Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 1852 codice civile: Disposizione da parte del correntista

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Qualora il deposito, l’apertura di credito o altre operazioni bancarie siano regolate in conto corrente, il correntista può disporre in qualsiasi momento delle somme risultanti a suo credito, salva l’osservanza del termine di preavviso eventualmente pattuito (1).

Commento

Operazioni regolate in conto corrente: rapporti che intercorrono tra un soggetto (correntista) e una banca e che vengono regolati contabilmente in conto corrente.

 

 

(1) Il correntista può stabilire, in accordo con la banca, di trasferire le somme a suo credito, o parte di esse, tramite assegno, cioè tramite ordine scritto e firmato di pagare al soggetto individuato sul documento [v. 2008]. Questo accordo, detto convenzione di assegno, obbliga la banca a pagare (sempre che esista una somma a credito del correntista), ad identificare il portatore [v. 1993] e a confrontare la firma sul documento con quella depositata (cd. specimen).

 

 

Giurisprudenza annotata

Rendita perpetua e vitalizia

Nel contratto atipico di vitalizio alimentare o assistenziale, il decesso del beneficiario delle prestazioni alimentari e di cura noti può determinare la risoluzione del contratto, ma comporta soltanto l'estinzione della prestazione periodica al cui compimento si è obbligato il vitaliziante.

Cassazione civile sez. II  24 giugno 2009 n. 14796  

 

In tema di contratto atipico di vitalizio alimentare o assistenziale, non costituisce causa di risoluzione per inadempimento del vitaliziante il sopravvenuto decesso, nel corso del rapporto, del beneficiario delle prestazioni alimentari e di cura, perché il sopraggiungere della morte del vitaliziato durante lo svolgimento del rapporto conseguente alla stipula del suddetto contratto comporta soltanto l'estinzione della prestazione periodica al cui adempimento si è obbligato il vitaliziante.

Cassazione civile sez. II  24 giugno 2009 n. 14796  

 

Al contratto, con il quale una parte si obbliga a corrispondere all'altra vitto, alloggio e vestiario nonché a prestarle assistenza materiale e spirituale dietro corrispettivo della cessione di un immobile o di altra attribuzione patrimoniale, sono applicabili le disposizioni in materia di vitalizio oneroso che non siano incompatibili con le particolari fattispecie che le parti pongano in essere, nella loro autonomia negoziale, mediante la previsione di prestazioni che possano consistere - esclusivamente o prevalentemente - in un dare od in un facere. Pertanto, qualora non sia possibile, per qualsiasi causa, la prestazione in natura, a tale contratto è applicabile l'art. 433 c.c. che prevede, in materia d'alimenti, la determinazione da parte del giudice del modo di somministrazione della prestazione dell'obbligato - e quindi anche la convertibilità in danaro della prestazione - indipendentemente dalla scelta dell'interessato, nonché l'art. 1877 c.c. per il quale il creditore, in caso di mancata o diminuita prestazione delle garanzie pattuite da parte del promittente, può chiedere la risoluzione del contratto.

Cassazione civile sez. II  15 marzo 1982 n. 1683  



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