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Art. 1878 codice civile: Mancanza di pagamento delle rate scadute

In caso di mancato pagamento delle rate di rendita scadute, il creditore della rendita, anche se è lo stesso stipulante, non può domandare la risoluzione del contratto, ma può far sequestrare e vendere i beni del suo debitore affinché col ricavato della vendita si faccia l’impiego di una somma sufficiente ad assicurare il pagamento della rendita.


Commento

La sanzione applicata, meno grave di quella prevista nell’art. 1877, si giustifica con la considerazione che, essendo la rendita vitalizia un contratto di durata (ossia la cui prestazione [v. 1373] si protrae nel tempo), la mancanza di pagamento delle rate scadute ha minore rilievo e, comunque, non giunge mai al punto di rendere necessaria la risoluzione del vincolo.


Giurisprudenza annotata

Rendita perpetua e vitalizia

È legittimamente configurabile, in base al principio dell'autonomia contrattuale di cui all'art. 1322 c.c., un contratto atipico di cosiddetto "vitalizio alimentare", autonomo e distinto da quello, nominato, di rendita vitalizia di cui all'art. 1872 c.c., sulla premessa che i due negozi, omogenei quanto al profilo della aleatorietà, si differenziano perché nella rendita alimentare, le obbligazioni dedotte nel rapporto hanno ad oggetto prestazioni assistenziali di dare prevalentemente fungibili (e quindi, assoggettabili, quanto alla relativa regolamentazione, alla disciplina degli obblighi alimentari dettata dall'art. 433 c.c.), mentre nel vitalizio alimentare le obbligazioni contrattuali hanno come contenuto prestazioni (di fare e dare) di carattere accentuatamente spirituale e, in ragione di ciò, eseguibili unicamente da un vitaliziante specificatamente individuato alla luce delle sue proprie qualità personali, con la conseguenza che a tale negozio atipico è senz'altro applicabile il generale rimedio della risoluzione, espressamente esclusa, per converso, con riferimento alla rendita vitalizia dall'art. 1878 c.c. (Nella specie, la S.C. ha cassato, con rinvio, la sentenza di merito che aveva escluso la configurabilità della risoluzione del contratto di "vitalizio alimentare" per impossibilità sopravvenuta, ex art. 1463 c.c., della prestazione del vitaliziante, colto da ictus celebrale che lo aveva invalidato in modo assoluto, non potendo a tal fine rilevare che la prestazione medesima potesse essere assicurata dai familiari dello stesso vitalizzante).

Cassazione civile sez. II  05 maggio 2010 n. 10859  

Ai fini della risoluzione del contratto di vitalizio, l'inadempimento del vitaliziante va valutato alla stregua anche dell'art. 1455 c.c., e non esclusivamente ai sensi dell'art. 1878 c.c., contemplante una norma di carattere meramente dispositivo.

Cassazione civile sez. II  27 dicembre 2004 n. 24014  

Il vitalizio alimentare, con il quale una parte si obbliga, in corrispettivo dell'alienazione di un immobile o della attribuzione di altri beni od utilità, a fornire all'altra parte vitto, alloggio ed assistenza, per tutta la durata della vita ed in correlazione ai suoi bisogni, è soggetto al rimedio della risoluzione per il caso d'inadempimento, tenendo conto che si tratta di contratto atipico, non riconducibile, per peculiarità dell'alea, delle prestazioni del vitaliziante e della funzione perseguita, nell'ambito della rendita vitalizia, e, quindi, sottratto all'applicazione diretta dell'art. 1878 c.c. in tema di esclusione della risoluzione in ipotesi di mancato pagamento di rate di rendita scadute, e che, inoltre, tale ultima norma la quale trova giustificazione nella non gravità della turbativa dell'equilibrio negoziale in presenza di inadempienza nel pagamento di dette rate di rendita, oltre che nella possibilità di un soddisfacimento coattivo del creditore non è suscettibile di applicazione analogica al vitalizio alimentare, caratterizzato da prestazioni indispensabili per la sopravvivenza del creditore, in parte non fungibili e basate sullo intuitus personae.

Cassazione civile sez. III  01 aprile 2004 n. 6395  

Nel contratto di vitalizio assistenziale (cd. vitalizio improprio) nel quale le parti hanno stabilito che, a corrispettivo del trasferimento della proprietà di un appartamento dal vitaliziato al vitaliziante, quest'ultimo si obblighi ad assistere il primo curandolo e mantenendolo nell'appartamento per tutta la durata della vita, si configura un inadempimento di non scarsa importanza, con conseguente risoluzione del contratto, qualora il vitaliziante che per lungo tempo abbia assolto l'obbligazione manchi di eseguirla anche solo per un breve periodo (nella specie, la S.C. ha ritenuto inadempimento idoneo alla risoluzione del contratto quello della vitaliziante che, dopo aver adempiuto per un periodo di cinque anni, aveva chiesto il ricovero della vitaliziata divenuta non autosufficiente e deceduta dopo qualche mese).

Cassazione civile sez. II  16 febbraio 2004 n. 2940  

È legittimamente configurabile, in base al principio dell'autonomia contrattuale di cui all'art. 1322 c.c., un contratto atipico di cosiddetto "vitalizio alimentare", autonomo e distinto da quello, nominato, di rendita vitalizia di cui all'art. 1872 stesso codice, sulla premessa che i due negozi, omogenei quanto al profilo della aleatorietà, si differenziano perché nella rendita alimentare, le obbligazioni dedotte nel rapporto hanno ad oggetto prestazioni assistenziali di dare prevalentemente fungibili (e quindi, assoggettabili, quanto alla relativa regolamentazione, alla disciplina degli obblighi alimentari dettata dall'art. 433 c.c.), mentre nel vitalizio alimentare le obbligazioni contrattuali hanno come contenuto prestazioni (di fare e dare) di carattere accentuatamente spirituale e, in ragione di ciò, eseguibili unicamente da un vitaliziante specificatamente individuato alla luce delle sue proprie qualità personali, con la conseguenza che a tale negozio atipico è senz'altro applicabile il rimedio della risoluzione per inadempimento di cui all'art. 1453 c.c., espressamente esclusa, per converso, con riferimento alla rendita vitalizia.

Cassazione civile sez. II  29 maggio 2000 n. 7033  

È legittimamente configurabile, in base al principio dell'autonomia contrattuale di cui all'art. 1322 c.c., un contratto atipico di cd. "vitalizio alimentare", autonomo e distinto da quello, nominato, di rendita vitalizia di cui all'art. 1872 stesso codice, sulla premessa che i due negozi, omogenei quanto al profilo della aleatorietà, si differenziano perché, nella rendita alimentare, le obbligazioni dedotte nel rapporto hanno ad oggetto prestazioni assistenziali di dare prevalentemente fungibili (e, quindi, assoggettabili, quanto alla relativa regolamentazione, alla disciplina degli obblighi alimentari dettata dall'art. 433 c.c.), mentre nel vitalizio alimentare le obbligazioni contrattuali hanno come contenuto prestazioni (di dare e di fare) di carattere accentuatamente spirituale e, in ragione di ciò, eseguibili unicamente da un vitalizzante specificamente individuato alla luce delle sue proprie qualità personali, con la conseguenza che a tale negozio atipico è senz'altro applicabile il rimedio della risoluzione per inadempimento di cui all'art. 1453 c.c., espressamente esclusa, per converso, con riferimento alla rendita vitalizia.

Cassazione civile sez. II  08 settembre 1998 n. 8854  

Il contratto con il quale una parte dietro corrispettivo della cessione di un immobile, si obbliga, anche per i propri eredi e aventi causa, a prestare all'altra per tutta la durata della vita una completa assistenza materiale e morale provvedendo ad ogni sua esigenza di vita, integra un contratto atipico qualificabile come vitalizio improprio, alla cui configurabilità non è d'ostacolo la previsione che l'assistenza possa essere fornita anche dagli eredi o aventi causa del contraente, atteso che l'infungibilità della prestazione che caratterizza il detto contratto va riferita alla sua insostituibilità con una prestazione in denaro ed alla correlata incoercibilità: con l'ulteriore conseguenza che al fine di tutelare l'interesse del vitaliziato nel caso di inadempimento degli indicati obblighi assistenziali, trovano applicazione le regole generali sulla risoluzione per inadempimento anziché la norma speciale di cui all'art. 1878 c.c., escludente il rimedio della risoluzione in caso di mancato pagamento delle rate di rendita.

Cassazione civile sez. II  12 febbraio 1998 n. 1503  



 
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