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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1833 codice civile: Recesso dal contratto

Se il contratto è a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può recedere dal contratto a ogni chiusura del conto (1), dandone preavviso almeno dieci giorni prima (2).

In caso d’interdizione, d’inabilitazione, d’insolvenza o di morte di una delle parti, ciascuna di queste o gli eredi hanno diritto di recedere dal contratto.

Lo scioglimento del contratto impedisce l’inclusione nel conto di nuove partite, ma il pagamento del saldo non può richiedersi che alla scadenza del periodo stabilito dall’art. 1831.


Commento

(1) Il conto corrente a tempo indeterminato ha delle peculiarità rispetto a quello semplice. Infatti, vengono fissate dalle parti o dagli usi delle scadenze periodiche per computare il saldo. È a queste scadenze che si riferisce la dizione «a ogni chiusura».

 

(2) Nei contratti bancari a tempo indeterminato, il cliente ha diritto di recedere in ogni momento senza penalità e senza spese.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Le norme che prevedono la nullità dei patti contrattuali che determinano gli interessi con rinvio agli usi o che fissano la misura in tassi così elevati da raggiungere la soglia dell'usura non sono retroattive, e pertanto, in relazione ai contratti conclusi prima della loro entrata in vigore, non influiscono sulla validità delle clausole dei contratti stessi, ma possono soltanto implicarne l'inefficacia "ex nunc", rilevabile solo su eccezione di parte.

Cassazione civile sez. I  26 febbraio 2009 n. 4635  

 

L'operatività della presunzione di conoscenza stabilita a carico del destinatario dall'art. 1335 c.c., se non prova di essere stato senza sua colpa nell'impossibilità di avere notizia dell'atto a lui diretto, presuppone che tale atto giunga al suo indirizzo, con tale termine dovendosi intendere il luogo che per collegamento ordinario o per normale frequenza o per preventiva indicazione o pattuizione, risulti in concreto nella sfera di dominio e controllo del destinatario stesso, sì da apparire idoneo a consentirgli la ricezione dell'atto e la cognizione del suo contenuto. Ne consegue che, allorquando risulti che il destinatario dell'atto abbia cambiato indirizzo (come nel caso, nel quale l'atto sia stato comunicato a mezzo posta ed in sede di consegna sia risultato quel cambiamento ed il plico postale sia stato restituito al mittente, senza rilascio dell'avviso di giacenza, essendo risultate inapplicabili le norme postali che disciplinano la consegna di plichi al destinatario assente), deve escludersi la sussistenza del presupposto per l'applicazione dell'art. 1335 c.c. e della consequenziale presunzione legale di conoscenza, poiché la comunicazione non si può intendere giunta all'indirizzo del destinatario, a nulla rilevando, d'altro canto, che il destinatario abbia pattuito con il soggetto che gli invia la comunicazione l'obbligo di comunicare il cambiamento di indirizzo e non l'abbia adempiuto, potendo semmai tale inadempimento giustificare l'eventuale esonero del soggetto, che doveva provvedere alla comunicazione entro un certo termine, dal rispetto del termine pattuito. (Principio affermato dalla S.C. con riferimento alla comunicazione di un recesso di una banca da un contratto di conto corrente).

Cassazione civile sez. I  26 aprile 1999 n. 4140

 

 

Trasporto

Il conferimento ad un Istituto di credito del mandato continuativo ad eseguire operazioni speculative in Borsa mediante lo strumento del cosiddetto "riporto staccato" - e cioè allo scoperto, regolandosi in contanti solo la differenza fra i prezzi di acquisto e quelli di vendita dei titoli, con la registrazione della differenza medesima nel conto corrente aperto a norme del mandante, a tale specifico fine - non può ritenersi revocato per effetto della sola inerzia del cliente che ometta la restituzione con sottoscrizione dei fissati bollati inviatigli in relazione alle operazioni compiute, esigendosi, all'opposto, un comportamento che, secondo le regole codicistiche del mandato e, più puntualmente, secondo gli usi di Borsa, consenta di ravvisare la revoca del mandato stesso, come il formale invito a desistere da ulteriori operazioni, seguito dal disconoscimento specifico di quelle ciò nonostante effettuate e comunicate con l'invio dei documenti suddetti, o, quanto meno la contestazione dell'estratto del conto corrente contenente le relative annotazioni, fermo restando, comunque, che, conformemente alla caratteristica propria di operazioni siffatte, la cessazione del descritto rapporto implica la chiusura dello stesso conto ad esse strumentale, accompagnata dal pagamento dei titoli acquistati o trattenuti per successiva negoziazione.

Cassazione civile sez. I  14 giugno 1990 n. 5845  

 

 

Contratti bancari

Qualora il contratto di conto corrente bancario contempli, sulle esposizioni debitorie del cliente, la corresponsione di interessi ultralegali, in misura variabile riferita ai tassi usualmente praticati dalla banca, il debito per saldo passivo del conto medesimo continua ad essere regolato dalla suddetta clausola, quanto al saggio degli interessi, anche per il periodo successivo al recesso della banca, atteso che la norma dell'art. 1224 comma 1 seconda parte c.c., ove dispone che, se prima della mora sono dovuti interessi in misura superiore a quella legale, gli interessi moratori vanno corrisposti nella stessa misura, deve ritenersi comprensiva delle variazioni di tasso che, pur sopravvenendo durante la mora debendi, siano ricollegabili all'originario patto di quantificazione degli interessi oltre la misura legale.

Cassazione civile sez. I  22 giugno 1985 n. 3760  



 
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