codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1872 codice civile: Modi di costituzione

La rendita vitalizia può essere costituita a titolo oneroso, mediante alienazione di un bene mobile o immobile o mediante cessione di capitale.

La rendita vitalizia può essere costituita anche per donazione (1) o per testamento, e in questo caso si osservano le norme stabilite dalla legge per tali atti (2).


Commento

Rendita vitalizia: contratto nel quale una parte (cd. vitaliziante), in cambio dell’alienazione di un immobile o della cessione di un capitale, conferisce all’altra (l’alienante o altra persona da lui designata: cd. vitaliziato) il diritto di esigere per tutta la durata della vita del beneficiario o di un’altra persona la corresponsione periodica di una somma di denaro o di una quantità di cose fungibili.

 

(1) In questo caso la donazione ha per oggetto l’attribuzione al beneficiario di un diritto di credito: ossia egli potrà esigere dal debitore la somma di denaro o altre cose fungibili pattuite.

 

(2) La rendita vitalizia può inoltre essere costituita nel contratto di assicurazione o di divisione mediante sentenza o mediante promessa al pubblico.

 


Giurisprudenza annotata

Rendita vitaliazia

In tema di contratto di mantenimento, il giudizio e l'indagine in ordine alla sussistenza dell'alea, rapportata alla durata della vita ed alle esigenze assistenziali, costituiscono apprezzamenti di fatto che, in quanto immuni da vizzi logici, sono sottratti al sindacato di legittimità.

Cassazione civile sez. II  11 aprile 2013 n. 8905

 

L'aleatorietà costituisce elemento essenziale del contratto atipico di mantenimento, denominato anche vitalizio assistenziale. Detta aleatorietà deve essere accertata con riguardo al momento della conclusione del contratto stesso, il quale è caratterizzato dalla incertezza obiettiva iniziale in ordine alla durata di vita del vitaliziato e dalla correlativa eguale incertezza in relazione al rapporto tra il valore complessivo delle prestazioni dovute dal vitaliziante in relazione alle esigenze assistenziali del vitaliziato (dipendenti non solo dalla sopravvivenza del beneficiario ma anche dalle sue condizioni di salute, il cui peggioramento implica un aggravio delle cure) e il valore del cespite patrimoniale ceduto in corrispettivo del vitalizio. (Nella specie, ha osservato la Suprema corte il giudice del merito, dopo avere esaminato la natura delle prestazioni a carico dei vitalizianti ha sostanzialmente omesso una apprezzabile oggettiva valutazione dell'immobile a essi ceduto con riferimento all'epoca della conclusione del contratto, ritenendo superfluo l'espletamento di una consulenza d'ufficio al riguardo senza dare sufficiente e logica motivazione di tale convincimento).

Cassazione civile sez. II  25 marzo 2013 n. 7479  

 

Ai fini dell'accertamento della simulazione di un contratto atipico di mantenimento (denominato anche vitalizio assistenziale), in quanto dissimulante una donazione, l'elemento essenziale dell'aleatorietà va valutato in relazione al momento della conclusione del contratto, essendo lo stesso caratterizzato dall'incertezza obiettiva iniziale in ordine alla durata di vita del vitaliziato e dalla correlativa eguale incertezza del rapporto tra il valore complessivo delle prestazioni dovute dal vitaliziante, legate alle esigenze assistenziali del vitaliziato, ed il valore del cespite patrimoniale ceduto in corrispettivo del vitalizio, potendosi, peraltro, ritenere presuntivamente provato lo spirito di liberalità, tipico della dissimulata donazione, proprio tramite la verifica della originaria sproporzione tra le prestazioni. Cassa con rinvio, App. Ancona, 31/01/2006

Cassazione civile sez. II  25 marzo 2013 n. 7479  

 

Ai fini della configurabilità del contratto atipico di «vitalizio alimentare», il quale si differenzia dalla rendita vitalizia, di cui all'art. 1872 c.c., per il fatto di avere ad oggetto prestazioni basate sull'intuitus personae, non è d'ostacolo la previsione che l'assistenza possa essere fornita dagli eredi o aventi causa del contraente, atteso che l'infungibilità della prestazione, che caratterizza il detto contratto, va riferita alla sua insostituibilità con una prestazione in denaro ed alla correlata incoercibilità. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva ritenuto che il contratto di mantenimento dedotto in lite ammettesse la possibilità che l'assistenza al cedente fosse prestata anche da terzi).

Cassazione civile sez. VI  14 giugno 2012 n. 9764

 

Il cosiddetto contratto atipico di mantenimento è caratterizzato dall'aleatorietà, la cui individuazione postula la comparazione delle prestazioni sulla base di dati omogenei — quali la capitalizzazione della rendita reale del bene-capitale trasferito e la capitalizzazione delle rendite e delle utilità periodiche dovute nel complesso dal vitaliziante — secondo un giudizio di presumibile equivalenza o di palese sproporzione da impostarsi con riferimento al momento di conclusione del contratto ed al grado ed ai limiti di obiettiva incertezza, sussistenti a detta epoca, in ordine alla durata della vita ed alle esigenze assistenziali del vitaliziato. (Nella fattispecie, la Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto sussistente il requisito dell'alea in quanto le condizioni del vitaliziato, benché precarie anche per l'età avanzata, non consentivano di prevederne la morte nel volgere di pochi mesi).

Cassazione civile sez. II  19 luglio 2011 n. 15848  

 

E' valido un atto, qualificato come contratto atipico di mantenimento, con il quale una parte aliena la comproprietà del 50% dell'immobile in cui vive, in cambio dell'obbligo, assunto dagli acquirenti, di vitto, alloggio e assistenza perpetua (nella specie, la Corte ha confermato la validità dell'atto con il quale una parte aveva venduto i diritti di comproprietà pari a 1/2 di un immobile in cambio dell'obbligo degli acquirenti di fornire "assistenza di ogni genere anche in caso di infermità", unitamente ad "alloggio e vitto, e ogni altro genere utile e necessario al sostentamento e abbigliamento", atteso che, alla luce della ragionevole incertezza sulle possibilità di sopravvivenza della cedente e sulla gravosità delle prestazioni assunte dai vitalizzanti, ben poteva ravvisarsi l'elemento dell'alea, costituito dall'impossibilità di prevedere in anticipo ì vantaggi e le perdite ai quali le partì andavano incontro con la stipulazione dell'atto).

Cassazione civile sez. II  19 luglio 2011 n. 15848

 

Al fine dell'accertamento della validità sia del contratto di rendita vitalizia oneroso previsto dall'art. 1872 c.c. sia del diverso ed atipico contratto di c.d. "di mantenimento" occorre procedere alla comparazione delle prestazioni sulla base di dati omogenei, quali la capitalizzazione della rendita reale del bene-capitale trasferito e la capitalizzazione delle rendite e delle utilità periodiche nel complesso dovute dal vitalizzante, secondo un giudizio di presumibile equivalenza o di palese sproporzione da impostarsi con riferimento alla data di conclusione del contratto (o dei contratti) ed al grado ed ai limiti di obbiettiva incertezza sussistenti a detta data in ordine alla durata della vita ed alle esigenze di natura assistenziale del vitaliziato con la conseguenza della radicale ed insanabile nullità dell'un contratto e dell'altro, per mancanza di quell'alea che dovrebbe qualificarli quale elemento essenziale, ove all'esito dell'indagine la stessa risulti assente, sia per la sostanziale equivalenza del valore della rendita ritraibile dall'immobile trasferito con il valore della prestazione assicurata sia, diversamente, o al contempo, per l'avanzata età del vitaliziato, da cui sia desumibile, se non proprio con assoluta certezza, quanto meno con buona approssimazione la data del suo futuro decesso, con correlata sproporzionata posizione di vantaggio a favore dell'acquirente del diritto reale.

Tribunale Roma sez. VIII  14 giugno 2011 n. 12941  

 

È legittimamente configurabile, in base al principio dell'autonomia contrattuale di cui all'art. 1322 c.c., un contratto atipico di cosiddetto "vitalizio alimentare", autonomo e distinto da quello, nominato, di rendita vitalizia di cui all'art. 1872 c.c., sulla premessa che i due negozi, omogenei quanto al profilo della aleatorietà, si differenziano perché nella rendita alimentare, le obbligazioni dedotte nel rapporto hanno ad oggetto prestazioni assistenziali di dare prevalentemente fungibili (e quindi, assoggettabili, quanto alla relativa regolamentazione, alla disciplina degli obblighi alimentari dettata dall'art. 433 c.c.), mentre nel vitalizio alimentare le obbligazioni contrattuali hanno come contenuto prestazioni (di fare e dare) di carattere accentuatamente spirituale e, in ragione di ciò, eseguibili unicamente da un vitaliziante specificatamente individuato alla luce delle sue proprie qualità personali, con la conseguenza che a tale negozio atipico è senz'altro applicabile il generale rimedio della risoluzione, espressamente esclusa, per converso, con riferimento alla rendita vitalizia dall'art. 1878 c.c. (Nella specie, la S.C. ha cassato, con rinvio, la sentenza di merito che aveva escluso la configurabilità della risoluzione del contratto di "vitalizio alimentare" per impossibilità sopravvenuta, ex art. 1463 c.c., della prestazione del vitaliziante, colto da ictus celebrale che lo aveva invalidato in modo assoluto, non potendo a tal fine rilevare che la prestazione medesima potesse essere assicurata dai familiari dello stesso vitalizzante).

Cassazione civile sez. II  05 maggio 2010 n. 10859  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti