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Art. 184 codice civile: Atti compiuti senza il necessario consenso

Gli atti compiuti da un coniuge (1) senza il necessario consenso dell’altro coniuge e da questo non convalidati sono annullabili se riguardano beni immobili o beni mobili elencati nell’articolo 2683 (2).

L’azione può essere proposta dal coniuge il cui consenso era necessario entro un anno dalla data in cui ha avuto conoscenza dell’atto e in ogni caso entro un anno (3) dalla data di trascrizione. Se l’atto non sia stato trascritto e quando il coniuge non ne abbia avuto conoscenza prima dello scioglimento della comunione l’azione non può essere proposta oltre l’anno dallo scioglimento stesso.

 Se gli atti riguardano beni mobili diversi da quelli indicati nel primo comma, il coniuge che li ha compiuti senza il consenso dell’altro è obbligato su istanza di quest’ultimo a ricostituire la comunione nello stato in cui era prima del compimento dell’atto o, qualora ciò non sia possibile, al pagamento dell’equivalente secondo i valori correnti all’epoca della ricostituzione della comunione (4) (5).


Commento

Annullamento: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XII]; Trascrizione: [v. Libro VI, Titolo I]; Scioglimento della comunione: [v. 191].

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 63) (Riforma del diritto di famiglia).

(2) L’azione di annullamento va esercitata nei confronti del coniuge che ha compiuto l’atto di disposizione e del terzo.

(3) Si tratta di un termine perentorio di prescrizione [v. 2934].

(4) Il legislatore ha considerato validi ed efficaci gli atti di disposizione aventi ad oggetto beni mobili. Non è necessaria, infatti, la presenza dei presupposti relativi agli acquisti di beni mobili dal soggetto non titolare [v. 1153].

(5) La ricostituzione della comunione nello stato anteriore può aversi quando vi è stata l’alienazione di un bene fungibile (per il quale non sorgono problemi all’acquisto di altro bene dello stesso tipo e valore).

 

La norma delinea le sanzioni applicabili quando si verifica la violazione del principio di amministrazione congiunta, da parte dei coniugi, dei beni in comunione [v. 180]. Le sanzioni sono graduate a seconda che l’atto riguardi beni sottoposti ad uno specifico regime di pubblicità (immobili e mobili registrati) o meno (mobili).


Giurisprudenza annotata

Coniugi

Intervenuta, ai sensi dell'art. 184, terzo comma, cod. civ., condanna - a carico di un coniuge autore di arbitrari atti di prelevamento di beni comuni - alla ricostituzione della comunione legale nello "status quo ante", l'altro coniuge ha diritto di agire "in executivis" sul patrimonio individuale del primo, non allo scopo di vendere i beni pignorati per soddisfarsi sul ricavato, bensì solo di ottenere la ricostituzione dell'originaria consistenza patrimoniale della comunione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che, convertitosi in pignoramento il sequestro conservativo di titoli azionari costituenti, almeno in parte, beni già oggetto della comunione, il coniuge procedente non avesse diritto ad ottenerne la vendita forzata, al fine di incamerarne individualmente il ricavato, trattandosi oltretutto di beni già appartenenti, in parte, alla comunione). Cassa con rinvio, Trib. Trieste, 13/04/2007

Cassazione civile sez. III  14 novembre 2013 n. 25625  

 

In tema di comunione legale tra i coniugi, la violazione dell'art. 184, comma 3 c.c., per avere il coniuge compiuto atti di straordinaria amministrazione riguardanti beni mobili senza il consenso dell'altro, non comporta l'annullamento dell'atto compiuto, ma solo che il coniuge sia condannato a ripristinare lo stato della comunione precedente il compimento dell'atto contestato. Di conseguenza il coniuge che ha subito l'atto di disposizione non può agire esecutivamente sui beni dell'altro e sui beni della comunione per soddisfarsi sul ricavato della vendita forzata, ma può solo agire al fine di ricostituire lo status quo ante l'atto di straordinaria amministrazione (o versando una somma equivalente in caso di impossibilità di ripristino).

Cassazione civile sez. III  14 novembre 2013 n. 25625

 

La comunione legale tra coniugi costituisce una comunione senza quote, nella quale i coniugi sono solidalmente titolari di un diritto avente a oggetto tutti i beni di essa e rispetto alla quale non è ammessa la partecipazione di estranei. Nei rapporti con i terzi, pertanto, ciascun coniuge mentre non può disporre della propria quota, bene può disporre dell'intero bene comune, mentre il consenso dell'altro coniuge si configura come un negozio unilaterale autorizzativo che rimuove un limite all'esercizio del potere dispositivo sul bene e si traduce in un vizio da far valere ai sensi dell'art. 184 c.c. nel termine di un anno dalla conoscenza dell'atto o dall'atto della trascrizione.

Cassazione civile sez. II  30 gennaio 2013 n. 2202  

 

Va cassata la decisione dei giudici di appello che qualificano come inammissibile, perché volta a sciogliere la comunione legale in assenza di una causa legale di scioglimento, la domanda della moglie diretta ad ottenere metà del valore ricavato dalla vendita di un bene della comunione, senza il suo consenso, anche se con il ricavato della vendita è stato acquistato un altro bene ricaduto in comunione. Il ragionamento del giudice del merito, infatti, non può essere condiviso, atteso che riconosce rilievo dirimente ad un fatto (l'acquisto del bene successivo) di per sé del tutto estraneo alla fattispecie sottoposta a giudizio, nei cui confronti l'indagine non può che arrestarsi all'accertamento dell'illegittimità della condotta posta in essere dall'uomo.

Cassazione civile sez. II  17 dicembre 2012 n. 23199  

 

Danni

Per l'esecuzione in forma specifica di un preliminare di vendita immobiliare non è necessaria la sottoscrizione di entrambi i coniugi in comunione legale, ma è sufficiente il consenso dell'altro coniuge (che non ha sottoscritto il preliminare) e la mancanza del suo consenso si traduce in un vizio da far valere ai sensi dell'art. 184 c.c., nel rispetto del principio generale di buona fede e dell'affidamento, per cui spetta al giudice del merito verificare la proposizione della domanda di annullamento da parte del coniuge che non ha sottoscritto l'atto quantomeno sotto forma di eccezione in base all'art. 1442, ultimo comma, c.c.

Cassazione civile sez. II  30 gennaio 2013 n. 2202  

 

 

Procedimento civile

È nulla la sentenza che decide nel merito della domanda senza aver dato alla parte la possibilità di formulare le sue richieste istruttorie per omessa concessione del termine per la produzione di documenti e l'indicazione di nuovi mezzi di prova, previsto "ratione temporis" dall'art. 184, cod. proc. civ., nella formulazione introdotta con la legge 20 dicembre 1995, n. 534, e vigente sino alla entrata in vigore della legge 14 maggio 2005, n. 80. (Nella specie, la parte aveva formulato tempestiva istanza di concessione del termine istruttorio in primo grado, in appello e ancora nell'atto di riassunzione). Cassa con rinvio, App. Roma, 11/12/2012

Cassazione civile sez. VI  19 giugno 2014 n. 13946  



 
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