire (art. 2051 e 2053, c.c.) i terzi dai danni che dalla cosa derivino

Cassazione penale sez. IV  22 novembre 2012 n. 3290  

 

L'obbligo del comodatario di affrontare le spese necessarie per l'uso della cosa (ad es. canoni per corrente elettrica, acqua, riscaldamenti, ecc.) e di anticipare quelle occorrenti per le spese straordinarie, necessarie e urgenti sostenute per la conservazione della stessa, in nulla elide quello del proprietario di garantire (art. 2051 e 2053, c.c.) i terzi dai danni che dalla cosa derivino. Il comodatario, salvo, poi, se del caso, ad individuare una concorrente responsabilità dello stesso, non solleva il comodante proprietario dagli obblighi propri derivanti dalla titolarità (fattispecie relativa ad un crollo con esiti mortali avvenuto in un struttura pubblica di proprietà dell'Asl, ma concessa in comodato ad una ASP).

Cassazione penale sez. IV  22 novembre 2012 n. 3290  

 

Nel caso in cui i lavori espletati dal comodatario all'interno dei locali comodati non abbiano alcuna finalità di "conservazione" della "res", ma si caratterizzino per apportare addizioni e migliorie, va rigettata la domanda dallo stesso proposta e tesa alla liquidazione dell'indennità di cui all'art. 1808 c.c. In tal caso, in estensione analogica dell'art. 1593 c.c., al comodatario è da riconoscersi il solo "ius tollendi" delle addizioni apportate.

Tribunale Modena sez. II  06 luglio 2012

 

In tema di comodato, il comodatario che, avendo sostenuto delle spese ordinarie, si sia vista rigettata l'azione di rimborso avanzata ai sensi dell'art. 1808 c.c., non può esperire quella di illecito arricchimento, atteso che il requisito di sussidiarietà evocato dall'art. 2041 c.c. non consente che la relativa azione possa essere utilizzata in alternativa subordinata a quella contrattuale per eluderne gli esiti sfavorevoli, ove quest'ultima, sebbene astrattamente configurabile, non consenta in concreto il recupero dell'utilità trasferita all'altra parte, essendo piuttosto essa finalizzata ad impedire che gli spostamenti patrimoniali privi di giusta causa tra soggetti terzi, per l'inesistenza o la nullità di un rapporto contrattuale, debbano essere retrattati nei limiti del minor valore tra arricchimento e danno.

Cassazione civile sez. II  27 gennaio 2012 n. 1216  

 

Il comodatario che, al fine di utilizzare la cosa, debba affrontare spese di manutenzione può liberamente scegliere se provvedervi o meno, ma, se decide di affrontarle, lo fa nel suo esclusivo interesse e non può, conseguentemente, pretenderne il rimborso dal comodante. Ne consegue che, se un genitore concede un immobile in comodato per l'abitazione della costituenda famiglia, egli non è obbligato al rimborso delle spese, non necessarie né urgenti, sostenute da uno dei coniugi comodatari durante la convivenza familiare per la migliore sistemazione dell'abitazione coniugale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva respinto la domanda di rimborso avanzata da un coniuge separato nei confronti dei genitori dell'altro coniuge, proprietari dell'appartamento datogli in comodato).

Cassazione civile sez. II  27 gennaio 2012 n. 1216  

 

L'assegnazione della casa coniugale ad un coniuge, in seguito alla separazione, non fa venir meno, in analogia a quanto dispone l'art. 6 l. 27 luglio 1978 n. 392, il contratto di comodato, di guisa che permane l'applicazione della relativa disciplina. Pertanto, se un genitore concede un immobile in comodato per l'abitazione della costituenda famiglia non è obbligato al rimborso delle spese, non necessarie né urgenti, sostenute da un coniuge durante la convivenza familiare per la migliore sistemazione dell'abitazione coniugale. Infatti, il comodatario il quale, al fine di utilizzare la cosa, debba affrontare spese di manutenzione anche straordinarie, può liberamente scegliere se provvedervi o meno, ma, se decide di affrontarle, lo fa nel suo esclusivo interesse e non può, conseguentemente, pretenderne il rimborso dal comodante.

Cassazione civile sez. II  27 gennaio 2012 n. 1216  

 

Nel caso in cui i lavori espletati dal comodatario all'interno dei locali comodati non abbiano alcuna finalità di "conservazione" della "res", ma si caratterizzino per apportare addizioni e migliorie, va rigettata la domanda dallo stesso proposta e tesa alla liquidazione dell'indennità di cui all'art. 1808 c.c.. In tal caso, in estensione analogica dell'art. 1593 c.c., al comodatario è da riconoscersi il solo "ius tollendi" delle addizioni apportate.

Tribunale Modena sez. II  28 maggio 2010

 

Separazione tra coniugi

Il comproprietario che utilizza il bene in via esclusiva non è tenuto a corrispondere alcunché al comproprietario che rimanga inerte, mentre è tenuto al pagamento della corrispondente quota di frutti civili detraibili dal godimento indiretto del bene, laddove l'altro comproprietario abbia manifestato l'intenzione di utilizzare anch'egli il bene in maniera diretta; qualora, tuttavia, i coniugi comproprietari di un immobile si sono accordati, in sede di separazione consensuale, perché lo stesso sia goduto da uno solo di essi in via esclusiva, il coniuge estromesso non può chiedere al coniuge che utilizza il bene in forza dell'accordo la corresponsione dei frutti civili detraibili dal godimento indiretto del bene, né tale diritto matura per il solo fatto di avere domandato la divisione del bene comune assegnato, poiché le condizioni della separazione consensuale, una volta omologate, sono modificabili solo dal competente giudice della separazione e non per unilaterale dissenso o ripensamento dell'originaria intesa coniugale.

Tribunale Roma sez. VIII  23 gennaio 2012 n. 1241  

 

L'assegnazione della casa coniugale a un coniuge, in seguito alla separazione, non fa venir meno, in analogia a quanto dispone l'art. 6 l. 392/1978, il contratto di comodato, di guisa che permane l'applicazione della relativa disciplina. Pertanto, se un genitore concede un immobile in comodato per l'abitazione della costituenda famiglia non è obbligato al rimborso delle spese, non necessarie né urgenti, sostenute da un coniuge durante la convivenza familiare per la migliore sistemazione dell'abitazione coniugale. Infatti, il comodatario il quale, al fine di utilizzare la cosa, debba affrontare spese di manutenzione anche straordinarie, può liberamente scegliere se provvedervi o meno, ma, se decide di affrontarle, lo fa nel suo esclusivo interesse e non può, conseguentemente, pretenderne il rimborso dal comodante. L'art. 1808 c.c. non distingue, infatti, tra spese autorizzate e spese a iniziativa del comodatario, ma fra spese sostenute per il godimento della cosa e spese straordinarie, necessarie e urgenti affrontate per conservarla, con la conseguenza che l'eventuale autorizzazione del comodante non è in nessuno dei due casi discrimine per la ripetibilità degli esborsi effettuati dal comodatario.

Cassazione civile sez. II  27 gennaio 2012 n. 1216  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti