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Art. 1831 codice civile: Chiusura del conto

La chiusura del conto con la liquidazione del saldo è fatta alle scadenze stabilite dal contratto o dagli usi e, in mancanza, al termine di ogni semestre, computabile dalla data del contratto (1).


Commento

Liquidazione del saldo: operazione matematica nella quale vengono sommati gli opposti crediti di ciascuno dei correntisti, e, in seguito, vengono compensati [v. 1241] tra loro, determinando l’ammontare esatto dell’eventuale saldo (resto) a favore di una delle parti.

 

(1) Per chiusura del conto non si intende affatto la conclusione del contratto, ma la semplice chiusura del periodo di tempo a cui si riferisce il calcolo (es.: il contratto può avere durata indeterminata e il conto può essere chiuso ogni 8 mesi).

 


Giurisprudenza annotata

Conto corrente

In tema di capitalizzazione degli interessi, il rapporto di conto corrente bancario è soggetto ai principi generali di cui all'art. 1283 cod. civ. e ad esso non è applicabile l'art. 1831 cod. civ., che disciplina la chiusura del conto corrente ordinario. Il contratto di conto corrente bancario è, infatti, diverso per struttura e funzione dal contratto di conto corrente ordinario, e l'art. 1857 cod. civ. non richiama l'art. 1831 cod. civ. tra le norme applicabili alle operazioni bancarie regolate in conto corrente. Cassa con rinvio, App. Milano, 23/02/2007

Cassazione civile sez. I  02 luglio 2014 n. 15135  

 

In tema di capitalizzazione degli interessi, va esclusa l'applicabilità al conto corrente bancario dell'art. 1831 c.c., avvisando diversità di struttura e di funzione, posto che le rimesse reciproche del conto corrente bancario si compensano immediatamente ed in ogni momento è possibile avere il saldo disponibile. Il contratto di conto corrente bancario è, infatti, diverso per struttura e funzione dal contratto di conto corrente ordinario, e l'art. 1857 c.c. non richiama l'art. 1831 c.c. tra le norme applicabili alle operazioni bancarie regolate in conto corrente.

Tribunale Milano sez. VI  17 giugno 2009 n. 7825  

 

Ove sia dichiarata la nullità delle clausole, contenute in un contratto di conto corrente bancario stipulato anteriormente al 22 aprile 2000, con cui si prevedeva la capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal cliente, va esclusa l'applicazione di qualsiasi altra forma di capitalizzazione.

Tribunale Torino  05 ottobre 2007

 

 

Interessi

In tema di capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi di conto corrente bancario passivi per il cliente (a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 425 del 2000 che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'art. 76, Cost., l'art. 25, comma 3, d.lg. n. 342 del 1999, il quale aveva fatto salva la validità e l'efficacia - fino all'entrata in vigore della delibera CICR di cui al comma secondo del medesimo art. 25 - delle clausole anatocistiche stipulate in precedenza), siffatte clausole, secondo i principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, sono disciplinate dalla normativa anteriormente in vigore e, quindi, sono da considerare nulle in quanto stipulate in violazione dell'art. 1283 c.c., perché basate su un uso negoziale, anziché su un uso normativo, mancando di quest'ultimo il necessario requisito soggettivo, consistente nella consapevolezza di prestare osservanza, mantenendo un determinato comportamento, ad una norma giuridica. E' insussistente la dedotta inapplicabilità dell'art. 1283 c.c., in tema di anatocismo, al rapporto di conto corrente bancario, il quale è soggetto ai principi generali di cui all'art. 1283 c.c. e ad esso non è applicabile l'art. 1831 c.c., che disciplina la chiusura del conto corrente ordinario; il contratto di conto corrente bancario è, infatti, diverso per struttura e funzione dal contratto di conto corrente ordinario e l'art. 1857 c.c. non richiama l'art. 1831 c.c. tra le norme applicabili alle operazioni bancarie regolate in conto corrente.

Cassazione civile sez. I  13 settembre 2013 n. 21027

 

Ai rapporti bancari regolati in conto corrente, non si applica la disciplina codicistica relativa al conto corrente ordinario, ed in particolare dell'art. 1831 c.c., che prevede il cd. "anatocismo indiretto" in quanto mediato dal meccanismo di chiusura del conto.

Tribunale Ascoli Piceno  26 luglio 2010 n. 620  

 

La commissione di massimo scoperto, corrispondente all'equivalente volto a ricompensare una prestazione specifica effettuata dalla banca erogatrice del credito, deve essere determinata sul massimo saldo dare del cliente e in relazione ad ogni periodo di liquidazione degli interessi, ma non integra un elemento degli interessi o una modalità di calcolo degli stessi, in quanto è volta ad operare in un ambito differente ed a remunerare una disuguale controprestazione della banca. Ne consegue che la commissione in oggetto, come tutte le pattuizioni contrattuali, al momento della conclusione del contratto, deve essere determinata o determinabile.

Tribunale Vibo Valentia  28 settembre 2005

 

 

Contratti bancari

L'estratto al saldo-conto, dichiarazione unilaterale di un funzionario della banca creditrice accompagnata dalla sua conformità alle scritture contabili e da una attestazione di verità e liquidità del credito, costituisce concetto distinto dall'ordinario estratto-conto, destinato a certificare le movimentazioni debitorie e creditorie intervenute dall'ultimo saldo, con le condizioni attive e passive praticate dalla banca. In particolare, mentre il saldo-conto riveste efficacia probatoria nel solo procedimento monitorio, l'estratto-conto, trascorso il necessario periodo di tempo dalla sua comunicazione al correntista, assume carattere di incontestabilità ed è conseguentemente idoneo a fungere da prova anche nel successivo giudizio contenzioso instaurato dal cliente.

Tribunale Vibo Valentia  28 settembre 2005

 

In tema di contratti bancari, nel regime anteriore all'entrata in vigore della disciplina dettata dalla l. 17 febbraio 1992 n. 154, sulla cd. trasparenza bancaria, la clausola che, per la pattuizione di interessi dovuti dalla clientela in misura superiore a quella legale, si limiti a fare riferimento alle condizioni praticate usualmente dalle aziende di credito sulla piazza, è priva del carattere della sufficiente univocità, per difetto di univoca determinabilità dell'ammontare del tasso sulla base del documento contrattuale, e non può quindi giustificare la pretesa della banca al pagamento di interessi in misura superiore a quella legale. In ogni caso, a partire dal 9 luglio 1992, data di entrata in vigore dell'indicato "ius superveniens", si è sancita la nullità della clausola di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e si è statuito all'art. 4 della citata l. n. 154/1992, che "i contratti bancari devono indicare il tasso di interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi gli eventuali maggiori oneri in caso di mora".

Tribunale Vibo Valentia  28 settembre 2005

 

Ai rapporti bancari regolati in conto corrente non sono applicabili gli art. 1823, comma 2, 1825 e 1831 c.c., in quanto non richiamati dall’art. 1857 c.c.

Cassazione civile sez. I  14 maggio 2005 n. 10127  



 
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