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Art. 1842 codice civile: Nozione

L’apertura di credito bancario è il contratto col quale la banca si obbliga a tenere a disposizione dell’altra parte una somma di danaro per un dato periodo di tempo o a tempo indeterminato (1).


Commento

(1) Il corrispettivo dovuto alla banca è solitamente calcolato come una percentuale sulla somma messa a disposizione (interesse); oppure come una somma determinata stabilita precedentemente per accordo tra le parti (cd. provvigione di conto).

 


Giurisprudenza annotata

Contratti bancari

Ai fini dell’esperimento della mediazione obbligatoria di cui all’art. 5 d.lg. 28/2010 per controversie bancarie devono intendersi quelle relative a contratti aventi ad oggetto operazioni o servizi bancari, dovendosi escludere il contratto di mutuo; per cui rientra nel contratto di apertura di credito e non in quello di mutuo l’obbligazione con la quale l’istituto di credito si obbliga a tenere per un determinato periodo di tempo una somma di denaro, gradualmente decrescente, a disposizione del cliente che ne può disporne, in un’unica soluzione dopo l’apertura del credito e quest’ultimo s’impegna a corrispondere le somme dovute per capitale, interessi ed accessori, difettando altresì l’elemento distintivo del mutuo dall’apertura che è un contratto reale con il quale una parte consegna all’altra una determinata quantità di denaro o di altre cose fungibili.

Tribunale Verona  28 ottobre 2014

 

Va respinta la domanda diretta ad ottenere una pronuncia di invalidità del contratto bancario, qualora le contestazioni risultino destituite di fondamento, come nel caso in cui venga accertato che tutte le clausole e le pattuizioni riportate nel contratto di conto corrente siano state regolarmente siglate e consegnate dalla Banca.

Tribunale Savona  18 dicembre 2013

 

Perché vi sia apertura di credito in conto corrente, è sufficiente la pattuizione di un obbligo della banca di eseguire operazioni di credito bancario passive, nel qual caso la predeterminazione del limite massimo della somma accreditabile non costituisce elemento essenziale della causa del contratto di apertura di credito in conto corrente. Tale pattuizione trova titolo nello stesso contratto di conto corrente liberamente sottoscritto dal cliente, il quale è da intendere come un solo negozio di tipo complesso, caratterizzato da unicità di causa ed assistito da un'apertura di credito di cui postula l'applicazione in via analogica della relativa disciplina, contrassegnata dall'obbligo per l'accreditato, che utilizzi la somma prelevata, di corrispondere gli interessi nella misura fissata dal contratto.

Cassazione civile sez. I  21 novembre 2013 n. 26133  

 

Il solo ritardo nell'esercizio del diritto, per quanto imputabile al titolare del diritto stesso tale da far ragionevolmente ritenere al debitore che il diritto non sarà più esercitato, non può costituire motivo per negare la tutela giudiziaria dello stesso, salvo che tale ritardo sia la conseguenza fattuale di un'inequivoca rinuncia tacita o modifica della disciplina contrattuale, per cui, in difetto di deduzione e prova di tali evenienze, è legittima la revoca dell'affidamento intimata dalla banca pur dopo avere a lungo tollerato gli sconfinamenti dai relativi limiti da parte del correntista. Rigetta, App. Genova, 30/06/2005

Cassazione civile sez. I  15 ottobre 2013 n. 23382  

 

Allorché un correntista intrattenga con un istituto di credito più rapporti contrattuali, la comunicazione con cui l'istituto lo inviti alla regolarizzazione di una non meglio precisata "posizione irregolare", senza fornire chiarimenti in ordine al rapporto cui essa si riferisce, non costituisce idonea manifestazione della volontà di revoca del fido allo stesso concesso. Rigetta, App. Palermo, 22/06/2010

Cassazione civile sez. VI  07 giugno 2013 n. 14455  

 

Il conto corrente di corrispondenza è caratterizzato dall'esplicazione di un servizio di cassa, in relazione alle operazioni di pagamento o di riscossione di somme da effettuarsi, a qualsiasi titolo, per conto del cliente e la disponibilità sul conto può essere costituita con versamento di somme, con accrediti sul conto od anche con intervento da parte della banca — che può assumere il carattere di un'apertura di credito in senso proprio o di una concessione temporanea di credito — il quale costituisce, nella complessità del rapporto, una prestazione accessoria rispetto a quella principale di mandato, non eccedente dai relativi limiti, né contraria ai principi di correttezza e buona fede. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva riconosciuto il diritto della banca, ed il conseguente obbligo dei correntisti, alla restituzione delle somme anticipate per dare esecuzione ad ordini di pagamento allo scoperto, da intendersi effettuati nello svolgimento del mandato).

Cassazione civile sez. I  05 dicembre 2011 n. 25943

 

 

Fallimento

Qualora, tramite un'operazione di giroconto, la somma erogata in via di anticipazione da una banca su un conto corrente di corrispondenza, a fronte della rimessa di effetti salvo buon fine da parte del cliente, venga riaccreditata su altro conto corrente scoperto del medesimo cliente, l'operazione non assume natura puramente contabile, ma funzione satisfattoria, venendo l'accreditamento utilizzato ad estinzione dello scoperto, con la conseguenza che la rimessa è soggetta a revocatoria fallimentare. Né rileva, in senso contrario, che le anticipazioni siano avvenute a fronte dello sconto di effetti non andati a buon fine, trattandosi, anche in questo caso, di somme erogate dalla banca su di un apposito conto, poi confluite sul conto corrente scoperto per ridurne l'esposizione.

Cassazione civile sez. I  13 febbraio 2013 n. 3507  

 

Il fallimento del correntista, determinando "ipso iure" lo scioglimento del contratto di conto corrente bancario e la cristallizzazione, alla corrispondente data, dei rapporti di debito/credito tra le parti, impedisce l'estensione della prelazione pignoratizia da lui concessa alla banca per un'apertura di credito regolata sul medesimo conto anche al credito per le esposizioni del collegato conto anticipi affluite sul primo dopo la sentenza dichiarativa di fallimento, inefficace rivelandosi, rispetto ai creditori, ogni addebito (o accredito) ivi eseguito successivamente ad essa, indipendentemente dalla sua lesività per la massa; nè rileva, in contrario, che gli addebiti per l'utilizzazione (nei limiti sanciti dalla descritta garanzia) dell'apertura di credito siano già stati effettuati, prima della suddetta pronuncia, con l'iscrizione della somma nel conto anticipi, poiché la natura di mera evidenza contabile provvisoria di quest'ultima esclude qualsivoglia assimilazione tra addebiti del conto anticipi e del conto ordinario, il secondo costituendo un atto ulteriore produttivo di effetti ben diversi da quelli nascenti dal primo. Cassa e decide nel merito, App. Torino, 26/01/2011

Cassazione civile sez. I  21 agosto 2013 n. 19325  

 

In ipotesi di anticipazioni bancarie disposte in favore di società poi fallita ed assistite da contestuali cessioni di crediti da parte di quest'ultima, sono suscettibili di revocatoria, ex art. 67, comma 2, l. fall., ove eseguiti nel periodo sospetto e ricorrendo la "scientia decoctionis" dell'"accipiens", gli accrediti sui conti correnti della cedente di somme costituite dai pagamenti effettuati alla banca dai debitori ceduti nella misura in cui eccedano le anticipazioni a fronte delle quali le cessioni erano state stipulate, essendo indubitabile che tali eccedenze siano state utilizzate dalla banca per ridurre l'esposizione debitoria della menzionata società nei suoi confronti. Rigetta, App. Roma, 23/03/2011

Cassazione civile sez. I  12 luglio 2013 n. 17268



 
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