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Art. 1827 codice civile: Effetti dell’inclusione nel conto

L’inclusione di un credito nel conto corrente non esclude l’esercizio delle azioni ed eccezioni relative all’atto da cui il credito deriva.

Se l’atto è dichiarato nullo, è annullato, rescisso o risoluto, la relativa partita si elimina dal conto.


Commento

L’annotazione di un credito nel conto corrente ha funzione semplicemente contabile. Il credito, cioè, rimane legato alla sua fonte e ne segue il destino. Ad esempio, se il credito deriva da una compravendita e successivamente alla sua annotazione nel conto la compravendita sia dichiarata nulla, l’annotazione del credito (partita) va cancellata dal conto.

 


Giurisprudenza annotata

Fallimento

In tema di revocatoria fallimentare di rimesse in conto corrente bancario, ove il titolo giuridico della rimessa (il quale è determinante per la individuazione degli effetti e della disciplina applicabile, non avendo l'inclusione nel conto carattere novativo) sia rappresentato dal realizzo di un pegno irregolare, costituito a garanzia dell'obbligazione restitutoria derivante da un finanziamento concesso dalla banca, non si configura un'ipotesi di pagamento (come tale revocabile ai sensi dell'art. 67, comma 2, l. fall.), bensì un'ipotesi di compensazione (consentita ai sensi dell'art. 56 l. fall.), perché nel pegno irregolare il creditore garantito acquista non la mera disponibilità, bensì la proprietà delle cose fungibili che ne sono oggetto ed assume l'obbligo di restituire, alla scadenza dell'obbligazione principale, una somma equivalente al valore delle cose costituite in pegno, se il debitore adempie l'obbligazione principale, ovvero una somma pari all'eventuale eccedenza del loro valore rispetto a quello della prestazione dovuta, se tale obbligazione rimane inadempiuta; sicché l'inadempimento del debitore determina la coesistenza di debiti reciproci tra il debitore stesso e il creditore garantito, che vengono ad estinguersi "per le quantità corrispondenti" (art. 1241 c.c.) secondo i principi, appunto, della compensazione, la cui applicazione non può trovare ostacolo nella circostanza che le due obbligazioni reciproche siano riconducibili ad un medesimo titolo o a titoli collegati, poiché esse non si pongono in una relazione di corrispettività.

Cassazione civile sez. I  05 novembre 2004 n. 21237

 

L'estratto parziale del conto corrente non costituisce prova sufficiente del credito in esso riprodotto ai fini dell'ammissione al passivo, in quanto non consente la piena ricostruzione dei movimenti che hanno condotto alla formazione delle poste (sia attive che passive) che emergono nella contabilità dell'ultimo periodo del rapporto con la banca.

Tribunale Padova  06 agosto 2003

 

 

Conto corrente

La mancata contestazione dell'addebito in conto corrente delle passività derivanti dall'esecuzione di un mandato affidato alla banca non preclude al cliente di far valere successivamente, nei confronti della medesima banca mandataria, il proprio eventuale credito risarcitorio per la non diligente esecuzione di quel mandato.

Cassazione civile sez. I  08 agosto 2003 n. 11961  

 

La norma dell'art. 1832 c.c. da leggersi in armonia con quella dell'art. 1827 c.c. impone che l'approvazione o la mancata contestazione nei termini del rendiconto spedito da uno dei correntisti, non impedisce di contestare la mancanza o la validità del rapporto che costituisce la causa dell'annotazione.

Cassazione civile sez. I  11 maggio 2001 n. 6548  

 

La mancata tempestiva contestazione dell'estratto conto inviato al cliente rende inoppugnabili gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo contabile, non anche sotto i profili della validità ed efficacia dei rapporti obbligatori dai quali le partite inserite nel conto derivano.

Corte appello Cagliari  23 febbraio 2000

 

 

Contratti bancari

Qualora la banca agisca nei confronti del cliente in forza di un rapporto di conto corrente ed al fine di conseguire il pagamento del saldo passivo, la circostanza che tale saldo derivi da anticipazione su girata di assegno bancario, poi protestato, non vale a trasformare la domanda, fondata su quel rapporto, in azione causale in senso stretto, cioè basata sul titolo che ha dato luogo alla girata dell'assegno, e non implica, pertanto, il suo assoggettamento agli adempimenti prescritti per tale azione causale dall'art. 58 del r.d. 21 dicembre 1933 n. 1736 (formalità per la conservazione del regresso, offerta in restituzione e deposito dell'assegno).

Cassazione civile sez. I  30 ottobre 1986 n. 6368  

 

L'Istituto di credito, che abbia pagato un assegno bancario di conto corrente, su di esso tratto, alterato nell'importo, è responsabile verso il traente del pagamento della maggior somma risultante dall'alterazione ove questa sia rilevabile con l'uso della normale diligenza, senza poter invocare la decadenza ex art. 1832 c.c. (richiamato per le operazioni bancarie in conto corrente dal successivo art. 1857) del correntista dal diritto di impugnare le partite incluse negli estratti-conto, in quanto l'incontestabilità delle risultanze del conto, derivante dal mancato tempestivo esercizio di detto diritto, non si riferisce alla validità ed efficacia dei rapporti da cui i rispettivi accrediti ed addebiti derivano; nè la mancata contestazione (o approvazione) del conto comporta che il debito fondato su un negozio nullo od annullabile o comunque su situazione illecita divenga per ciò nuovo e, come tale, incontestabile.

Cassazione civile sez. I  07 settembre 1984 n. 4788  



 
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