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Art. 1839 codice civile: Cassette di sicurezza

Nel servizio delle cassette di sicurezza (1), la banca risponde verso l’utente per l’idoneità e la custodia dei locali e per l’integrita’ della cassetta, salvo il caso fortuito (2).


Commento

Servizio delle cassette di sicurezza: consiste nel mettere a disposizione dell’utente una cassetta, posta in locali appositamente predisposti, in cui l’utente può riporre oggetti, documenti e qualsiasi altra cosa, purché non pericolosa.

 

 

(1) Le cassette di sicurezza sono, normalmente, situate nei sotterranei della banca, in locali dalle pareti corazzate. Consistono in scomparti protetti da chiusure ermetiche. Le serrature possono essere munite di doppia chiave, delle quali una è detenuta dalla banca, e l’altra consegnata all’utente; oppure, nei sistemi più moderni, è dotata di serrature miste, che si aprono cioè con l’uso di una chiave (consegnata al cliente) e il contemporaneo «sblocco» del sistema elettronico di chiusura ad opera della banca.

 

(2) La banca deve assicurare, quindi, la sorveglianza dei locali, per impedire che possa essere aperta la cassetta da chi non ne ha diritto. Per adempiere a questa obbligazione, può utilizzare qualunque mezzo, compreso lo spostamento della cassetta in edificio diverso, salvo preavviso al cliente che ha facoltà di recedere dal contratto [v. 1373].

 


Giurisprudenza annotata

Contratti bancari

La sentenza passata in giudicato, relativa al riconoscimento del diritto del titolare della cassetta di sicurezza ad ottenere la liquidazione dell'intero massimale assicurativo, non costituisce giudicato sostanziale in ordine alla quantificazione del valore degli oggetti custoditi, nel successivo giudizio introdotto al fine di ottenere il risarcimento del maggior danno subito, mancando il nesso causale inscindibile tra l'accertamento compiuto nel giudizio chiusosi con sentenza passata in giudicato, avente ad oggetto esclusivamente l'integrità del massimale, e quello successivo, volto ad accertare il valore degli oggetti custoditi nella cassetta, né costituendo il primo giudizio la premessa logica ineludibile del secondo. Rigetta, App. Roma, 03/03/2005

Cassazione civile sez. I  09 ottobre 2013 n. 22922  

 

In materia di locazione di cassette di sicurezza, la banca – in caso di furto - risponde verso l’utente per l’idoneità e la custodia dei locali nonché per l’integrità della cassetta, salvo il caso fortuito: la banca, quindi, può liberarsi solo dando prova positiva del caso fortuito non anche dimostrando la non imputabilità a titolo di dolo o colpa.

Tribunale Reggio Calabria sez. II  03 maggio 2013

 

Il contenuto di una cassetta di sicurezza costituisce una circostanza di fatto generalmente non divulgata, attesa la prioritaria esigenza di riservatezza che caratterizza la scelta di questo servizio bancario. Ne consegue che in tema di prova del suo contenuto, la parte ben può ricorrere alle deposizioni degli stretti familiari e il giudice è tenuto a non sottovalutare od ignorare, se coerenti con l'insieme dei riscontri probatori, elementi di fatto quali la denuncia penale, solo perché di provenienza unilaterale, dovendosi sempre tenere conto, nell'esame e selezione del materiale probatorio, della peculiarità dei fatti da dimostrare (cassata, nella specie, la sentenza di merito che aveva respinto la domanda risarcitoria della proprietaria della cassetta, ritenendo per l'appunto non provato il danno patrimoniale subito. A detta della Corte, la sentenza impugnata si era limitata ad un esame dei singoli riscontri, effettuato in modo atomistico, omettendo completamente di porre in correlazione gli elementi indiziari al fine di verificarne l'eventuale coerenza, precisione ed univocità).

Cassazione civile sez. I  04 giugno 2012 n. 8945  

 

In tema di contratto bancario per il servizio delle cassette di sicurezza, nel caso di sottrazione dei beni custoditi nella cassetta di sicurezza a seguito di furto — il quale non integra il caso fortuito, in quanto è evento prevedibile, in considerazione della natura della prestazione dedotta in contratto — grava sulla banca, ai sensi dell'art. 1218 c.c., l'onere di dimostrare che l'inadempimento dell'obbligazione di custodia è ascrivibile ad impossibilità della prestazione ad essa non imputabile (per avere tempestivamente predisposto impianti rispondenti alle più recenti prescrizioni in tema di sicurezza raccomandate nel settore), non essendo sufficiente, ad escludere la colpa, la prova generica della sua diligenza, dal momento che tale disposizione generale, che regola l'inadempimento delle obbligazioni contrattuali, si applica anche in presenza di una clausola limitativa della responsabilità della banca, da ricondurre all'art. 1229 c.c. e che riguardi l'ammontare del debito risarcitorio, non l'oggetto del contratto.

Cassazione civile sez. I  27 dicembre 2011 n. 28835

 

In tema di contratto bancario per il servizio delle cassette di sicurezza, la clausola negoziale che disponga che l'uso delle cassette è concesso per la custodia di cose di valore complessivo non superiore ad un certo limite e che comporti l'obbligo dell'utente di non conservare nella cassetta medesima cose aventi nell'insieme valore superiore a detto importo, in correlazione con altra che, in caso di risarcimento del danno verso l'utente, imponga di tenere conto della clausola precedentemente indicata, va qualificata come attinente alla limitazione della responsabilità. Ne consegue che, essendo tale clausola valida nei limiti di cui all'art. 1229, comma 1, c.c., la banca è tenuta a rispondere soltanto per dolo o per colpa grave, operando l'esonero da responsabilità in caso di colpa lieve anche per l'ipotesi di furto, pur in mancanza di prova del caso fortuito.

Cassazione civile sez. III  22 dicembre 2011 n. 28314  

 

In tema di responsabilità della banca verso l'utente nell'esercizio del servizio delle cassette di sicurezza, ed in presenza di una clausola di esonero da responsabilità, operante nei limiti indicati dall'art. 1229 c.c., ovvero con esclusione della responsabilità del custode per dolo e colpa grave, nel caso di sottrazione dei beni custoditi nella cassetta di sicurezza a seguito di furto, incombe sempre sul debitore inadempiente, vale a dire sull'istituto di credito, l'onere di dimostrare che l'inadempimento dell'obbligazione di custodia sia ascrivibile ad impossibilità della prestazione ad esso non imputabile, dovendosi coordinare il citato art. 1229 con l'art. 1218 c.c., che è norma generale del regime processuale della responsabilità contrattuale, in forza della quale la regola della presunzione della responsabilità non trova motivo di essere derogata, in difetto di norme scritte o di ragioni giustificative di un'interpretazione dell'art. 1229 di segno contrario.

Cassazione civile sez. III  22 dicembre 2011 n. 28314  

 

In tema di responsabilità della banca verso l'utente del servizio delle cassette di sicurezza, nel caso di sottrazione dei beni ivi custoditi a seguito di furto, l'onere della prova a carico della banca in ordine all'assenza di colpa grave può avere ad oggetto l'accertamento della previsione e concreta attivazione di misure di prevenzione dei furti adeguate alle conoscenze dell'epoca (nella fattispecie, il furto era stato consumato mediante l'utilizzo di sistemi elettronici altamente sofisticati e idonei a neutralizzare gli elementi di allarme). (Conferma App. Roma 3 novembre 2005 n. 4663).

Cassazione civile sez. I  22 settembre 2011 n. 19363  

 

In tema di responsabilità della banca verso l'utente nell'esercizio del servizio delle cassette di sicurezza, la sottrazione dei beni ivi custoditi, a seguito di furto, non costituisce caso fortuito, in quanto è evento prevedibile, in considerazione della natura della prestazione dedotta in contratto; ne consegue che la banca, sulla quale grava l'onere di dimostrare che l'inadempimento dell'obbligazione di custodia è ascrivibile ad impossibilità della prestazione ad essa non imputabile, è tenuta a dimostrare la "idoneità e custodia" dei locali e la "integrità esterna delle cassette di sicurezza" (art. 1839 c.c.), dovendosi, a tal fine, fare riferimento non solo al locale dov'è materialmente collocata la cassetta ma anche a tutto il complesso bancario attraverso il quale è possibile accedere alla cassetta stessa (in applicazione del succitato principio, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso la sentenza impugnata che aveva ritenuto che non solo la banca non aveva fornito la prova liberatoria, ma sussisteva la prova positiva di gravi carenze del sistema antifurto dei locali della banca, atteso che non esisteva un sistema di vigilanza da parte di guardie giurate, telecamere o "metaldetector", né un congegno di apertura a tempo del "caveau" né un sistema di allarme collegato alla questura). (Conferma App. Roma 13 novembre 2003).

Cassazione civile sez. I  04 novembre 2009 n. 23412

 

In tema di contratto bancario per il servizio delle cassette di sicurezza, la clausola negoziale che limiti il risarcimento del danno da parte della banca (nella specie, per furto) nell'ambito del valore massimo dei beni introdotti nella cassetta, ancorché tale valore sia ragguagliato a vari livelli di canone, senza tuttavia che sia evidenziato preventivamente il divieto per il cliente di custodirvi valori eccedenti il pattuito, non delimita l'oggetto del contratto - con il quale la banca non assume l'obbligo della custodia e della garanzia delle cose contenute nella cassetta, bensì quello di fornire locali idonei, di custodirli e di garantire l'integrità della cassetta - ma integra un patto di esonero di responsabilità, il quale è nullo, ai sensi dell'art. 1229, comma 1, c.c., nell'ipotesi in cui il danno derivi da colpa grave della banca, senza che tale clausola possa influire sulla limitazione quantitativa del danno risarcibile sotto il profilo della prevedibilità del danno stesso (art. 1225 c.c.).

Cassazione civile sez. III  30 settembre 2009 n. 20948  

 

In tema di locazione di cassette di sicurezza la clausola predisposta a stampa tra le condizioni generali che - in aggiunta a quanto risulta dagli accordi particolari e specifici - limiti a una determinata somma, di importo relativamente modesto, la responsabilità della banca, per la perdita dei valori depositati integra un patto limitativo non dell'oggetto del contratto, ma del debito risarcitorio della banca, in quanto impone un massimale all'entità del danno dovuto per l'inadempimento dell'obbligo di tutelare il contenuto della cassetta: obbligo che è da ritenere svincolato dal valore degli oggetti depositati, in virtù della segretezza garantita alle operazioni dell'utente.

Cassazione civile sez. III  25 novembre 2008 n. 28067  



 
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