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Art. 187 codice civile: Obbligazioni contratte dai coniugi prima del matrimonio

I beni della comunione (1), salvo quanto disposto nell’articolo 189, non rispondono delle obbligazioni contratte da uno dei coniugi prima del matrimonio.


Commento

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 66) (Riforma del diritto di famiglia).

 

Il richiamo all’art. 189 sancisce la possibilità per i creditori di uno dei coniugi di soddisfarsi, seppure in via sussidiaria, sui beni della comunione.


Giurisprudenza annotata

Responsabilità civile

Premesso che il diritto all'interruzione di gravidanza presuppone l'accertamento del pregiudizio alla salute psicofisica della donna anche in relazione alle sue condizioni economiche, in ipotesi di intervento fallace il danno risarcibile è costituito non già dagli oneri di mantenimento del figlio sino al raggiungimento dell'autosufficienza, gravando tale obbligo esclusivamente sui genitori ai sensi dell'art. 187 c.c., quanto dall'apporto economico necessario per rimuovere le difficoltà economiche e, così, eliminare la causa del pregiudizio alla salute psicofisica della donna. Se per la sottoposizione ad intervento interruttivo di gravidanza è sufficiente la valutazione prognostica "ex ante" di tale pregiudizio, ai fini dell'accoglimento della domanda risarcitoria è tuttavia necessario il suo accertamento in concreto.

Tribunale Bari sez. II  13 ottobre 2009 n. 3032  

 

 

Appello civile

Il provvedimento, adottato nel giudizio d'appello ai sensi dell'art. 290 c.p.c., con il quale il giudice, in caso di inottemperanza alle disposizioni di cui all'art. 187, dispone la cancellazione della causa dal ruolo, con conseguente estinzione del processo, costituisce formalmente un'ordinanza e va adottato in tali forme, atteso il richiamo operato dall'art. 359 c.p.c. e l'assenza di specifiche disposizioni; né rileva che, per effetto derivato dell'estinzione, ove questa non sia impugnata, il provvedimento venga equiparato ad una sentenza e, comportando il passaggio in giudicato della sentenza appellata, sia ricorribile in cassazione per vizi di legittimità. Pertanto l'ordinanza è validamente sottoscritta dal presidente del collegio e non è censurabile per la mancanza della firma dell'estensore, ancorché nel processo verbale un altro componente del collegio figuri indicato quale relatore (nella specie, trattandosi di ordinanza resa in udienza, la Suprema Corte ha precisato che allorquando la semplicità della motivazione consenta la dettatura del provvedimento o, comunque, ne consenta l'inserimento a verbale, estensore va ritenuto il presidente, non potendo comunque operare la presunzione di coincidenza tra relatore della causa e redattore del provvedimento). (Conferma App. Milano 18 luglio 2002).

Cassazione civile sez. II  24 marzo 2006 n. 6600  

 

 

Revocatoria

In tema di azione revocatoria ordinaria, se l'alienazione di un bene dotale sia stata determinata, secondo la funzione propria del vincolo dotale, da necessità o utilità evidenti della famiglia, constatate dal giudice in sede di autorizzazione dell'atto di alienazione, non sussiste per i creditori la giuridica possibilità di lamentare (sotto ogni profilo) l'"eventus damni". Ciò perché l'aspettativa di garanzia che il bene dotale può loro fornire è condizionata alla sua esistenza alla cessazione del vincolo (art. 175 c.c.) e al fatto che il bene medesimo non sia stato legittimamente "consumato" per comprovate necessità della famiglia o evidenti utilità di questa (art. 187 c.c.).

Cassazione civile sez. II  05 luglio 2000 n. 8952  

 

 

Lavoro subordinato

Anche nel rito del lavoro sono ammissibili sentenze non definitive per risolvere questioni preliminari di merito, atteso che la decisione parziale, oltre a non pregiudicare i diritti delle parti e a non potersi inquadrare in nessuna delle nullità previste dalla legge, assolve una funzione connaturale al processo, attivando in modo rapido ed economico le finalità di esso, e trova fondamento nel comma 4 dell'art. 420 c.p.c., che nel prevedere per l'emissione di sentenze non definitive l'ipotesi di altre pregiudiziali la cui decisione può definire il giudizio, non può essere inteso in senso limitativo, cioè riferito alle sole questioni processuali. Ne consegue che i vizi relativi alla pronunzia non definitiva possono essere fatti valere solo con un gravame che la investa direttamente e tempestivamente, non con l'impugnazione avverso la decisione definitiva. (Nella specie, essendo stata rigettata con sentenza non definitiva la richiesta di alcuni lavoratori nei confronti del datore di lavoro, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, avendo ritenuto implicitamente rigettate anche le corrispondenti richieste contributive avanzate dall'Inps con intervento adesivo indipendente, ha affermato, in mancanza di tempestiva impugnazione della sentenza non definitiva da parte dell'Inps, la formazione, anche nei confronti dell'istituto, del giudicato interno con effetto preclusivo di ogni ulteriore gravame al riguardo).

Cassazione civile sez. lav.  23 gennaio 1998 n. 640  

 



 
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