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Art. 1829 codice civile: Crediti verso terzi

Se non risulta una diversa volontà delle parti (1), l’inclusione nel conto di un credito verso un terzo si presume fatta con la clausola «salvo incasso» (2). In tal caso, se il credito non è soddisfatto, il ricevente ha la scelta di agire per la riscossione o di eliminare la partita dal conto reintegrando nelle sue ragioni colui che ha fatto la rimessa. Può eliminare la partita dal conto anche dopo avere infruttuosamente esercitato le azioni contro il debitore.


Commento

Clausola «salvo incasso»: nel caso di specie, è una modalità particolare di inserimento nel conto di un credito verso un terzo. In pratica, il credito viene annotato nel conto salvo buon fine («pro solvendo»), cioè in attesa del reale adempimento da parte del terzo obbligato.

 

 

(1) La diversa volontà può essere anche implicita, purché sia dimostrata dalla parte che ne ha interesse.

 

(2) La clausola in oggetto funziona come una condizione [v. 1353] (un avvenimento futuro e incerto) risolutiva (il cui verificarsi risolve gli effetti del contratto), mista (dipende, cioè, da un lato dalla volontà di una delle parti, qui il ricevente, dall’altro da un evento estraneo alla volontà dei contraenti, l’inadempimento del terzo) della titolarità, acquistata dal ricevente, sul credito verso terzi iscritto nel conto.

 

 

 

Il legislatore ha inteso tutelare la posizione del ricevente. Questi infatti vedendo iscritto a suo svantaggio nel conto un credito dell’altro correntista, deve essere difeso dell’eventuale infruttuosità di detto credito.

È interessante notare che la «clausola salvo incasso» ha una valenza diversa nel conto corrente bancario; in questo caso, infatti, la clausola funziona da condizione sospensiva, la banca, cioè, non concede al cliente la disponibilità del credito, fino a che non abbia ricevuto concretamente la somma.

 


Giurisprudenza annotata

Conto corrente

In tema di conto corrente, in ipotesi di annotazione a credito in favore del cliente dell'importo di assegni girati per l'incasso, cui faccia seguito un'annotazione a debito di identico ammontare, a causa del mancato pagamento dei titoli da parte della banca trattaria per difetto di provvista, non sussiste un errore di scritturazione o di calcolo, né alcuna omissione o duplicazione, agli effetti dell'art. 1832, secondo comma, cod. civ., configurandosi, piuttosto, uno storno conseguente al definitivo non avveramento della condizione sospensiva alla quale rimane subordinato, in forza dell'art. 1829 cod. civ., l'accredito degli assegni in conto corrente, comportante il venir meno, con efficacia retroattiva, dell'iniziale annotazione. Rigetta, App. Torino, 10/01/2007

Cassazione civile sez. I  27 agosto 2013 n. 19585

 

 

Contratti bancari

Nel rapporto di conto corrente bancario, la clausola "salvo buon fine" o "salvo incasso" determina la permanenza sul correntista rimettente del rischio di insolvenza del debitore, ma non anche di quello dello smarrimento del titolo, che grava sulla banca mandataria, tenuta alla custodia; in tale eventualità la banca non può procedere al riaddebito se non dia prova che lo smarrimento sia dipeso da causa non imputabile, ovvero dimostri che il titolo sia stato comunque pagato dall'emittente.

Cassazione civile sez. I  30 marzo 2010 n. 7737  

 

In tema di operazioni bancarie in conto corrente, la clausola «salvo incasso», con cui ha luogo l'accreditamento degli assegni rimessi dal correntista, fa gravare su quest'ultimo il rischio dell'insolvenza del debitore, ma non quello dello smarrimento del titolo, che grava sulla banca, ai sensi dell'art. 1718, comma 4, c.c., quale detentrice del titolo, in funzione dell'adempimento del mandato all'incasso conferitole dal correntista, e quindi tenuta alla custodia anche se non abbia specificamente accettato l'incarico, essendo un operatore professionale. Conseguentemente, in virtù del generale obbligo di esecuzione del contratto secondo buona fede, nel caso di smarrimento del titolo, grava sulla banca mandataria l'onere di provare di aver eseguito l'incarico con la dovuta diligenza, dando conto della condotta tenuta.

Cassazione civile sez. I  30 marzo 2010 n. 7737  

 

Gli obblighi di reintegrazione ex art.1829 c.c. e di restituzione ex art.1713 c.c. non possono di per sé comportare - o trasmutarsi in - ampie e non ben specificate prestazioni “recuperatorie” e di “vigilanza a distanza” dell’assegno posto all’incasso, ma impongono alla mandataria una condotta di diligente cura del titolo solo nei limiti in cui lo stesso si trova nella sua sfera di controllo.

Tribunale Nola sez. II  08 gennaio 2008

 

In tema di banche, quando in un contratto di apertura di un credito regolata in conto corrente - recante, per la disciplina dei crediti verso terzi, la clausola salvo incasso o altra equivalente - il correntista trasmetta alla banca un assegno bancario tratto da terzi, girandolo alla medesima per l'incasso, tale rapporto integra un mandato all'istituto di credito, avente ad oggetto la realizzazione del credito portato dal titolo (pagamento dell'assegno) e l'inclusione (definitiva) dell'importo relativo nel conto: per cui, ai sensi dell’art. 1829 c.c., applicabile per quanto di ragione anche al conto corrente bancario, la banca può liberarsi dai propri obblighi di mandato solo quando dimostri che il credito non è stato soddisfatto e reintegri nelle sue ragioni colui che ha fatto la rimessa.

Tribunale Nola sez. II  08 gennaio 2008

 

 

Titoli di credito

In caso di colpevole smarrimento di un assegno bancario, il giratario per l’incasso [n.d.r. Poste italiane] risponde verso il prenditore secondo le regole del mandato ed è tenuto a risarcire a quest’ultimo tutti i danni conseguenti alla mancata disponibilità della somma portata dall’assegno smarrito (solo successivamente accreditato), che a sua volta ha generato il mancato pagamento di tre assegni postali emessi dal correntista. In particolare, il giratario per l’incasso è tenuto a risarcire, oltre al danno patrimoniale, anche il danno non patrimoniale dovuto alla lesione della reputazione personale, che trova fondamento nel disposto degli art. 2 e 3 cost., con l’avvertenza che il ruolo di insegnante del correntista costituisce elemento fondante della reputazione nell’ambito del vivere sociale all’interno della comunità.

Corte appello Milano  27 gennaio 2009

 

In caso di smarrimento da parte del giratario per l’incasso di un assegno bancario, non è imputabile al cliente alcun inadempimento o concorso nella causazione del danno conseguente alla mancata disponibilità della somma portata dall’assegno smarrito, se il cliente ha fatto legittimo affidamento sulla disponibilità di tale somma, in ragione dell’inclusione dell’importo nel saldo contabile, della sicura liquidità del traente, del carattere tardivo (oltre venti giorni dalla presentazione dell’assegno) dell’avviso di smarrimento da parte del giratario per l’incasso [n.d.r. nel caso, Poste italiane].

Corte appello Milano  27 gennaio 2009

 

In tema di assegno bancario, l'art. 35 r.d. 21 dicembre 1933 n. 1736, subordinando l'efficacia della revoca dell'ordine di pagamento alla scadenza del termine di presentazione del titolo, determina, nei limiti dell'ammontare di quest'ultimo, un vincolo specifico ed immodificabile di destinazione della provvista, il quale è destinato ad operare in deroga al principio secondo cui la convenzione di assegno vincola la banca soltanto nei confronti dell'emittente, con la conseguenza che, in caso di versamento dell'assegno sul conto corrente del prenditore, il riaddebito da parte della banca di una somma corrispondente a quella precedentemente accreditata si configura come danno conseguente ad una condotta contraria ad una norma di legge, senza che assuma alcun rilievo la facoltà del prenditore di agire, in base al titolo, nei confronti del traente.

Cassazione civile sez. I  26 giugno 2008 n. 17493



 
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