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Art. 1835 codice civile: Libretto di deposito a risparmio

Se la banca rilascia un libretto di deposito a risparmio, i versamenti e i prelevamenti si devono annotare sul libretto.

Le annotazioni sul libretto, firmate dall’impiegato della banca che appare addetto al servizio, fanno piena prova nei rapporti tra banca e depositante.

E’ nullo ogni patto contrario.


Commento

Libretto di deposito a risparmio: documento sul quale sono annotati i versamenti e i prelevamenti compiuti dal depositante, in sostituzione delle singole ricevute.


Giurisprudenza annotata

Contratti bancari

L'art. 1835 c.c., nel disporre che le annotazioni sul libretto, firmate dall'impiegato della banca, fanno piena prova nei rapporti fra la stessa e il depositario, delinea una presunzione iuris tantum di validità delle sole annotazioni che figurano apposte sul libretto. È possibile peraltro vincere tale presunzione con la dimostrazione che un'operazione di versamento o prelevamento di somme, benché non annotata, sia stata comunque eseguita. In base a quanto disposto dall'art. 2697 c.c., è colui che afferma l'esistenza di un diritto a dover provare i fatti che ne costituiscono il fondamento.

Cassazione civile sez. VI  01 luglio 2014 n. 14888  

 

In tema di libretti di deposito a risparmio, la particolare efficacia probatoria prevista dall'art. 1835, secondo comma, cod. civ. si riferisce alle annotazioni che effettivamente figurino apposte sul libretto, senza che, da ciò, derivi una presunzione legale assoluta di compimento delle sole operazioni annotate. Ne consegue che è sempre ammessa la dimostrazione che un'operazione di versamento o prelevamento di somme, benché non annotata sul libretto, sia stata effettivamente eseguita. Cassa con rinvio, App. Salerno, 23/09/2010

Cassazione civile sez. III  16 giugno 2014 n. 13643  

 

Il libretto bancario di deposito a risparmio, pur non potendosi considerare atto pubblico dotato dell'efficacia probatoria privilegiata sino a querela di falso di cui all'art. 2700 c.c., è assistito dallo speciale regime delineato dall'art. 1835 c.c., sicché, ove il documento presenti i requisiti formali minimi richiesti, esso fa piena prova non solo delle annotazioni, ma anche della provenienza del libretto dalla banca al cui servizio appare addetto il funzionario che ha sottoscritto dette annotazioni.

Cassazione civile sez. I  24 aprile 2014 n. 9277  

 

Nel contratto di deposito a risparmio, a norma dell'art. 1835, secondo comma, cod. civ., le annotazioni sul libretto, firmate dall'impiegato della banca che appaia addetto al servizio, fanno piena prova nei rapporti tra banca e depositante, presupponendo peraltro tale speciale efficacia probatoria che il documento presenti i requisiti formali minimi corrispondenti alla individuazione dello stesso in conformità al modello tipico, situazione che non si verifica allorché l'efficacia in questione sia stata sottratta in radice al documento, ove, in seguito a giudizio penale, siano state dichiarate false le annotazioni su di esso apposte. Cassa con rinvio, App. Salerno, 07/11/2006

Cassazione civile sez. I  31 gennaio 2014 n. 2122

 

Il libretto bancario di deposito a risparmio, pur non potendosi considerare atto pubblico dotato dell'efficacia probatoria privilegiata di cui all'art. 2700 cod. civ., è assistito dallo speciale regime probatorio delineato dall'art. 1835, secondo comma, stesso codice, sicché, ove il documento presenti i requisiti formali minimi della sua identità, esso fa piena prova non solo delle annotazioni eseguite e sottoscritte dal funzionario addetto, ma anche della provenienza del libretto dalla banca al cui servizio appare addetto il menzionato funzionario, fermo restando che l'annotazione firmata non è il solo mezzo probatorio con il quale si può dare la prova dell'operazione bancaria, esprimendo tale speciale regime un principio di tutela rafforzata del diritto alla prova predisposto dalla legge a favore del depositario. Rigetta, App. Palermo, 16/12/2005

Cassazione civile sez. I  12 novembre 2013 n. 25370  

 

In tema di deposito bancario, l'emissione dei documenti di legittimazione o titoli rappresentativi (nella specie, un certificato di deposito al portatore e due libretti di risparmio al portatore) non spiega influenza nei rapporti fra banca e depositante, essendo la prima tenuta alla restituzione verso il secondo delle somme di danaro, di cui ha acquistato la proprietà, e non dei documenti probatori, i quali, ai sensi dell'art. 1835 c.c., assolvono alla diversa funzione certificativa dell'esistenza del diritto del cliente verso la banca; ne consegue che, in caso di sequestro di dette somme, poi convertito in pignoramento, il vincolo concerne il credito esistente all'atto della notifica del provvedimento cautelare, con obbligo di pagamento — in favore dei creditori del depositante — secondo gli ordini impartiti con il provvedimento di assegnazione.

Cassazione civile sez. III  07 febbraio 2012 n. 1689  

 

L'obbligo di corrispondere interessi sulle somme depositate in banca, a norma degli art. 1834 e 1835 c.c., non è legato all'esigibilità del credito restitutorio, ma discende dalle regole del deposito irregolare e del mutuo, cui questo è a tal fine assimilabile. Pertanto, trattandosi, quindi, di interessi connaturati al mero fatto che le somme depositate siano poste nella disponibilità della banca depositaria, essi spettano al depositante per tutto il tempo in cui tale situazione perduri. Da tanto deriva che l'intervento di un vincolo esterno alla restituzione - pignoramento o sequestro - non incide sulla causa giuridica da cui deriva il debito per interessi, perché quel vincolo impedisce al depositante di richiedere nell'immediato alla banca depositaria la restituzione di dette somme, ma non le rende medio tempore indisponibili per la banca medesima.

Tribunale Bari sez. IV  04 luglio 2012 n. 2416  

 

 

Pegno

Nel caso di costituzione di pegno irregolare è consentito al creditore, nell'ipotesi di inadempimento dell'altra parte, di fare definitivamente propria solo la somma corrispondente al credito garantito e, quindi, di compensarlo col suo debito di restituzione del "tantundem" nel legittimo esercizio del proprio diritto di prelazione, senza richiesta di assegnazione al giudice dell'esecuzione. L'inadempimento del debitore determina, infatti, la coesistenza di debiti reciproci tra il debitore stesso e il creditore garantito, che vengono a estinguersi per le qualità corrispondenti, secondo i principi della compensazione, la cui applicazione non può trovare ostacolo nella circostanza che le due obbligazioni reciproche siano riconducibili a un medesimo titolo o a titoli collegati, poiché esse non si pongono in una relazione di corrispettività.

Cassazione civile sez. I  01 aprile 2011 n. 7563  



 
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