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Art. 1813 codice civile: Nozione

Il mutuo è il contratto col quale una parte consegna all’altra una determinata quantità di danaro o di altre cose fungibili, e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità.


Commento

Mutuo: contratto con il quale una parte (mutuante) consegna all’altra (mutuatario) una determinata quantità di denaro o di cose fungibili, e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità. Con esso si attua ciò che nel linguaggio corrente viene chiamato prestito.


Giurisprudenza annotata

Mutuo

Ove in giudizio si chieda la restituzione di una somma di denaro conferita a titolo di mutuo, e la vicenda si inserisca nell'ambito dei rapporti familiari, l'attore deve fornire la prova rigorosa della pattuizione del diritto alla restituzione dell'importo.

Cassazione civile sez. III  28 luglio 2014 n. 17050  

La parte che chieda la restituzione di somme date a mutuo è tenuta a provare, oltre alla consegna, anche il titolo dal quale derivi l'obbligo di controparte alla restituzione, purchè l'attore fondi la domanda su un particolare contratto, senza formulare neppure in subordine una domanda volta a porre in questione il diritto della controparte di trattenere la somma ricevuta, ferma restando, la necessità che il rigetto della domanda di restituzione sia argomentato con cautela, tenendo conto della natura del rapporto e delle circostanze del caso, idonee a giustificare che una parte trattenga senza causa il denaro indiscutibilmente ricevuto dall'altra. Rigetta, App. Bologna, 15/07/2008

Cassazione civile sez. III  28 luglio 2014 n. 17050  

Se il contratto di mutato fondiario è stato stipulato solo per estinguere pregresse esposizioni debitorie, il negozio non è nullo ma non si possono applicare le norme speciali previste dagli art. 38 e ss. del TU bancario e, in particolare, la disposizione dell’art. 39, che prevede il consolidamento e la non revocabilità dell’ipoteca fondiaria, decorso il termine di dieci giorni dall’iscrizione.

Tribunale Ravenna  20 gennaio 2014

Le clausole di un contratto di mutuo, relative al saggio d'interesse e alla costruzione del piano di ammortamento, che, pur apparendo di per sé analitiche, si risolvano, da un punto di vista matematico-finanziario, in enunciati che non danno luogo ad un'univoca applicazione e richiedono una scelta applicativa fra più alternative possibili, sono nulle per indeterminatezza dell'oggetto e vanno sostituite con la previsione di interessi legali su quote capitali costanti.

Tribunale Milano uff. elettor.  31 ottobre 2013

Interessi

In tema di contratto di mutuo, affinché una clausola di determinazione degli interessi corrispettivi sulle rate di ammortamento scadute sia validamente stipulata ai sensi dell'art. 1346 cod. civ., è sufficiente che la stessa - nel regime anteriore all'entrata in vigore della legge 17 febbraio 1992, n. 154 - contenga un richiamo a criteri prestabiliti ed elementi estrinseci, purché obiettivamente individuabili, funzionali alla concreta determinazione del saggio di interesse. A tal fine occorre che quest'ultimo sia desumibile dal contratto con l'ordinaria diligenza, senza alcun margine di incertezza o di discrezionalità in capo all'istituto mutuante, non rilevando la difficoltà del calcolo necessario per pervenire al risultato finale, né la perizia richiesta per la sua esecuzione. Rigetta, App. Torino, 13/09/2010

Cassazione civile sez. III  27 novembre 2014 n. 25205

Responsabilità patrimoniale

Il divieto di patto commissorio sancito dall'art. 2744 c.c. si estende a qualsiasi negozio che venga utilizzato per conseguire il risultato concreto vietato dall'ordinamento. Ne consegue che anche la procura a vendere un immobile, conferita dal mutuatario al mutuante contestualmente alla stipulazione del mutuo, è idonea ad integrare la violazione della norma suddetta, qualora si accerti che tra il mutuo e la procura sussista un nesso funzionale, non assumendo rilievo, in senso contrario, la circostanza che il bene venduto venga intestato ad un prossimo congiunto del creditore (nella specie, la di lui figlia), perché in tal caso lo strettissimo vincolo di parentela consente di ritenere che l'operazione sia stata posta in essere proprio per eludere il divieto "ex lege". Rigetta, App. Torino, 05/02/2009

Cassazione civile sez. III  08 luglio 2014 n. 15486  

Fallimento

Nel caso di apporto economico da parte di una società in favore di altra, abbia esso la natura di finanziamento ovvero di conferimento, e di successiva perdita delle somme investite, sussiste la responsabilità degli amministratori, i quali non abbiano predisposto le cautele necessarie, corredando le proprie scelte con le verifiche, le indagini e le informazioni preventive normalmente richieste in riferimento alla concreta scelta operata, dal momento che, ove l'apporto si traduca in un finanziamento concesso alla società terza (capitale di debito), l'obbligo della sua restituzione ex art. 1813 c.c. implica il rischio della difficoltà di adempiere della mutuataria ovvero della sua insolvenza; se, invece, l'investimento si risolva in un conferimento ai sensi dell'art. 2343 c.c. (capitale di rischio), il relativo rimborso non potrebbe nemmeno essere disposto durante la vita della società, ma solo in sede di sua liquidazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva ravvisato la responsabilità degli amministratori per non avere acquisito idonee garanzie circa la restituzione della somma erogata in favore di una società terza, disattendendo l'argomento per il quale costituiva sufficiente tutela dell'operazione finanziaria intrapresa la titolarità di una partecipazione di maggioranza al capitale della medesima società). Rigetta, App. Roma, 12/12/2011

Cassazione civile sez. I  27 dicembre 2013 n. 28669



 
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