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Art. 1815 codice civile: Interessi

Salvo diversa volontà delle parti (1), il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante (2). Per la determinazione degli interessi si osservano le disposizioni dell’articolo 1284.
Se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi (3).


Commento

Interessi usurari: è usurario l’interesse il cui tasso esorbita i limiti indicati dalla legge.

 

(1) Si presume che il contratto di mutuo sia oneroso.

 

(2) Il corrispettivo non deve essere necessariamente costituito da interessi sulla somma mutuata, ma può consistere anche in una prestazione di fare o non fare, o in un corrispettivo avente carattere aleatorio.

 

(3) La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Attualmente detto limite è fissato nel tasso medio effettivo praticato dalle banche e dagli intermediari finanziari (come risultante dall’ultima rilevazione trimestrale pubblicata in Gazzetta Ufficiale), relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato di un quarto, cui si aggiunge un margine di ulteriori quattro punti percentuali; la differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Usura

In termini elastici la mora e la penale per estinzione anticipata del mutuo possono essere tra loro accomunate in quanto entrambe rappresentano un costo del mutuo erogato, seppure solo incerto e potenziale circa il verificarsi in concreto, atteso che entrambe dipendono da un fatto del mutuatario.

Tribunale Pescara  28 novembre 2014

In tema di interessi usurari, ai fini dell'applicazione dell'art. 644 c.p. e dell'art. 1815 comma 2 c.c. si intendono tali gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti a qualunque titolo, anche a titolo di interessi moratori (cfr. Cass. n. 350 del 2013).

Tribunale Pescara  28 novembre 2014

In ossequio a quanto previsto dall’art. 1815 c.c. – applicabile ai rapporti di c/c benché previsto in tema di mutuo, attesa la analoga natura di finanziamento dei rapporti bancari con cui è concesso al correntista di operare con scoperto – non deve riconoscersi alla banca alcuna somma a titolo di interessi, in caso di superamento dei tassi-soglia previsti dalla l.n. 108 del 1996, per cui va eliminata dal conto la relativa annotazione.

Tribunale Roma sez. IX  03 luglio 2014 n. 14443  

Il superamento del tasso soglia sopravvenuto nel corso del contratto comporta l'inopponibilità al cliente dei tassi eccedenti tale limite. In favore di questa soluzione depongono, oltre ad esigenze di razionalizzazione dei mercato del credito, da un lato, la sentenza della Corte di cassazione n. 603/2013; dall'altro, le prescrizioni della Banca d'Italia (in specie, la Comunicazione 20 aprile 2010, in Bollettino di vigilanza n. 4/2010) le quali, caratterizzandosi per l'assenza di specificazioni in ordine al momento del superamento del tasso soglia, si prestano ad una applicazione ultrattiva rispetto alla fase di costituzione del rapporto.

Arbitro bancario finanziario Napoli  03 aprile 2013 n. 1796  

Ai fini dell'applicazione dell'art. 644 c.p. e dell'art. 1815, comma 2, c.c., si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi e comunque convenuti a qualsiasi titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento. Ne consegue che la natura usuraria o meno degli interessi si verifica solo al momento della conclusione del contratto e non nel corso del rapporto (Nella specie, il tribunale non ha ritenuto usurari gli interessi applicati al conto corrente oggetto di giudizio, il quale era anteriore all'entrata in vigore della l. n. 108/96 e alla prima rilevazione del Ministro del Tesoro dei tassi globali medi ai fini dell'applicazione della legge sull'usura – il primo d.m. è del 22.3.1997 -; pertanto, anche gli interessi applicati dopo quest'ultima data non possono comunque ritenersi usurari anche se superiori alla soglia usura di quel periodo, e perciò non possono essere del tutto esclusi, ai sensi dell'art. 4 l. n. 108/96, ma ridotti nella misura legale).

Tribunale Salerno sez. I  24 gennaio 2013 n. 229  

Interessi

In tema di contratto di mutuo, affinché una clausola di determinazione degli interessi corrispettivi sulle rate di ammortamento scadute sia validamente stipulata ai sensi dell'art. 1346 cod. civ., è sufficiente che la stessa - nel regime anteriore all'entrata in vigore della legge 17 febbraio 1992, n. 154 - contenga un richiamo a criteri prestabiliti ed elementi estrinseci, purché obiettivamente individuabili, funzionali alla concreta determinazione del saggio di interesse. A tal fine occorre che quest'ultimo sia desumibile dal contratto con l'ordinaria diligenza, senza alcun margine di incertezza o di discrezionalità in capo all'istituto mutuante, non rilevando la difficoltà del calcolo necessario per pervenire al risultato finale, né la perizia richiesta per la sua esecuzione. Rigetta, App. Torino, 13/09/2010

Cassazione civile sez. III  27 novembre 2014 n. 25205  

Mutuo

Nel contratto di mutuo, quando non risulta superato il cosiddetto tasso soglia, la nullità ex art. 1815, secondo comma, cod. civ. della clausola di previsione degli interessi, richiede la prova del loro carattere usurario ai sensi dell'art. 644, terzo comma, secondo periodo, cod. pen., ossia la dimostrazione della sproporzione degli interessi convenuti (con uno squilibrio contrattuale, per i vantaggi conseguiti da una sola delle parti, che alteri il sinallagma negoziale e per il cui apprezzamento il parametro di riferimento è dato dal superamento del tasso medio praticato per operazioni similari), nonché della condizione di difficoltà economica di colui che promette gli interessi (desumibile non dai soli debiti pregressi, ma dalla impossibilità di ottenere, pur fuori dallo stato di bisogno, condizioni migliori per la prestazione di denaro che richiede). La prova di entrambi i presupposti grava su colui che afferma la natura usuraria degli interessi, senza che, accertato lo stato di difficoltà economica, la sproporzione possa ritenersi "in re ipsa", dovendo comunque dimostrarsi il vantaggio unilaterale conseguito dalla banca. Rigetta, Trib. Latina, 25/05/2007

Cassazione civile sez. III  12 settembre 2014 n. 19282  

Ove in giudizio si chieda la restituzione di una somma di denaro conferita a titolo di mutuo, e la vicenda si inserisca nell'ambito dei rapporti familiari, l'attore deve fornire la prova rigorosa della pattuizione del diritto alla restituzione dell'importo.

Cassazione civile sez. III  28 luglio 2014 n. 17050  



 
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