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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1823 codice civile: Nozione

Il conto corrente è il contratto col quale le parti si obbligano ad annotare (1) in un conto i crediti derivanti da reciproche rimesse, considerandoli inesigibili e indisponibili fino alla chiusura del conto (2).

Il saldo del conto è esigibile alla scadenza stabilita. Se non è richiesto il pagamento, il saldo si considera quale prima rimessa di un nuovo conto e il contratto s’intende rinnovato a tempo indeterminato.


Commento

Conto: documento contabile nel quale vengono computate voci attive e passive riferite a due o più soggetti.

Rimessa: qualunque rapporto giuridico che determina una situazione di credito.

 

(1) Le rimesse che in base al contratto vanno annotate nel conto sono determinate dalle parti. In mancanza di una espressa volontà si ritiene che vada annotato ogni singolo reciproco credito, tranne quelli [v. 1824] insuscettibili di compensazione [v. 1241].

 

(2) Alla chiusura del conto viene effettuato il calcolo contabile, il cui risultato (saldo) sarà un credito a favore di una o l’altra delle parti.

 

 

Il contratto di conto corrente intercorre tra soggetti che hanno intense e durature relazioni d’affari, e, quindi, preferiscono evitare complicati pagamenti reciproci volta per volta, rimandando tutto ad una singola operazione di pagamento finale, a seguito di un calcolo contabile che tenga conto dei vicendevoli crediti.

Si tenga presente che, invece, il conto corrente bancario (o conto corrente di corrispondenza) è una figura diversa, elaborata dalla prassi bancaria e non prevista espressamente dal codice. Il conto corrente bancario, infatti, non prevede affatto l’inesigibilità e l’indisponibilità dei crediti, anzi il cliente della banca può disporre delle somme mediante un ordine (assegno) di pagamento e può esigere la somma in qualunque momento, senza neanche un preavviso.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Il collegamento negoziale non dà luogo ad un nuovo ed autonomo contratto, ma è un meccanismo attraverso il quale le parti perseguono un risultato economico unitario e complesso, che viene realizzato non per mezzo di un singolo accordo, ma attraverso una pluralità coordinata di contratti, che conservano una loro causa autonoma anche se ciascuno è finalizzato ad un unitario regolamento dei reciproci interessi, sicchè, pur determinandosi, tra loro, un vincolo di reciproca dipendenza, in virtù del quale le vicende relative all'invalidità, all'inefficacia ed alla risoluzione dell'uno possono ripercuotersi sugli altri, ciascuno di essi mantiene una propria individualità giuridica. (Nella specie, la S.C. ha confermato, sul punto, la sentenza impugnata che aveva ritenuto insufficiente, ai fini della dimostrazione dell'esistenza di un credito derivante da un'apertura di credito utilizzata su di un conto corrente, la prova dell'avvenuta concessione della citata apertura di credito nella forma scritta prescritta dalla legge, ma non anche del contratto di conto corrente). Cassa con rinvio, Trib. Parma, 20/06/2007

Cassazione civile sez. I  01 ottobre 2014 n. 20726  

 

 

Conto corrente

L'articolo 1823 del Cc non è applicabile al contratto bancario di conto corrente, atteso che la norma non è richiamata dall'art. 1857 c.c., che indica specificamente le norme del contratto di conto corrente applicabili alle operazioni bancarie di conto corrente. Deriva da quanto precede, pertanto, che il saldo passivo di un conto corrente bancario, quando non sia interamente ricollegabile a una apertura di credito - non evincibile dalla mera tolleranza di una situazione di scoperto - è immediatamente esigibile dalla banca. Le rimesse, quindi, effettuate su detto conto corrente a riduzione del saldo passivo configurano, nel caso di fallimento del correntista, pagamenti parziali di un debito liquido ed esigibile e, come tali, sono soggette a revocatoria fallimentare ai sensi dell'art. 67, comma 2, l. fall.

Cassazione civile sez. I  13 giugno 2014 n. 13519  

 

In presenza di un conto corrente formalmente affidato, l'accertamento del cosiddetto congelamento del conto è oggetto di un apprezzamento di fatto del giudice del merito e richiede la ricorrenza di specifiche circostanze, quali la chiusura anticipata del conto o il diniego della concessione dei blocchetti degli assegni, ovvero condotte negoziali sintomatiche, in modo univoco, della natura solutoria dei versamenti. Il congelamento del conto non può, invece, essere desunto dal semplice fatto che, a partire da una certa data, ai prelievi effettuati dal debitore corrispondano precedenti o contestuali versamenti per importi corrispondenti, perché da ciò non può trarsi la conclusione che la banca abbia posto in essere un meccanismo per ridurre l'esposizione senza chiudere formalmente l'apertura di credito, allorché le somme versate siano state contestualmente o quasi contestualmente riutilizzate. Cassa con rinvio, App. Napoli, 11/07/2008

Cassazione civile sez. I  20 novembre 2013 n. 26042  

 

Nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità, per mancanza dei requisiti di legge, della pattuizione di interessi ultralegali a carico del correntista, la rideterminazione del saldo del conto deve avvenire attraverso i relativi estratti a partire dalla data della sua apertura, così effettuandosi l'integrale ricostruzione del dare e dell'avere, con applicazione del tasso legale, sulla base di dati contabili certi in ordine alle operazioni ivi registrate, inutilizzabili, invece, rivelandosi, a tal fine, criteri presuntivi od approssimativi. Cassa e decide nel merito, App. Milano, 11/03/2006

Cassazione civile sez. I  20 settembre 2013 n. 21597

 

 

Contratti bancari

Viola i principi di correttezza e di buona fede nell'esecuzione del contratto, destinati ad operare anche in relazione alla fase di esaurimento di un rapporto contrattuale, il comportamento del dipendente di un istituto di credito che, a conoscenza della chiusura del rapporto di conto corrente intercorso con un cliente, abbia incassato una somma di denaro esplicitamente versata a copertura di un assegno tratto sul conto ormai chiuso, senza avvisare l'ex correntista che il prenditore non avrebbe mai potuto incassare il titolo, posto che l'istituto non avrebbe mai potuto pagare l'assegno. Cassa con rinvio, App. Roma, 19/04/2007

Cassazione civile sez. III  17 settembre 2013 n. 21163  

 

In materia di controversie aventi ad oggetto l'azione di ripetizione per somme che si asseriscono illegittimamente trattenute dall'istituto bancario in virtù di contratto di conto corrente, operando la prescrizione dell'azione di ripetizione anche quando è invocata la nullità per contrasto con norme imperative, l'individuazione della natura solutoria o meno del versamento va fatta avendo riguardo al momento in cui interveniva; e non ipotizzando il rapporto di dare – avere quale risulterebbe, una volta effettuato "ex post" il ricalcalo da parte del Ctu, per effetto della pronunzia della nullità delle clausole.

Tribunale Taranto sez. II  22 maggio 2013

 

In materia di rapporti di conto corrente, nel mentre se trattatasi di conto operante con il cd. scoperto il versamento in favore del correntista diviene immediatamente pagamento - senza bisogno di espressa imputazione - stante la immediata esigibilità del credito della banca, per quanto riguarda il conto, semplicemente passivo, proprio perché difetta l'esigibilità del credito, il versamento non può essere considerato pagamento in mancanza di una specifica imputazione.

Tribunale Lucca  10 maggio 2013

 

In materia di rapporti di conto corrente, nel mentre se trattatasi di conto operante con il cd. scoperto il versamento in favore del correntista diviene immediatamente pagamento - senza bisogno di espressa imputazione - stante la immediata esigibilità del credito della banca, per quanto riguarda il conto, semplicemente passivo, proprio perché difetta l’esigibilità del credito, il versamento non può essere considerato pagamento in mancanza di una specifica imputazione.

Tribunale Lucca  10 maggio 2013

 

È soggetta alla prescrizione decennale l'azione giudiziale volta alla ripetizione di quanto indebitamente pagato dal correntista per la capitalizzazione trimestrale degli interessi. La mancata contestazione degli estratti conto inviati al cliente, non rende incontrovertibile la quantificazione del credito da essi risultante, in quanto, come chiarito dalla giurisprudenza, l'estratto conto bancario è un mero documento contabile e le operazioni bancarie in esso riassunte e menzionate, a differenza del conto corrente ordinario, non originano nuovi e autonomi rapporti di credito o debito reciproco tra il cliente e la banca, ma rappresentano l'esecuzione di un unico negozio da cui deriva il credito e il debito della banca verso il cliente. La mancata e tempestiva contestazione dell'estratto conto, trasmesso dalla banca al proprio cliente, rende inoppugnabile gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile ma non dal punto di vista della validità e dell'efficacia dei rapporti obbligatori dai quali le partite inserite nel conto derivano.

Corte appello Roma sez. II  21 febbraio 2013 n. 1056  



 
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