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Art. 1843 codice civile: Utilizzazione del credito

Se non è convenuto altrimenti, l’accreditato può utilizzare in più volte il credito, secondo le forme di uso, e può con successivi versamenti ripristinare la sua disponibilità.

Salvo patto contrario, i prelevamenti e i versamenti si eseguono presso la sede della banca dove è costituito il rapporto.


Giurisprudenza annotata

Conto corrente

In presenza di un conto corrente formalmente affidato, l'accertamento del cosiddetto congelamento del conto è oggetto di un apprezzamento di fatto del giudice del merito e richiede la ricorrenza di specifiche circostanze, quali la chiusura anticipata del conto o il diniego della concessione dei blocchetti degli assegni, ovvero condotte negoziali sintomatiche, in modo univoco, della natura solutoria dei versamenti. Il congelamento del conto non può, invece, essere desunto dal semplice fatto che, a partire da una certa data, ai prelievi effettuati dal debitore corrispondano precedenti o contestuali versamenti per importi corrispondenti, perché da ciò non può trarsi la conclusione che la banca abbia posto in essere un meccanismo per ridurre l'esposizione senza chiudere formalmente l'apertura di credito, allorché le somme versate siano state contestualmente o quasi contestualmente riutilizzate. Cassa con rinvio, App. Napoli, 11/07/2008

Cassazione civile sez. I  20 novembre 2013 n. 26042  

 

 

Fallimento

Il contratto di apertura di credito, concluso da un imprenditore che si trovi in una situazione di difficoltà economica e senza che i successivi versamenti possano essere riutilizzati dal cliente, è soltanto apparente in quanto privo di causa, essendo posta in essere un’attività negoziale cui non corrisponde il regolamento di interessi tipico di detto contratto, al fine di consentire alla banca di recuperare i crediti; conseguentemente i relativi versamenti sono da ritenersi solutori e non ripristinatori della provvista, e come tali assoggettabili all’azione revocatoria a norma dell’art. 67, comma 2, l. fall.

Cassazione civile sez. I  11 novembre 2010 n. 22915  

 

In tema di revocatoria fallimentare, la necessità di considerare sussistente la cosiddetta copertura di un conto corrente bancario non si dà nel caso di castelletto di sconto o fido per smobilizzo crediti, i quali non attribuiscono al cliente della banca, a differenza del contratto di apertura di credito, la facoltà di disporre con immediatezza di una determinata somma di danaro, ma sono esclusivamente fonte, per l'istituto di credito, dell'obbligo di accettazione per lo sconto, entro un predeterminato ammontare, dei titoli che l'affidato presenterà. Deriva da quanto precede, pertanto, che l'esistenza di un fido per lo sconto di cambiali non può far ritenere coperto un conto corrente bancario, né può far escludere, ai fini dell'esercizio dell'azione predetta, il carattere solutorio delle rimesse effettuate su tale conto dal cliente, poi fallito, se nel corso del rapporto il correntista abbia sconfinato dal limite di affidamento concessogli con il diverso contratto di apertura di credito, e tale distinzione non viene meno se tra le due linee di credito sia stabilito un collegamento di fatto, nel senso che i ricavi conseguiti attraverso sconti e anticipazioni siano destinati a confluire nel conto corrente di corrispondenza che riflette l'apertura di credito, trattandosi di meccanismo interno di alimentazione di quel conto attraverso le rimesse provenienti dalle singole operazioni di smobilizzo crediti, alla stregua di qualunque altra rimessa di diversa provenienza.

Cassazione civile sez. I  19 maggio 2010 n. 12306

 

In tema di revocatoria fallimentare, la necessità di considerare sussistente la cosiddetta copertura di un conto corrente bancario non si dà nel caso di «castelletto di sconto» o fido per smobilizzo crediti, i quali non attribuiscono al cliente della banca, a differenza del contratto di apertura di credito, la facoltà di disporre con immediatezza di una determinata somma di danaro, ma sono esclusivamente fonte, per l'istituto di credito, dell'obbligo di accettazione per lo sconto, entro un predeterminato ammontare, dei titoli che l'affidato presenterà; ne deriva che l'esistenza di un fido per lo sconto di cambiali non può far ritenere coperto un conto corrente bancario, né può far escludere, ai fini dell'esercizio dell'azione predetta, il carattere solutorio delle rimesse effettuate su tale conto dal cliente, poi fallito, se nel corso del rapporto il correntista abbia sconfinato dal limite di affidamento concessogli con il diverso contratto di apertura di credito, e tale distinzione non viene meno se tra le due linee di credito sia stabilito un collegamento di fatto, nel senso che i ricavi conseguiti attraverso sconti e anticipazioni siano destinati a confluire nel conto corrente di corrispondenza che riflette l'apertura di credito, trattandosi di meccanismo interno di alimentazione di quel conto attraverso le rimesse provenienti dalle singole operazioni di smobilizzo crediti, alla stregua di qualunque altra rimessa di diversa provenienza.

Cassazione civile sez. I  20 marzo 2008 n. 7451  

 

In tema di revocatoria fallimentare, per stabilire se le rimesse su conto corrente bancario assistito da apertura di credito abbiano natura solutoria, occorre verificare se i versamenti siano confluiti su un conto passivo in corso di ordinario svolgimento del rapporto in funzione ripristinatoria o siano intervenuti in una situazione caratterizzata dalla mancanza o dal superamento della concessione del credito; tale valutazione deve operarsi con riferimento al momento dell'effettuazione dei singoli versamenti e non "ex post", in relazione alla mancata riutilizzazione del credito da parte del cliente, salvo che risulti provata dopo l'esecuzione delle rimesse, la chiusura anticipata del conto o il blocco nella concessione dei blocchetti degli assegni ovvero condotte negoziali sintomatiche in modo univoco della natura solutoria dei versamenti. (La Corte ha escluso nella fattispecie la natura solutoria di alcune delle rimesse formanti oggetto dell'azione revocatoria, promossa dal curatore di cooperativa in liquidazione coatta amministrativa, ritenendo insufficiente a tal fine la mera circostanza della mancata riutilizzazione della provvista).

Cassazione civile sez. I  06 novembre 2007 n. 23107

 

Quando il creditore soddisfatto nel cd. periodo sospetto sia una banca, ai fini della prova della "scientia decoctionis", non si può inferire la conoscibilità del dissesto del correntista dal semplice espletamento di numerosi servizi finanziari per conto di quest'ultimo, anche in situazione di conto scoperto, dovendosi provare lo specifico disegno della banca di rientrare dall'esposizione debitoria del cliente ed escludere segnali di fiducia della stessa banca nella solvibilità dell'impresa.

Tribunale S.Maria Capua V.  24 febbraio 2006

 

Le rimesse del correntista sul conto corrente bancario a lui intestato assumono natura di atti solutori (come tali revocabili - in caso di consapevolezza da parte della banca beneficiaria dello stato di insolvenza - ai sensi dell'art. 67 comma 2 l. fall.) solo se: effettuate su di un conto "scoperto", che rechi cioè un saldo debitorio per effetto di mera tolleranza della banca nel dar corso ad operazioni prive di provvista oppure per la parte in cui riducono od eliminano uno sconfinamento del fido concesso dalla banca oppure dopo la revoca di tale fido; ovvero quando accedono ad un conto corrente con affidamento "bloccato" o "congelato" o chiuso di fatto, sostanzialmente equivalente all'ipotesi del conto chiuso di diritto, in modo che si possa escludere una loro funzione di ripristino della disponibilità che la banca era obbligata a tenere a disposizione del cliente; oppure quando il conto è in attivo solo apparentemente, in quanto la banca segna sul conto volutamente con ritardo l'addebito per il proprio credito da mutuo; o comunque quando tali rimesse, ancorché intrafido, risultino, con accertamento "ex post", avere concretamente e definitivamente concorso a ridurre il debito del cliente verso la banca in conseguenza della utilizzazione del fido, determinando (come quando il conto sia stato chiuso anticipatamente) un rientro della banca stessa mediante il prelievo dalla provvista di una somma pari al fido utilizzato dal correntista e, conseguentemente, una lesione della "par condicio creditorum".

Tribunale Milano  09 luglio 2004

 



 
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