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Art. 1857 codice civile: Norme applicabili

Alle operazioni regolate in conto corrente si applicano le norme degli articoli 1826, 1829 e 1832.


Giurisprudenza annotata

Conto corrente

In tema di capitalizzazione degli interessi, il rapporto di conto corrente bancario è soggetto ai principi generali di cui all'art. 1283 cod. civ. e ad esso non è applicabile l'art. 1831 cod. civ., che disciplina la chiusura del conto corrente ordinario. Il contratto di conto corrente bancario è, infatti, diverso per struttura e funzione dal contratto di conto corrente ordinario, e l'art. 1857 cod. civ. non richiama l'art. 1831 cod. civ. tra le norme applicabili alle operazioni bancarie regolate in conto corrente. Cassa con rinvio, App. Milano, 23/02/2007

Cassazione civile sez. I  02 luglio 2014 n. 15135  

 

L'articolo 1823 del Cc non è applicabile al contratto bancario di conto corrente, atteso che la norma non è richiamata dall'art. 1857 c.c., che indica specificamente le norme del contratto di conto corrente applicabili alle operazioni bancarie di conto corrente. Deriva da quanto precede, pertanto, che il saldo passivo di un conto corrente bancario, quando non sia interamente ricollegabile a una apertura di credito - non evincibile dalla mera tolleranza di una situazione di scoperto - è immediatamente esigibile dalla banca. Le rimesse, quindi, effettuate su detto conto corrente a riduzione del saldo passivo configurano, nel caso di fallimento del correntista, pagamenti parziali di un debito liquido ed esigibile e, come tali, sono soggette a revocatoria fallimentare ai sensi dell'art. 67, comma 2, l. fall.

Cassazione civile sez. I  13 giugno 2014 n. 13519  

 

La mancata impugnativa del conto corrente non è preclusiva della contestazione della validità od efficacia del rapporto cui si riferiscono le singole operazioni, ove si tratti di contestazioni relative al rapporto fra le parti del contratto. Conseguentemente, l'istituto di credito, che abbia pagato un assegno bancario di conto corrente, su di esso tratto, alterato nell'importo, è responsabile verso il traente del pagamento della maggior somma risultante dall'alterazione ove questa sia rilevabile con l'uso della normale diligenza, senza poter invocare la decadenza del correntista “ex” art. 1832, c.c., richiamato per le operazioni bancarie in conto corrente dal successivo art. 1857, c.c., e dal diritto di impugnare le partite incluse negli estratti-conto, in quanto l'incontestabilità delle risultanze del conto, derivante dal mancato tempestivo esercizio di detto diritto, non si riferisce alla validità ed efficacia dei rapporti da cui i rispettivi accrediti ed addebiti derivano. Né la mancata contestazione od approvazione del conto corrente comporta che il debito fondato su di un negozio nullo od annullabile, o comunque su una situazione illecita divenga per ciò “nuovo” e, come tale, incontestabile.

Tribunale Bari sez. IV  14 maggio 2009 n. 1548

 

 

Contratti bancari

Gli art. 1831, 1823 e 1825 c.c. in materia di conto corrente ordinario non sono analogicamente applicabili alle operazioni in conto corrente bancario sia per il mancato riferimento dell’art. 1857 c.c. alle disposizioni richiamate, sia per le differenze sostanziali del meccanismo contabile utilizzato nelle due fattispecie, in quanto, mentre nel conto corrente ordinario è prevista l’inesigibilità ed indisponibilità delle somme a saldo fino alla chiusura del conto, nel conto corrente bancario è prevista la possibilità per il correntista di esigere in ogni momento il saldo attivo o disporne indirettamente.

Tribunale Monza sez. fallimentare  21 marzo 2012 n. 827

 

L'incontestabilità delle risultanze del conto, conseguente all'approvazione tacita dell'estratto, a norma dell'art. 1832 c.c., si riferisce agli accrediti e agli addebiti nella loro realtà fenomenica, ma non impedisce la contestazione della validità e dell'efficacia dei rapporti obbligatori dai quali essi derivano, di talché l'approvazione o la mancata impugnazione del conto non comportano l'incontestabilità del debito fondato su un negozio nullo, annullabile, inefficace o, comunque, su situazione illecita.

Cassazione civile sez. III  12 novembre 2010 n. 22945  

 

In presenza di un contratto di conto corrente bancario i rapporti tra le parti sono regolati dall'art. 1832 c.c., richiamato dall'art. 1857 c.c., per il quale tutte le operazioni regolate in conto corrente (a norma dell'art. 1852 c.c.) sono riportate in un estratto conto che, una volta comunicato, si intende approvato se non è contestato. Deriva da quanto precede, pertanto, che qualora il correntista contesti l'estratto conto mediante la produzione di un documento, la banca, per superare il contenuto di questo ultimo è tenuta a dare - con qualsiasi mezzo, e quindi, anche con testimoni - la prova della veridicità dell'operazione senza che le annotazioni interne della banca possano assumere valore di prova idonea a superare quella offerta dal correntista. (Nella specie un correntista aveva prelevato, in contanti, una somma dal proprio conto corrente, ma il cassiere aveva accreditato tale importo sul conto, anziché addebitarlo, rilasciando ricevuta di versamento: al termine della giornata, il cassiere, resosi conto dell'accaduto, l'aveva corretto e della circostanza era stato informato anche il correntista che pur prendendo atto della circostanza prima aveva preteso fosse aperto, in favore di un suo conoscente, pluriprotestato, un conto corrente, poi aveva rifiutato alcun accordo. Contestato dal correntista il conto corrente la Corte d'appello aveva accolto le difese del correntista, assumendo che la banca doveva provare sulla base delle proprie scritture interne l'esistenza del prelievo e la inidoneità delle prove dedotte dalla banca al fine di dimostrare il riconoscimento, da parte del correntista, anteriormente al giudizio, dell'errore del cassiere. In applicazione del principio di cui sopra tale sentenza è stata cassata con rinvio della causa, per nuovo esame).

Cassazione civile sez. I  15 luglio 2009 n. 16538  

 

 

Fallimento

In tema di azione revocatoria fallimentare, gli estratti conto comunicati dalla banca al cliente e non impugnati, se utilizzati in giudizio dal curatore del fallimento, hanno efficacia di prova tra le parti, non già quali scritture contabili dell'impresa, a norma dell'art. 2709 c.c., bensì a norma dell'art. 1832 c.c., richiamato dall'art. 1857 c.c., cioè con riguardo all'effettività e alla completezza delle operazioni annotate; ne consegue che, non trattandosi di scritture contabili ex art. 2214-2217 c.c. e non trovando dunque applicazione il principio della inscindibilità del loro contenuto, essi non sono idonei a provare in modo diretto i contratti, diversi da quello di conto corrente di corrispondenza, in forza dei quali le operazioni sono state eseguite.

Cassazione civile sez. I  21 luglio 2009 n. 16971  



 
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