Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 1861 codice civile: Nozione

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Col contratto di rendita perpetua una parte conferisce all’altra il diritto di esigere in perpetuo la prestazione periodica di una somma di danaro o di una certa quantità di altre cose fungibili, quale corrispettivo dell’alienazione di un immobile o della cessione di un capitale.

La rendita perpetua può essere costituita anche quale onere dell’alienazione gratuita di un immobile o della cessione gratuita di un capitale.

Commento

Rendita: prestazione periodica di denaro o di altre cose fungibili corrisposta in cambio del trasferimento di un bene immobile (cd. rendita fondiaria [v. 1863]) o della cessione di un capitale (cd. rendita semplice [v. 1863]). Essa può avere durata illimitata (cd. rendita perpetua) o durata limitata alla vita del beneficiario (cd. rendita vitalizia [v. 1872]).

 

Rendita perpetua: contratto con il quale una parte (vitaliziante), in cambio del trasferimento di un immobile (rendita fondiaria) o della cessione di un capitale (rendita semplice) conferisce all’altra (alienante o persona da lui designata: cd. vitaliziato) il diritto di esigere in perpetuo la prestazione periodica (es.: annua) di una somma di denaro o di una determinata quantità di cose fungibili.

 

Giurisprudenza annotata

Rendita perpetua

Fermo restando in linea di principio che non può, con elevata attendibilità, essere nè predeterminata, nè prevista la durata della vita di una persona, qualora questa, pur versando, per età o malattia, in pessime condizioni fisiche, stipuli, tuttavia, un contratto di vitalizio, proprio od improprio, tale contratto, in sè squisitamente aleatorio, nasce privo della necessaria alea, ed è pertanto nullo, costituendo, in realtà, se ne ricorrono i requisiti di forma, un contratto di donazione, non irrilevante ai fini della determinazione delle future quote ereditarie dei soggetti chiamati a succedere all'infermo.

Tribunale Belluno  07 novembre 1997

 

Il contratto di rendita vitalizia non perde il suo carattere aleatorio nel caso in cui non sia pattuita tra le parti una prestazione di danaro o di cose fungibili a favore del costituente, bensì una prestazione di opere avente per contenuto la più ampia assistenza materiale e morale, in quanto tali prestazioni sono agevolmente determinabili con riferimento a tutti quei servizi che, secondo un'interpretazione di buona fede, rientrano nell'assistenza materiale e morale della quale può avere bisogno una persona sola e inferma, e sono concretamente valutabili in danaro ai fini di una loro comparizione con il valore dell'immobile trasferito dal costituente. (Nella specie il ricorrente sosteneva che la indeterminatezza delle prestazioni escludeva qualsiasi alea, dovendosi ravvisare un sicuro vantaggio nel trasferimento dell'immobile da parte del costituente la rendita).

Cassazione civile sez. II  24 ottobre 1978 n. 4801  



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