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Art. 1845 codice civile: Recesso dal contratto

Salvo patto contrario, la banca non può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se non per giusta causa.

Il recesso sospende immediatamente l’utilizzazione del credito, ma la banca deve concedere un termine di almeno quindici giorni per la restituzione delle somme utilizzate e dei relativi accessori.

Se l’apertura di credito è a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può recedere dal contratto, mediante preavviso nel termine stabilito dal contratto, dagli usi o, in mancanza, in quello di quindici giorni.


Commento

(1) Si intende giusta causa, oltre a quelle stabilite espressamente dal contratto e dall’articolo precedente, quella che può derivare da un comportamento dell’accreditato (es.: il suo inadempimento), o da sue situazioni specifiche soggettive (es.: stato di insolvenza).


Giurisprudenza annotata

Contratti bancari

Allorché un correntista intrattenga con un istituto di credito più rapporti contrattuali, la comunicazione con cui l'istituto lo inviti alla regolarizzazione di una non meglio precisata "posizione irregolare", senza fornire chiarimenti in ordine al rapporto cui essa si riferisce, non costituisce idonea manifestazione della volontà di revoca del fido allo stesso concesso. Rigetta, App. Palermo, 22/06/2010

Cassazione civile sez. VI  07 giugno 2013 n. 14455  

 

In ambito di contratti bancari, in presenza di una giusta causa, l'obbligo da parte della Banca di concedere un termine di preavviso per la restituzione del denaro e conseguente operatività del recesso, deve ritenersi escluso, poiché in tali casi, in cui anche una breve prosecuzione del rapporto potrebbe rendere più difficile la restituzione delle somme utilizzate dal cliente, può applicarsi in via analogica il disposto di cui all'art. 1845 c.c., con la conseguenza che la banca può recedere, con effetto immediato, con immediata insorgenza dell'obbligo in capo all'accreditato di restituire le somme prelevate e con immediata sospensione dell'utilizzazione del credito.

Tribunale Teramo  05 marzo 2013 n. 197  

 

È corretta la sospensione, da parte di una banca, delle linee di credito accordate ad una società, ove la decisione della banca non confligga con la pertinente disciplina legale e convenzionale con la pertinente disciplina legale e convenzionale, né risulti censurabile alla luce del più generale canone di buona fede, in quanto assunta sulla base di motivazioni valide fondate (nella specie, la sospensione si basava sulla reticenza dell'unico socio e garante della società, che aveva taciuto alla banca la costituzione di un fondo patrimoniale in cui erano stati conferiti gli immobili di sua proprietà nell'imminenza della richiesta di finanziamento, sui quali peraltro era stata iscritta ipoteca per imposte non pagate).

Arbitro bancario finanziario Roma  12 aprile 2011 n. 753  

 

Il diritto di recesso della banca, anche quando è esercitabile in difetto di giusta causa, comunque deve essere valutabile alla luce del principio di buona fede, dovendosi verificare se vi siano stati validi motivi che lo giustificavano, specie se attuato senza quel preavviso che avrebbe eventualmente consentito al correntista di rientrare dallo scoperto.

Tribunale Salerno sez. I  25 novembre 2009 n. 2467  

 

In tema di contratti bancari, la circostanza che le operazioni connesse ad un contratto di apertura di credito vengano eseguite in conto corrente non privano il contratto di conto corrente bancario della sua autonomia: con la conseguenza che il recesso della banca dall'apertura di credito, operato in base ad una clausola contrattuale che consenta tale recesso anche in difetto di giusta causa, mentre non implica necessariamente il recesso dall'altro contratto, giustifica solo il rifiuto di pagare gli assegni del cliente, pervenuti successivamente, sulla base dell'affidamento revocato, ma non costituisce, in costanza di contratto di conto corrente di corrispondenza, valida ragione per rifiutare al correntista di effettuare il deposito della provvista occorrente per il pagamento di essi. Quest'ultimo comportamento - se posteriore al recesso dall'apertura di credito e come tale ininfluente nella valutazione della non arbitrarietà dello stesso - va pertanto valutato distintamente, alla luce del principio di buona fede, al fine di stabilire se, nel bilanciamento dei contrapposti interessi contrattuali, vi siano validi motivi per giustificare il recesso dal contratto di conto corrente senza quel preavviso che consenta al correntista di limitare i danni alla sua reputazione commerciale, al tempo stesso garantendo l'azienda di credito - con l'offerta della provvista - da qualsiasi rischio.

Cassazione civile sez. I  13 aprile 2006 n. 8711

 

 

Interessi

Se, dopo la conclusione di un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, il correntista agisca per far dichiarare la nullità della clausola che preveda la corresponsione di interessi anatocistici e per la ripetizione di quanto pagato indebitamente a questo titolo, il termine di prescrizione decennale cui tale azione di ripetizione è soggetta decorre, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, dalla data in cui sia stato estinto il saldo di chiusura del conto in cui gli interessi non dovuti siano stati registrati, perché il contratto di conto corrente bancario collega le varie operazioni sostituendo ai pagamenti e alle riscossioni, gli accreditamenti e gli addebitamenti sul conto, attraverso una registrazione contabile continuativa delle diverse operazioni, non attraverso una compensazione, in senso tecnico, come modalità di estinzione delle obbligazioni né attraverso pagamenti in senso tecnico.

Cassazione civile sez. un.  02 dicembre 2010 n. 24418



 
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