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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 185 codice civile: Amministrazione dei beni personali del coniuge

All’amministrazione (1) dei beni che non rientrano nella comunione o nel fondo patrimoniale si applicano le disposizioni dei commi secondo, terzo e quarto dell’articolo 217 (2).


Commento

Comunione: [v. 159]; Fondo patrimoniale: [v. 167].

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 64) (Riforma del diritto di famiglia).

 

(2) Le norme cui fa riferimento l’articolo sono relative all’amministrazione e al godimento dei beni dei coniugi in regime di separazione.


Giurisprudenza annotata

Danni

Il risarcimento dei danni non patrimoniali postula che la responsabilità dell'autore di un fatto illecito sia affermata in base all'accertamento di un fatto che integri gli estremi di un reato. Ne consegue che se il conducente di un veicolo coinvolto in un incidente sia stato assolto con sentenza irrevocabile in sede penale dall'imputazione di omicidio colposo con formula dubitativa, il giudice civile non può riconoscere il diritto al risarcimento del danno in parola, essendo stata esclusa la sussistenza del reato che di quel diritto costituiva il presupposto.

Cassazione civile sez. III  29 novembre 1994 n. 10201  

 

Il danno morale minimo che, in assenza di prove specifiche in ordine alle sofferenze derivate dal fatto illecito e secondo un criterio di generalità, deve riconoscersi a tutti coloro che, residenti nel luogo e direttamente coinvolti nelle conseguenze del disastro, si vedano costretti a controlli medici volti a diagnosticare le conseguenze, allo stato ignote, del contatto subito con sostanze nocive, e si trovino per ciò stesso ad esserne condizionati, è liquidato equitativamente nella somma di lire 2.000.000 per ciascuno degli attori.

Corte appello Milano  15 aprile 1994

 

 

Fallimento

È ammissibile - ed il relativo credito va quindi ammesso in via privilegiata al passivo fallimentare - il pegno irregolare di cosa futura in favore di una banca, rappresentato dal "saldo liquido creditore" derivante dall'incasso di titolo da accreditare su un conto corrente del debitore, trattandosi di fattispecie a formazione progressiva, la quale trae origine dall'accordo stipulato dalle parti (di per sè idoneo a produrre solo effetti obbligatori tra le stesse) e si perfeziona con l'effettiva costituzione della garanzia pignoratizia, conseguente al venire in essere della cosa ed alla sua consegna al creditore, dovendosi ritenere riferita solo all'originario titolo negoziale (e non agli atti materiali di consegna delle cose con cui il pegno si costituisce) l'esigenza che questo, quando il credito garantito ecceda le lire cinquemila, risulti da scrittura di data certa, nella quale siano indicati con sufficiente precisione tanto il credito quanto la cosa data in pegno (art. 2787, comma 3, c.c.).

Cassazione civile sez. I  01 agosto 1996 n. 6969  

 

 

Risarcimento danni

In tema di risarcimento del danno da reato, la responsabilità indiretta del committente trova la sua giustificazione nel principio "cuius commoda eius incommoda", cioè nell'esigenza che colui in favore del quale viene svolta un'attività sopporti i rischi inerenti all'esercizio di essa, e quindi risenta anche gli effetti delle eventuali conseguenze dannose. Ne consegue che la situazione giuridica in cui viene a trovarsi il committente per effetto della responsabilità prevista dall'art. 2049 c.c. è identica sia nei riguardi del dipendente sia nei riguardi di eventuali coautori del fatto illecito, legati da solidarietà, tra di loro e con il committente, nell'adempimento dell'obbligazione risarcitoria.

Cassazione penale sez. VI  09 luglio 1992

 

La responsabilità civile del committente per il danno arrecato da un reato commesso dall'agente nell'esercizio delle sue incombenze è configurabile anche quando l'attività di questi si è svolta in modo autonomo ed in trasgressione degli ordini ricevuti. La predetta responsabilità viene meno soltanto nel caso in cui l'attività delittuosa abbia decampato completamente dall'ambito del rapporto fra l'agente ed il committente e non abbia mai avuto alcuna attinenza o connessione, neppure indirette, con le finalità in vista delle quali le mansioni erano state affidate dal committente stesso. (Fattispecie relativa a ritenuta responsabilità civile di un istituto di vigilanza per il fatto di una guardia giurata alle sue dipendenze che, nell'esercizio dei propri compiti, segnalava ad un complice le assenze degli occupanti delle ville affidate alla vigilanza dell'istituto e gli indicava l'ora in cui potevano commettersi i furti con tutta sicurezza).

Cassazione penale sez. II  17 marzo 1988



 
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