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Art. 1825 codice civile: Interessi

Sulle rimesse decorrono gli interessi nella misura stabilita dal contratto o dagli usi ovvero, in mancanza, in quella legale.


Giurisprudenza annotata

Contratti bancari

Gli art. 1831, 1823 e 1825 c.c. in materia di conto corrente ordinario non sono analogicamente applicabili alle operazioni in conto corrente bancario sia per il mancato riferimento dell’art. 1857 c.c. alle disposizioni richiamate, sia per le differenze sostanziali del meccanismo contabile utilizzato nelle due fattispecie, in quanto, mentre nel conto corrente ordinario è prevista l’inesigibilità ed indisponibilità delle somme a saldo fino alla chiusura del conto, nel conto corrente bancario è prevista la possibilità per il correntista di esigere in ogni momento il saldo attivo o disporne indirettamente.

Tribunale Monza sez. fallimentare  21 marzo 2012 n. 827  

 

L'estratto al saldo-conto, dichiarazione unilaterale di un funzionario della banca creditrice accompagnata dalla sua conformità alle scritture contabili e da una attestazione di verità e liquidità del credito, costituisce concetto distinto dall'ordinario estratto-conto, destinato a certificare le movimentazioni debitorie e creditorie intervenute dall'ultimo saldo, con le condizioni attive e passive praticate dalla banca. In particolare, mentre il saldo-conto riveste efficacia probatoria nel solo procedimento monitorio, l'estratto-conto, trascorso il necessario periodo di tempo dalla sua comunicazione al correntista, assume carattere di incontestabilità ed è conseguentemente idoneo a fungere da prova anche nel successivo giudizio contenzioso instaurato dal cliente.

Tribunale Vibo Valentia  28 settembre 2005

 

In tema di contratti bancari, nel regime anteriore all'entrata in vigore della disciplina dettata dalla l. 17 febbraio 1992 n. 154, sulla cd. trasparenza bancaria, la clausola che, per la pattuizione di interessi dovuti dalla clientela in misura superiore a quella legale, si limiti a fare riferimento alle condizioni praticate usualmente dalle aziende di credito sulla piazza, è priva del carattere della sufficiente univocità, per difetto di univoca determinabilità dell'ammontare del tasso sulla base del documento contrattuale, e non può quindi giustificare la pretesa della banca al pagamento di interessi in misura superiore a quella legale. In ogni caso, a partire dal 9 luglio 1992, data di entrata in vigore dell'indicato "ius superveniens", si è sancita la nullità della clausola di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e si è statuito all'art. 4 della citata l. n. 154/1992, che "i contratti bancari devono indicare il tasso di interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi gli eventuali maggiori oneri in caso di mora".

Tribunale Vibo Valentia  28 settembre 2005

 

 

Irpef

In tema di Irpef, gli interessi maturati periodicamente sulle somme affidate in gestione patrimoniale ad un promotore finanziario e che non siano materialmente percepiti dal cliente, ma soltanto contabilizzati a credito in schede nominative e tabulati riferiti a detto creditore, non costituiscono reddito di capitale, desumendosi dall'art. 42 d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 (nel testo ratione temporis vigente) che gli interessi entrano a far parte del reddito imponibile solo se messi nella disponibilità concreta ed effettiva del creditore, il quale li abbia materialmente incamerati o ne abbia comunque disposto o sia stato messo nelle condizioni di farlo a suo piacimento; né una diversa considerazione discende dal richiamo al comma 3 dell'art. cit., ove la sola contabilizzazione degli interessi oggetto di compensazione — da intendersi dunque in senso stretto — viene equiparata alla loro materiale percezione, valendo la norma esclusivamente per gli accrediti di somme su conto corrente, quale non è il rapporto di cui alla fattispecie, accertato come proprio di un mero conto di gestione, cioè di contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari, consistente in un mandato ad investire danaro o ad amministrare portafoglio di titoli, conferito da un investitore ad un operatore finanziario.

Cassazione civile sez. trib.  21 aprile 2011 n. 9202

 

 

Interessi

La clausola contrattuale di conto corrente che si limiti a fare riferimento "alle condizioni praticate usualmente dalle aziende di credito sulla piazza", non è sufficientemente univoca e non può perciò giustificare la pretesa al pagamento di interessi in misura superiore a quella legale, in quanto, data l'esistenza di diverse tipologie di interessi, essa non consente, per la sua genericità, di stabilire a quale previsione le parti abbiano inteso concretamente riferirsi. Il riferimento alle "condizioni su piazza", è validamente applicabile solo nel caso in cui sussistano valide discipline del saggio. Pertanto, è necessario che il giudice accerti in concreto la sussistenza di un sufficiente grado di univocità della fonte esterna richiamata dalle parti per poter considerare l'oggettiva determinabilità del tasso.

Tribunale Bergamo  13 dicembre 2007

 

La commissione di massimo scoperto, corrispondente all'equivalente volto a ricompensare una prestazione specifica effettuata dalla banca erogatrice del credito, deve essere determinata sul massimo saldo dare del cliente e in relazione ad ogni periodo di liquidazione degli interessi, ma non integra un elemento degli interessi o una modalità di calcolo degli stessi, in quanto è volta ad operare in un ambito differente ed a remunerare una disuguale controprestazione della banca. Ne consegue che la commissione in oggetto, come tutte le pattuizioni contrattuali, al momento della conclusione del contratto, deve essere determinata o determinabile.

Tribunale Vibo Valentia  28 settembre 2005

 



 
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