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Art. 1819 codice civile: Restituzione rateale

Se è stata convenuta la restituzione rateale delle cose mutuate e il mutuatario non adempie l’obbligo del pagamento anche di una sola rata, il mutuante può chiedere, secondo le circostanze, l’immediata restituzione dell’intero.


Giurisprudenza annotata

Contratti bancari

In materia di contratti bancari, è da escludere che la violazione dell'onere della forma scritta si abbia con la stipulazione per iscritto di clausole del contratto di mutuo fondiario e dell'atto di erogazione e quietanza, con le quali le parti abbiano previsto l'eventualità dell'utilizzo, da parte dell'istituto mutuante, di provvista in valuta estera raccolta mediante assunzione di un prestito in ECU, onde regolare, in tale eventualità, le singole semestralità di ammortamento del mutuo. In tal caso, non può parlarsi di recepimento del contenuto di un diverso contratto non sottoscritto dalla parte mutuataria, ma dell'assunzione dello stesso a presupposto del mutuo, allo scopo di variare, secondo fattori oggettivi, pur se aleatori, le condizioni del contratto di mutuo, così come in quest'ultimo convenute. Rigetta, Trib. Terni, 20/09/2007

Cassazione civile sez. III  27 agosto 2014 n. 18325  

 

 

Mutuo

In materia di contratti bancari, ai sensi del combinato disposto degli art. 6 e 4 legge n. 154 del 1992 e 118 d.lg. n. 385 del 1993, in ipotesi di variazioni delle condizioni contrattuali in senso sfavorevole per il cliente, l'obbligo di comunicazione al cliente medesimo sussiste per la banca solamente se ed in quanto essa abbia esercitato il diritto, contrattualmente previsto, di variare unilateralmente ed in senso sfavorevole alla controparte talune condizioni del contratto medesimo, non anche se si tratti, viceversa, di variazione determinata da fattori (nel caso, l'ammortamento semestrale del rateo di mutuo in correlazione con la variazione dell'Ecu rispetto alla lira) di carattere oggettivo e natura aleatoria, pure previsti nel contratto, giacché in tal caso non può parlarsi di modifica unilaterale del contratto, e di essa il cliente risulta essersi in ogni caso già preventivamente assunto il relativo rischio. (Nel caso trattavasi di contratto di mutuo fondiario correlato a prestito in Ecu, con singole semestralità di ammortamento da maggiorarsi o diminuirsi in proporzione al rapporto di cambio della lira con l'Ecu, rilevato al momento della scadenza delle singole rate).

Cassazione civile sez. III  25 novembre 2002 n. 16568  

 

In caso di mancato pagamento di un ingente numero di rate relative ad un contratto di mutuo, l'Istituto di credito che lo ha concesso può, ai sensi dell'art. 1186 c.c. (e, ancor prima, ai sensi dell'art. 1819 c.c. se il mutuo è stato concesso a titolo gratuito), chiedere la immediata restituzione dell'intera somma mutuata quand'anche talune delle rate non fossero ancora scadute.

Tribunale Monza  02 maggio 2002

 

La disposizione dell'art. 1819 c.c., a norma della quale, se è stata convenuta la restituzione delle cose mutuate ed il mutuatario non adempie l'obbligo di pagamento anche di una sola rata, il mutuante può chiedere, secondo le circostanze, l'immediata restituzione dell'intero, ha la funzione di attribuire rilievo all'inadempimento del mutuatario nel mutuo gratuito, al quale, quindi, essa esclusivamente si riferisce, dato che nel mutuo oneroso tale inadempimento, dando luogo alla possibilità di risoluzione del contratto ai sensi dell'art. 1453 c.c., assume rilievo indipendentemente dalla espressa previsione del citato art. 1819.

Cassazione civile sez. III  21 febbraio 1995 n. 1861  

 

La disposizione dell'art. 1819 c.c., a norma della quale, se è stata convenuta la restituzione delle cose mutuate ed il mutuatario non adempie l'obbligo di pagamento anche di una sola rata, il mutuante può chiedere, secondo le circostanze, l'immediata restituzione dell'intero, ha la funzione di attribuire rilievo all'inadempimento del mutuario nel mutuo gratuito, al quale, quindi, essa esclusivamente si riferisce, dato che nel mutuo oneroso tale inadempimento, dando luogo alla possibilità di risoluzione del contratto ai sensi dell'art. 1453 c.c., assume rilievo indipendentemente dalla espressa previsione del citato art. 1819.

Cassazione civile sez. III  21 febbraio 1995 n. 1861  

 

Nel caso di immobili originariamente divisi per piano o porzioni di piano, costruiti con il sussidio del mutuo ipotecario, la determinazione provvisoria della quota di mutuo a carico dell'acquirente o promittente acquirente accollatario, per la sua funzione di assicurare l'anticipato ammortamento ed il versamento degli interessi, comporta la prefissione di scadenze alle quali i ratei o le singole quote di essi sono esigibili, con la conseguenza che il diritto al frazionamento del mutuo, cioè al riparto definitivo, non esclude a carico dell'accollatario acquirente la sussistenza dell'obbligo di pagamento dei ratei provvisori alle scadenze stabilite, atteso che la garanzia ipotecaria grava sulla porzione immobiliare acquistata per un debito proprio dell'acquirente e non del venditore.

Cassazione civile sez. II  01 marzo 1994 n. 2029  

 

Con riguardo al commercio degli immobili urbani a proprietà originariamente divisa per piani o porzioni di piano, o destinati a divenire tali, i quali siano edificati col sussidio di un mutuo ipotecario, la determinazione provvisoria della quota di mutuo a carico di ciascun assegnatario o acquirente di unità immobiliari, salvo conguaglio a scadenza stabilita, ha il fine di assicurare l'anticipato ammortamento e il versamento degli interessi mediante la prefissione di scadenze alle quali i ratei o le singole quote di essi sono esigibili. Ne consegue che il diritto di riparto definitivo (frazionamento del mutuo) non esclude l'esigibilità dei ratei provvisori alle scadenze stabilite.

Cassazione civile sez. II  07 luglio 1986 n. 4426  

 

Allorquando le parti di un contratto di mutuo di scopo convengano che le somme erogate all'imprenditore finanziato vengano immediatamente riversate all'ente finanziatore per essere costituite in deposito presso quest'ultimo o presso altro depositario di comune gradimento a garanzia dell'adempimento, da parte dell'imprenditore finanziato, sia dell'obbligo di rimborso del mutuo in caso di eventuale risoluzione del contratto sia dell'obbligazione di destinare le somme mutuate allo scopo per il quale il finanziamento viene concesso, prevedendo altresì che le somme stesse vanno successivamente svincolate dall'ente finanziatore a suo giudizio esclusivo, tenuto conto dello stato di realizzazione dell'iniziativa finanziaria, e quindi, in esecuzione di tali pattuizioni, l'ente finanziatore impartisca ad una banca l'ordine di accreditare il corrispondente importo in apposito conto corrente da aprirsi al nome dell'imprenditore finanziato con vincolo a proprio favore, richiamando quelle stesse pattuizioni nell'ordine di accreditamento, deve ritenersi che il vincolo riservatosi dall'ente finanziatore sulle somme depositate adempie ad una funzione di garanzia e si risolve in una forma di autotutela convenzionalmente conferita al medesimo ente. In particolare, deve affermarsi che il meccanismo del vincolo, comportando il potere dell'ente finanziatore di autorizzare o di negare, in tutto o in parte, i pagamenti in favore dell'imprenditore intestatario del conto corrente, finisce col condizionare il sorgere stesso del credito a favore di questo ed anche col condizionare, in definitiva, l'identificazione del soggetto a cui spetta il pagamento da parte della banca depositaria, delle somme giacenti in deposito. Nella fattispecie sopra descritta, ove successivamente l'imprenditore finanziato non destini effettivamente tutte o parte delle somme allo specifico scopo previsto nel contratto di mutuo ovvero l'ente finanziatore, avvalendosi di una clausola risolutiva espressa apposta al contratto di mutuo, risolva il contratto stesso per mancato pagamento di una o più rate di ammortamento, l'imprenditore finanziato medesimo non può pervenire alla disponibilità delle somme depositate e per converso, divenuta operante la garanzia in funzione della quale il deposito è stato costituito e venuta meno la ragione stessa della permanenza del deposito, l'ente finanziatore resta l'unico legittimato ad attenere dalla banca depositaria la restituzione delle (residue) somme depositate. Nell'ipotesi dianzi considerata, qualora dopo l'inadempimento dell'imprenditore finanziato e l'esercizio, da parte dell'ente finanziatore, della facoltà di risolvere il contratto di mutuo intervenga il fallimento del finanziato, la sopravvenuta dichiarazione di fallimento non vale a liberare il deposito bancario dal vincolo cui esso era assoggettato a favore dell'ente finanziatore, con la conseguenza che, non soltanto la banca depositaria non ha nè il potere nè l'obbligo di versare le (residue) somme depositate all'amministrazione del fallimento, ma è altresì legittima la richiesta, rivolta dall'ente finanziatore alla banca, di restituzione dei depositi giacenti sui predetti conti correnti.

Tribunale Roma  14 marzo 1980



 
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